Thursday, 18 July, 2024

Commemorazione a 20 anni dalla scomparsa del Prof. Luigi Di Bella


In ricordo del Prof. Luigi Di Bella (17.07.1912 + 01.07.2003)

 

Un uomo che conciliava l’umiltà e la semplicità con doti rarissime di intelletto e cultura; cosa che non deve meravigliare, trattandosi di sfaccettature dello stesso brillante.

Chi gli è stato più vicino sa infatti che, pur consapevole nel profondo dell’animo della propria superiorità, è sempre stato il più intransigente giudice del Luigi Di Bella medico, scienziato, docente, uomo. Tra i pochissimi ad avere scorto i confini dell’illimitato e la vertigine dell’eterno, era inflessibile mortificatore di se stesso, in quanto tormentato dalla parzialità e incompletezza del sapere, che lo portavano a guardare al cammino da fare, non a quello fatto, e considerare il senso del dovere guida di vita ed il comandare a se stessi strumento di libertà.

Molti ne hanno lodato le virtù di mente e di spirito, ed i pazienti testimoniato la sua carità cristiana: una carità concreta, quella nel cuore del Cristo, non limitata a rituale preghiera, ma praticata col sacrificio, l’amore, il fare, la donazione di se stessi. Pregava, insomma, vivendo.

Raramente sono stati colti gli intimi ed essenziali significati nella storia umana e in quella della medicina della sua opera e del suo sacrificio, per cui potremmo definirlo “il grande incompreso”, paradossalmente – come lui stesso ebbe a scrivere – più in ambito medico che in quello generale.

Prof. Luigi Di Bella (17.07.1912 + 01.07.2003)

 

Massimo epigono della tradizione della fisiologia clinica e di ricerca prevalentemente italiana e tedesca (vetta della medicina mai più raggiunta da allora), alla conclusione del secondo conflitto mondiale fu ben presto coscritto tra i sovversivi, essendo la “nuova medicina” egemonizzata dal crescente potere farmaceutico.

Nessuna bassezza e infamia gli fu risparmiata: dalla calunnia (la ragione di chi ha torto) alle più meschine mene per ostacolarlo nell’attività scientifica e nella pubblicazione di lavori; dal tentativo di sfiancarlo sotto oneri didattici che competevano a baroni disonesti e fannulloni, agli ignobili attentati alla sua stessa vita. Una persecuzione che, specie dopo che formalizzò il suo Metodo e l’ebbe diffuso sia con pubblicazioni che comunicando in numerosi congressi nazionali ed esteri, gli fece ripercorrere i supplizi della Passione, dalla gogna alla corona di spine, dalla fustigazione alla pesante croce. Nonostante ciò, mai rispose con odio o rancore: “li compatisco, mi fanno pena”, diceva con un lieve sorriso d’amarezza.

Ecco, quindi, il primo essenziale significato della sua vita: emulo nella sua persona, nella sua carne, del sacrificio di Cristo, come colto da Mons. Giovanni d’Ercole, che al termine di una commovente intervista del 1998, esclamò: “è il più perfetto esempio vivente del Cristo che io abbia mai conosciuto”.

Analoga la reverente ammirazione di un altro religioso, il noto scrittore cattolico Don Alessandro Pronzato – amico personale di Papa Wojtyla – che, avendolo incontrato più volte, riuscì a riassumere con incisività alcuni aspetti chiave della personalità dello scienziato, sia in un capitolo del libro Stelle sul mio cammino” (ed. Gribaudi) che nel corso di una commemorazione del 2008.

“ […] Credo noi dobbiamo ringraziare il Signore per averci fatto dono di una creatura come questa e quindi, pur avvertendo la perdita, il vuoto che ha lasciato, desidero che prevalga il ringraziamento, lo stupore, perché ci sono ancora questi uomini in mezzo a noi, che ci hanno lasciato qualcosa che non scompare, una traccia che diventa incancellabile […] Un uomo pensoso, capace di folgorazioni, di intuizioni fulminee […] Era un uomo che ti faceva sentire il passaggio di Dio […] Il Prof. Di Bella è stato un resistente contro l’imbarbarimento progressivo […] Sento il bisogno di ringraziare il Signore per avercelo dato e di ringraziare lui per essere stato quello che è stato ed avere fatto quello che ha fatto”.

Don Alessandro Pronzato (1932+2018) mentre illustra alcune sue opere a Giovanni Paolo II

 

Una minoranza non più sparuta sta comprendendo che un’unica “centrale” di sette sovra- e infra-nazionali ha invaso e corroso ogni aspetto della vita sociale, comprese la ricerca e la clinica. Proprio in questo clima di angoscioso incubo un uomo solo, senza risorse, senza appoggi, senza alleati, spiato, minacciato, contrastato senza scrupoli, ha realmente eretto un monumento “aere perennius”, vanificando il tentativo di cancellarlo dalla memoria scientifica e storica.

Senza enfasi: nessuno è mai riuscito a tanto. Una dimostrazione di forza e di potenza senza eguali, incarnazione suprema della nicciana “Wille zur Macht” (volontà di potenza): da solo ha sconfitto il “globalismo” che sta devastando il mondo troncandone uno dei sostegni essenziali. Il tempo dimostrerà (e già se ne colgono accenni) la giustezza della profezia espressa pochi giorni prima di lasciarci: “prima o poi dovranno sbattere il muso sulla faccia del sottoscritto”.

Questo il secondo significato della sua figura nella storia: un leone, un eroe solitario, oltre che martire e santo. Solo contro tutti, solo contro la poliedrica tirannia del potere, l’ha schiantata ed ha vinto, dando conforto e speranza agli uomini di buona volontà, essendo stato prova vissuta dell’evangelico “non praevalebunt”.

Il terzo significato può ravvisarsi in due fondamentali assunti della mentalità dibelliana.

Il primo risiede nell’avere ribadito quanto un tempo ovvio, e cioè che se un fenomeno biologico od uno schema terapeutico, riprodotti nello stesso contesto e con uguali modalità, danno identico risultato, essi costituiscono una verità scientifica assoluta, indiscutibile, eterna. Non esistono oracoli di scientificità di un fenomeno o di una cura, contando unicamente l’oggettività erga omnes della ripetività in laboratorio o in clinica, che uno Stato libero e civile deve garantire senza discussioni ad ogni ricercatore.

La polvere di diamanti somministrata a Lorenzo il Magnifico, i salassi ricorrenti od i quotidiani clisteri al re Sole erano condivisi dalla “comunità scientifica” del tempo. Ed a giudicare da alcune ricorrenti prassi odierne, non sembra che le cose siano sensibilmente migliorate.

Non è vero ciò che qualcuno declama esser vero, ma ciò che lo è”: così potrebbe sintetizzarsi questo lapalissiano principio oggi ferocemente combattuto.

Il secondo, di immensa portata, summa del pensiero di Luigi Di Bella, è che dietro il dramma del cancro si nasconde il segreto della vita. Ciò implica perentoriamente una mentalità ed una cultura fisiologiche, che, a loro volta, impongono la padronanza assoluta e non surrogabile di chimica, fisica e biologia. Dalla mancata osservanza di questo indiscutibile assunto, oltre che da disumane ragioni d’interesse, derivano l’attuale impotenza terapeutica, nonchè i pluridecennali fallimenti e mancati progressi nella curabilità del cancro, di sindromi neurologiche e neuromotorie e di altre gravi patologie. Queste le conseguenze di quella sorta di “cancel culture” che pensa di poter ignorare la cattedrale di conoscenze eretta in oltre un secolo. Si enfatizza l’ultimo articolo apparso in titolate riviste d’oltreoceano, quando magari non si è in grado di valutarne l’attendibilità od eventuali implicazioni.

Per cui cade quanto mai a proposito un noto pensiero di Leonardo da Vinci: “Quelli che s’innamoran di pratica sanza scienzia son come ‘l nocchier ch’entra in navilio senza timone o bussola, che mai ha certezza dove si vada. Sempre la pratica deve essere edificata sopra la bona teorica”.

Come un motore che gira in folle, la ricerca odierna si estrinseca spesso in tecniche sofisticate e magari pregevoli, ma fini a sé stesse e prive di pragmaticità, tranne quella dei ritorni economici; quando non ripesta, per inconsapevole ignoranza, sentieri già esplorati e valutati. Oggi si pretenderebbe di salire servendosi di una scala sospesa a mezz’aria.

Luigi Di Bella deve, in conclusione, venire considerato – oltre che per il suo capitale apporto personale – come “l’ultima legio”, custode e guardiano della summa della ricerca medico-scientifica di un secolo intero. Ed è qui emerge con evidenza il citato giudizio di Don Pronzato: “…un resistente contro l’imbarbarimento progressivo”.

Desidero chiudere questo mio scritto rievocando un episodio cui ho avuto la fortuna ed il privilegio di assistere e che getta una luce emozionante e rivelatrice sul mistero dell’esistenza. Pochi mesi prima della scomparsa, rispondendo a domande rivoltegli da un amico, volle significargli l’immensità ed il mistero delle leggi della vita. Per brevità, cito solo la conclusione del suo discorso:

“Sulla membrana di una cellula si verificano reazioni bio-chimico-fisiche della durata anche di un miliardesimo di secondo, che ne inducono altre, di analoga durata ed altre ancora, magari in distretti lontani dell’organismo, per cui, nel giro di un secondo, un intero mondo nasce, muta, tramonta. Queste fenomenologie non avvengono per caso, ma seguendo un programma prefissato che obbedisce alle seguenti leggi: massima efficacia, massima semplicità, massima stabilità. La nostra testa si smarrisce, perchè troppo piccola per comprendere e seguire simile complessità: frutto senza il minimo dubbio di una mente superiore, immensamente superiore a quella umana. Che creazione vi sia stata è una realtà scientifica”.

E allora, celebrando il ventesimo anniversario della scomparsa, possiamo aggiungere un ulteriore merito che ne impreziosisce la grandezza: il Prof. Luigi Di Bella? E’ l’uomo che ha dimostrato scientificamente l’esistenza di Dio.

 

Dr. Adolfo Di Bella

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