Saturday, 06 June, 2020

METODO DI BELLA – 20 ANNI DOPO (1997-2017)


Da Dicembre 2018 è on-line un nuovo coinvolgente documentario sul caso MDB realizzato in Austria da un istituto indipendente

Riportiamo nel seguito alcuni collegamenti relativi ad un nuovo film documentario in lingua Italiana reso pubblico in data 12/12/2018, realizzato da produzione indipendente straniera (Austria), sul tema del Metodo Di Bella. Le specifiche del docufilm vedono:

  • Titolo: Metodo Di Bella – 20 anni dopo (1997-2017);
  • Durata: 10 Episodi per un totale di circa 6 ore;
  • Distribuzione: gratuita e a tempo illimitato solo ed esclusivamente – leggere oltre i termini di distribuzione – sul canale VIMEO del produttore.

I termini di distribuzione – dell’Istituto VFF Mare Nostrum e.V. NPO che ha prodotto il docufilm – vedono vietata la pubblicazione anche parziale su piattaforme come Youtube, Instagram ecc e tra le quali rientra il divieto di essere menzionati su piattaforme poco consone come Facebook.

Il punto di partenza per usufruire liberamente del docufilm vede la pagina iniziale Il Metodo Di Bella – 20 anni dopo (1997-2017) nella quale occorre leggere con attenzione le note legali (cambiate a partire dal 01/01/2020).

In tale ottica è d’uopo ricordare che l’Istituto VFF Mare Nostrum e.V. NPO effettua attività forense per l’acquisizione di pagine web 24 ore al giorno e 7/7 previo uso di strumenti dedicati, nello specifico la distribuzione Italiana GNU/Linux CAINE (Computer Aided INvestigative Environment).
Questa metodica si rende d’obbligo per scoprire in tempo reale pagine non autorizzate pubblicate da terze persone, considerazioni soggettive senza alcun dato e/o riscontro oggettivo proprio, affermazioni imprecise e/o errate che risultino – in base alle norme vigenti – offensive, delegittimanti, lesive nei confronti del VFF Institute Mare Nostrum e.V. NPO nonché presentino tutte, o solo in parte, critiche pretestuose ed affermazioni di delegittimazione non comprovate in modo documentale e oggettivo (e.g. esperienza diretta, dati propri ecc), a riguardo del docufilm Il Metodo Di Bella – 20 anni dopo (1997-2017).

A tal proposito invitiamo i lettori a prendere visione dell’avviso di sicurezza relativo a: Allarme per portali web fasulli e ricevimento di e-mail (phishing) che promuovano false attività scientifiche ed umanitarie.

Il FILM DOCUMENTARIO “Il Metodo Di Bella – 20 anni dopo (1997-2017)” nella sua versione completa è caratterizzato da ben 9 parti + 3 Addendum.

Nella prima parte – nella premessa – ampio risalto viene dato alla questione del documento originale del verbale di ratifica dell’accordo fra le parti (di cui si parla anche nel docufilm) il quale – ad oggi – risulta non essere reperibile presso il Ministero della Salute Italiano. Tutto ciò viene riportato in forma documentale: si potranno vedere le email inviate al Ministero della Salute Italiano in Roma, richieste alle quali non è stata data mai alcuna risposta concreta sebbene siano state debitamente protocollate dal suddetto Ministero.

In totale 10 sono i video ospitati sulla piattaforma Vimeo e così suddivisi per titolo e tempo:

  • Parte 1 – Durata: 41m 06s – Testimonianze;
  • Parte 2 – Durata: 57m 21s – Interviste;
  • Parte 3 – Durata 36m 15s – Scienza e Magistratura;
  • Parte 4 – Durata 55m 28s – Sperimentazione Clinica 1998 (Sintesi);
  • Parte 5 – Durata 17m 34s – Considerazioni finali sul MDB;
  • Parte 6 – Durata 26m 34s – Statistica;
  • Parte 7 – Durata 1h 01m 14s – Testimonianze di Pazienti I (Contra factum non valet argomentum);
  • Parte 8 – Durata 1h 01m 59s – Testimonianze di Pazienti II (Contra factum non valet argomentum);
  • Parte 9 – Durata 23m 21s – Vero o Falso? Il principio di bivalenza ovvero una selezione delle principali imprecisazioni, divulgate sul Web a riguardo del Metodo Di Bella (e.g. blogger “con le verità in tasca” senza documenti oggettivi e dati propri e le cui argomentazioni vengono prese come oro colato e per verità oggettive dai loro lettori, nonché serie di affermazioni/frasi riportate da diversi autori e dalle quali si desume facilmente non essere in possesso della minima esperienza professionale medica e scientifica che obbligatoriamente è richiesta per trattare argomenti come quelli relativi alle terapie oncologiche, ndr);
  • Parte 10 – Durata 5m 5s – Racconto di una paziente terminale – Selezione delle memorie olografe, completate dal marito, sotto dettatura della moglie, negli ultimi suoi istanti di vita.

NOTA: Rispettare le decisioni altrui vuol dire avere solo buon senso. Manipolare il docufilm, tagliarlo, cambiarne il nome, condividerlo sulle piattaforme suddette comporta una violazione della licenza di rilascio!

Chi vuole può inviare una mail al produttore con il commento al docufilm all’indirizzo:

marenostrum.films(AT)aon(DOT)at

NOTA: Per coloro che non masticano la sintassi del Web ricordiamo di sostituire ad (AT) il simbolo @ e a (DOT) il carattere . ovverosia il punto.
Questa modalità di scrittura si rende necessaria quanto meno per mitigare gli annosi problemi di spamming.


Alcune considerazioni aggiuntive…

Esponenti di un certo mondo accademico e istituzionale, tanto pronti a sentenziare negativamente sul Mdb eccependo un preteso basso il livello di attendibilità delle pubblicazioni scientifiche attualmente presenti nelle varie banche dati e riferite sia al Metodo Di Bella che agli studi pubblicati sul MdB dal Dr. Giuseppe Di Bella, dovrebbero spiegare come si concilia il metodo scientifico con l’intransigente rigore e ampia risonanza mediatica data ad articoli, su blog e giornali-on line critici verso il Mdb, scritti da autori di dubbia autorevolezza professionale quando non da profani privi di prove documentali, od omissivi o addirittura palesemente discorsivi?

Paradosso I: studi clinici Mdb criticati perché pubblicati su riviste scientifiche internazionali con I.F. (Impact Factor) non al top (comunque tutte accreditate e peer review), quando la significatività dell’I.F. è stata demolita dal premio Nobel per la medicina 2013 Randy Schekman e da alcune delle più prestigiose riviste scientifiche del mondo.

Oramai da oltre 20 anni si suggerisce il non utilizzo dell’I.F. sulla e per la valutazione di una ricerca, come evidenziato dalla pubblicazione riportata in basso e liberamente scaricabile Why the impact factor of journals should not be used for evaluating research del professor Seglen PO dell’Institute for Studies in Research and Higher Education, noto con l’acronimo NIFU in quel di Oslo, Norvegia.

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La stessa Australia, ad esempio, per la medicina e le scienze della salute, il National Health and Medical Research Council australiano ha rimosso l’I.F. come fattore di merito per le pubblicazioni (in basso il documento ufficiale del Governo Australiano, datato 2010).

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Alcune riviste fondano il proprio monopolio sul cosiddetto impact factor (I.F., appunto). Si tratta di un fattore che misura il numero di volte che una pubblicazione viene citata e dovrebbe indicarne, quindi, la qualità. «Ma una pubblicazione può diventare molto citata anche solo perché è accattivante, provocatoria o sbagliata» e a mettere in guardia con queste parole è il premio Nobel 2013 Randy Schekman.

Se l’attendibilità di alcune fonti si potesse considerare oggettivamente maggiore di altre rimane altamente riprovevole considerare questo fattore come decisivo. Si arriva allo sconcio nel momento in cui si utilizza tale fattore a priori come elemento giudicatorio presente su riviste “non accreditate” pretendendo con ciò invece la automatica fondatezza di qualcosa che invece compare su riviste “accreditate”.
Si scade, poi, in uno stato di vergognosa degradazione morale e scientifica se sulla base di un I.F. ci si permette di infamare qualcuno (anche su TV pubblica) senza avere direttamente i mezzi per dimostrare le proprie accuse (che in realtà sono di terzi ma a cui si dà il sostegno personale e si contribuisce attivamente a diffondere come verità assoluta).
Il problema è che nei siti/blog di sedicenti “debunker” viene portata avanti e propagandata una piatta mediocrità, una sconfortante rozzezza condita con ampie dosi di disonestà intellettuale. Poiché la ragione non fornisce loro argomenti sufficienti ecco che usano qualunque mezzo – anche il più misero, n.d.r. – per raggiungere il loro mediocre obiettivo.
Il vero dramma è che non si tratta di casi isolati (se così fosse non varrebbe la pena perderci nemmeno un secondo in più!) ma di malcostume molto diffuso. Patetici “scrittori” che cercano di far passare il concetto che da una parte c’è “la vera scienza” (loro, che si arrogano il diritto di rappresentarla) e dall’altra degli ignoranti e/o dei truffatori.

Paradosso II: studi clinici Mdb criticati perché non randomizzati e senza gruppo di controllo (cosa che imporrebbe ovviamente collaborazione, chiesta e sempre rifiutata, dall’oncologia) mentre la Sperimentazione 1998 viene ancora pervicacemente citata quale prova definitiva di inefficacia e pietra tombale del Mdb nonostante si sia trattato di studio non randomizzato e non controllato (per trascurare le numerose altre irregolarità), nonostante la storicamente dimostrata richiesta di U. Veronesi di uno studio con gruppo di controllo!

Paradosso III: citazione dello “studio” della sperimentazione da parte del prestigioso British Medical Journal (al quale il Min. della Sanità lo inviò chiedendo fosse pubblicato…) quasi a… riprova dell’attendibilità della prova, scandalosamente censurando il distruttivo editoriale di Mullner, sul BMJ di gennaio 1999, che definì la sperimentazione “studio mediocre e non etico”, oltre a diverse altre critiche corrosive e perfino ironiche?

Paradosso IV: in diversi passi si dice genericamente che la sopravvivenza risultò sovrapponibile a quella registrata in assenza di cure. Falso assoluto!

  • Non fu mai fatto uno studio simile;
  • Lo stesso Ist. Sup. della Sanità (Rapporti Istisan) riportò che, a fronte di una prognosi degli arruolati mediamente inferiore a 45 giorni (gruppi da 11 giorni di sopravvivenza ad un max di 90 giorni) a distanza di 8 mesi (inizio sperimentazione marzo 1998-conclusione fine ottobre 1998) erano in vita 167 pazienti sui 347 arruolati dichiarati “valutabili”, con una percentuale quindi pari al 48%!

Un noto detto recita che “la calunnia è la ragione di chi ha torto” così come Stephen Hawking – riprendendo una frase dello storico, docente e saggista Daniel Joseph Boorstin – affermava che “Il più grande nemico della conoscenza non è l’ignoranza, è l’illusione della conoscenza” e di persone che si illudono di sapere ve ne sono tante e, purtroppo per loro, nemmeno se ne rendono conto!

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