Monday, 22 April, 2024

In ricordo del fondatore del DiBellaInsieme – 2


Di seguito vengono riportate le righe dedicate al fondatore del DiBellaInsieme dalla testata on-line del Dr. Mazzucco, LuogoComune, nelle parole di Luca Lezzi.

Invitiamo coloro che seguono il DIBellaInsieme a leggere “Il poeta della scienza – Vita del Prof. Luigi Di Bella” nei diversi capitoli, scritti dal Dr. Adolfo Di Bella, consultabili online in questo sito alla sezione Libri in alto nel menù.

 

***

Il destino mi ha fatto conoscere Adolfo Di Bella nel 2013 in occasione di una visita al laboratorio del padre in via Marianini a Modena. Successivamente è iniziato un intenso scambio epistolare e poi ulteriori occasioni di incontro sempre in via Marianini che mi hanno fatto scoprire una persona straordinaria, autentica, di una levatura morale e umana fuori dal comune. Lui mi offriva la sua amicizia, io indegnamente ricambiavo come potevo.

 

Non esistono parole umane per definire lo sgomento che la sua scomparsa ha lasciato in chi ha avuto la grazia di conoscerlo: uno sconforto che solo la fede può alleviare. Senza timore di esagerare, si può affermare che l’intera umanità gli sia debitrice, oltre che esserne orfana. Ha profuso amore in tutti coloro che gli si sono avvicinati per un consiglio, un’indicazione, una parola di conforto. Per anni, dopo la morte di suo padre Prof. Luigi Di Bella, il suo numero di telefono e la sua email sono rimasti pubblici sul sito “Di Bella Insieme” che gestiva. Tantissimi suoi articoli, lì pubblicati, sono una guida insostituibile per orientarsi tra gli inganni della modernità.

Mai ha ricambiato con la stessa moneta tutto quello che, prima suo padre e poi lui e suo fratello Giuseppe, avevano subìto: voltafaccia, malevolenze, cattiverie, ingratitudine. Sempre una parola buona, mai un rancore, tendeva anzi a volte a trovare giustificazioni per i comportamenti malvagi degli altri. Come suo padre, alla fine provava pena per gli autori di tali bassezze. E quello che più sorprendeva, nonostante tutte le amarezze provate, era la sua perdurante fiducia nel genere umano.

E’ stato sempre un lottatore nel difendere la verità, che fosse medica o di altro genere, e la concezione scientifica di suo padre. Come scrisse in un’occasione a riguardo delle famigerate vicende della pseudosperimentazione del 1998, aveva “visto strisciare ad un palmo dai piedi il Male che regna sulla nostra contemporaneità”. Era quindi pienamente consapevole delle forze tremende, antiumane, che si oppongono alla vita e all’uomo, contro cui lui si contrapponeva senza sosta, mai perdendo la certezza che un giorno, per quanto lontano, la verità avrebbe trionfato, anche perché fermamente convinto che, risalendo alle cause prime, la battaglia era a livello spirituale. Per questo ha lavorato indefessamente per tutta la vita, senza mai trascurare i suoi impegni di marito, padre e fratello, verso quella famiglia che amava visceralmente e che sapeva essere al di sopra di tutto, ultimo baluardo di resistenza in questa società terminale.

Si era formato al cospetto del dolore e della sofferenza, parlando con la moltitudine di malati in attesa nello studio del padre Luigi. Come ebbe modo di scrivere:

“Con loro, con migliaia di loro, abbiamo parlato per decenni, occhi negli occhi, mentre seduti nell’anticamera dello studio attendevano con ansia di essere visitati; oppure in piedi per ore, col buono ed il cattivo tempo, col caldo od il gelo, sul marciapiedi antistante l’ormai famoso cancelletto di via Marianini 45 a Modena mentre, disperati, chiedevano un aiuto per sé, per i loro cari, i propri figli, i propri genitori, il compagno o la compagna della loro vita. Migliaia di visi, di voci, di storie, di caratteri, di situazioni di vita”.

Sapeva che la salvezza di questo mondo sarebbe dovuta per forza passare anche e soprattutto dal riconoscimento del Metodo di suo padre e di quella concezione ippocratica della medicina sempre più messa da parte, corrotta, ignorata, vilipesa. Per questo ha lavorato indefessamente, sopportando e superando le inevitabili stanchezze fisiche e psicologiche, contribuendo a mantenere fermo, con l’amato fratello e il supporto e la vicinanza della famiglia, il timone della nave nell’attesa del riconoscimento del Metodo. Metodo che ha dovuto spesso difendere anche da medici prescrittori privi della più elementare modestia di fronte ad un gigante come il Prof. Luigi Di Bella, ed interessati più all’autoreferenzialità che ad approfondire gli aspetti della cura e le sue basi fisiologiche.

 

Grande esperto di musica, autentica passione della sua vita, e compositore pregevole, ha lasciato delle musiche sublimi, come il requiem in memoria della mamma, per il quale scrisse la partitura orchestrale per soprano, coro a quattro voci, organo e orchestra da camera.

Considerava certa musica contemporanea come una delle espressioni del decadimento della società, lui che aveva ricevuto lezioni, non solo di musica ma anche di vita, dal Maestro Nello Ferrarini, prima tromba e responsabile della sezione ottoni di Toscanini, il primo Toscanini, il vero Toscanini: quello che rimandava un concerto se non poteva avere Ferrarini in orchestra. Fu lui ad insegnargli le regole fondamentali dell’orchestrazione. Successivamente frequentò lezioni presso il Maestro Giordano Noferini che sarebbe poi stato direttore del Conservatorio di Bologna.

Come nella musica e nella vita, anche nelle lettere ha perseguito il buono, il bello, il vero. Scrittore impareggiabile e profondo conoscitore della letteratura classica e di tutti i maggiori autori italiani ed europei, padroneggiava la ricchezza, unica al mondo, della nostra lingua in cui infondeva la poesia del suo animo. Sarebbe stato destinatario di riconoscimenti importanti se gli orrori di questa modernità terminale non avessero colpito anche la critica letteraria.

 

Chiunque abbia letto i racconti pubblicati ne Il principe della persiana, ha potuto trovare pensieri profondissimi sull’uomo e sul significato della vita e della morte. La sua opera più conosciuta, la biografia di suo padre Il poeta della scienza, gli era costata sette anni di lavoro e di ricerca sudatissima di ogni fonte citata. E’ un libro che nessuno che voglia comprendere qualcosa della figura del Prof. Luigi Di Bella, del suo Metodo e della sua concezione scientifica, ma anche della deriva della medicina e di tutti gli aspetti della società contemporanea, può evitare non di leggere, ma di studiare a memoria.

 

Immagine per TopSlide
Il Poeta della Scienza

 

Per l’innata modestia e il carattere, non amava comparire in pubblico. Le sole eccezioni, quando gli veniva chiesto, erano unicamente per testimoniare l’opera del padre e per denunciare la deriva della medicina e della società attuali. E sia prima che dopo i suoi interventi si sottoponeva ad una feroce autocritica per quello che avrebbe dovuto dire e per come lo aveva detto, con l’unica preoccupazione che emergesse in modo limpido la verità senza alcun protagonismo personale.

Suscitano profonda commozione le parole che volle scrivere nella prefazione della biografia del padre, perché si possono benissimo trasporre all’intera sua vita:

 

 

“L’esistenza di chi è figlio di un uomo che ha fatto la storia e passerà alla storia non è facile: con noi la società non è giudice, ma pubblico ministero; non vige il metro comune, ma quello del confronto. Metro che sarebbe giusto, qualora avessimo la stolta e folle mira di impagliare il nostro smunto profilo con la pienezza del nome: l’umiltà è solo coronamento della grandezza, ma un obbligo per la normalità. Mi illudo comunque di non avere fallito, fiducioso che mi sia stato sempre vicino in questi anni di lavoro, consigliandomi e guidandomi e che lo sarà fino a quando, scontata a mia volta la vita, potremo riabbracciarci”

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