Saturday, 06 June, 2020

Auguri Natalizi


L’essere il DiBellaInsieme in corso di rifacimento non ci impedisce certo di indirizzare un affettuoso saluto ai lettori che fin qui ci hanno seguiti.

Gli auguri di Buon Natale e di un buon anno nuovo assumono un significato particolare, in questo travagliato fine 2019; contengono infatti un invito: a non disperare in un futuro migliore e a dare, ognuno nei limiti delle proprie possibilità, un contributo a questo cambiamento.

Che si debba cambiare molto (tutto, saremmo tentati di dire) è chiaro a molti. I colpevoli dell’attuale sfacelo blaterano sempre di cambiamenti, riforme, rinnovamento, di “tavoli” intorno ai quali sedersi… ma si tratta solo di un’apoteosi del virtuale e del bugiardismo eretti a sistema.

Dobbiamo loro, comunque, almeno un ringraziamento: quello di aver facilitato il compito agli uomini di buona volontà: basta fare il contrario – esattamente il contrario – di quanto hanno fatto o cercato di fare (meglio, di-sfare), per avere la certezza di camminare sulla via giusta.

Nessuno si avvilisca! La civiltà è riuscita a scavalcare le epoche più buie, è sopravvissuta alle scorrerie degli Unni ed alle invasioni di altri barbari provenienti da nord, da est e da sud. E’ vero che mai si era scesi tanto in basso, soprattutto come annichilimento delle intelligenze, ma le potenzialità dell’uomo sono sorprendenti, capace com’è di risorgere dalle proprie ceneri. E poi le consorterie che hanno scientemente programmato e condotto il mondo occidentale alla corrotta stupidità attuale hanno commesso molti errori: primo fra tutti quello di ritenerci ancora più stupidi di quanto non siamo e di credere di poterci convincere non solo della capacità dei somari di volare come gli Airbus di ultima generazione, ma anche di poter raggiungere Marte. Un errore fatale, insieme a quello di pestare e ripestare ossessivamente su falsi e vuoti slogan e su dogmi storici che seppure blindati da ritorsioni sociali e addirittura penali se si tenta di contestarli, convincono sempre di meno. Hanno stufato. Hanno annoiato. Hanno disgustato. E la gente ha cominciato ad aprire gli occhi.

Abbiamo quindi motivo d’esser fiduciosi in un futuro migliore per i nostri figli e nipoti. Sarà lotta dura e prolungata, non illudiamoci, ma abbiamo fede nella vittoria finale, che sarà una vittoria per tutti gli uomini, indipendentemente dai paesi di residenza, la loro etnia, la loro religione.

Non incolleriamoci per l’imbecillità di chi cerca di ostacolare i Presepi, o di mettere un Bambinello di colore, o di togliere le riproduzioni dei maialini dalle giostre ed il ripieno di salumi dai tortellini… Questa imbecillità, così elevata da trasmigrare nell’antigenialità, non ci intrida di sentimenti aggressivi.

Sono stupidi perché non si rendono conto, nemmeno di fronte all’evidenza dell’opinione prevalente, che ci fanno provare acute nostalgie per modi di pensare e agire oggettivamente criticabili.

Quindi, diamo il nostro contributo a che si torni alla ragione. “Tornate all’antico, e sarà un progresso”, scrisse Giuseppe Verdi ad un amico.

Non debbono esservi sentimenti di inimicizia per suggeritori e più o meno consapevoli complici: l’imbecillità non è una colpa ma una disgrazia, per cui occorre compatimento e non ostilità nei confronti dei suoi rappresentanti. E non irriti nemmeno il fatto che tale connotazione costituisca spesso, oggi più di ieri, un titolo preferenziale per la notorietà e le scalate sociali: la disgrazia rimane, a dispetto di qualsiasi espediente, compreso quello dell’ittica.

In tante altre precedenti occasioni abbiamo cercato di esprimere la nostra commozione per la poesia del Natale, che è amore per la famiglia ed amore per la trascendenza che sovrasta la vita dell’umanità. Mostriamoci fieri delle nostre tradizioni, ostentiamole se cercano di oscurarle. Permetteteci qualche minuta osservazione e qualche consiglio terra terra: non comprate e non mettete davanti alla porta pedane natalizie con “welcome”, ma casomai con “benvenuti”, dato che formalmente non siamo una colonia ma un paese indipendente, con la sua lingua (sicuramente molto più raffinata e intellettuale del rozzo e commerciale inglese); non cantate “Jingle bells”, ma “Astro del ciel” (Stille nacht), dato che possiamo insegnare (anche) la musica a tutti i popoli della terra (tranne che ai tedeschi); lasciate perdere i Babbi Natali, specie quelli – barbosi e stucchevoli… – che si arrampicano sui balconi, ma curate i Presepi e fatene innamorare i vostri figli o i vostri nipoti.

Ricordate e fate ricordare. Con i nostri millenni di storia e di civiltà abbiamo più doveri di qualsiasi altro popolo del mondo.

Buon Natale e Buon 2020 a tutti.

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