per specifiche informazioni di carattere medico o scientifico, potete visitare il sito ufficiale www.metododibella.org
Informazioni e lavori


- Abbiamo ritenuto utile procedere a riunire in un unico contesto i lavori sinora pubblicati sul Metodo Di Bella da riviste scientifiche internazionali, compreso quello sui tumori polmonari del quale avevamo dato notizia in nostra precedente discussione.
- L`esposizione è seguita da un elenco di molti dei principali principi attivi impiegati nel Mdb ai quali sono accostati richiami a diversi lavori, recenti e meno recenti, apparsi su riviste scientifiche in tutto il mondo ed attestanti l`attività antitumorale delle componenti Mdb.
- Infine troverete il testo di lavori, o di abstracts di comunicazioni del Prof. Luigi Di Bella in congressi nazionali e internazionali riguardanti la sua ricerca - in campo oncologico od ematologico - dal 1969. I lavori sono riportati in ordine cronologico.
Tutti i testi pubblicati sono coperti da copyright.

Riteniamo che questa iniziativa consentirà, in modo semplice e senza obbligare a ricerche complesse e dispendiose, di farsi un`autonoma convinzione sul Mdb. Potranno usufruirne sia i pazienti più attenti che desiderino ampliare le loro conoscenze, sia medici onesti - siano essi medici di base o ospedalieri con i quali i pazienti siano venuti in contatto - che avranno così modo di rendersi conto di persona delle tante pretestuosità e falsità diffuse sul Metodo Di Bella.


Rimandiamo, per una descrizione delle componenti del Mdb, norme di conservazione dei farmaci, suggerimenti per la loro assunzione, principi generali di carattere divulgativo, alle seguenti discussioni:

1)
http://www.dibellainsieme.org/discussione.do?idDiscussione=1398

2)
http://www.dibellainsieme.org/discussione.do?idDiscussione=1403

3)
http://www.dibellainsieme.org/discussione.do?idDiscussione=1407

4)
http://www.dibellainsieme.org/discussione.do?idDiscussione=1414

5)
http://www.dibellainsieme.org/discussione.do?idDiscussione=1430

______________________________________________________


1)
Cancer Biotherapy& Radiopharmaceuticals 2001 Apr;16(2):171-7 Cyclophosphamide plus somatostatin, bromocriptin, retinoids, melatonin and ACTH in the treatment of low-grade non-Hodgkin`s lymphomas at advanced stage: results of a phase II trial
Todisco M, Casaccia P, Rossi N.
ASL13, Sondrio.

PURPOSE
:

Somatostatin, prolactin, retinoids, melatonin and ACTH have been shown to influence the lymphatic growth, and the action of the cyclophosphamide in lymphoproliferative disorders is well known. This provided the rationale to conduct, in patients with low-grade non-Hodgkin`s lymphomas (NHL), a phase II trial of a combined association of cyclophosphamide, somatostatin, bromocriptin, retinoids, melatonin and ACTH.

PATIENTS AND METHODS:
Twenty patients with a diagnosis of low-grade NHL, stage III or IV, were included in this study. Patients received for one month the following treatment: cyclophosphamide, somatostatin, bromocriptin, retinoids, melatonin, and ACTH. The therapy was continued for two additional months in patients with stable or responding disease.
After three months, the responding patients continued the therapy for three months and more.

RESULTS:
Twenty patients were assessable for toxicity and response; 70% (14 of 20 patients; 95% confidence interval [CI], 50% to 90%) had a partial response; 20% (4 of 20) had stable disease, and 10% (2 of 20) progressed on therapy. Going on with the treatment, none of the 14 patients with partial response had a disease progression (average follow-up time of 21 months, range, 7 to 25), and 50% of these patients had a complete response; among 4 patients with stable disease, 25% (1 of 4) had a partial response and 75% (3 of 4) progressed on therapy (mean time to progression [TTP] 14.3 months, range, 7 to 21).
The toxicity was very mild, the most common side effects being drowsiness, diarrhea and hyperglycemia.

CONCLUSIONS:
The association of cyclophosphamide, somatostatin, bromocriptin, retinoids, melatonin, and ACTH is well tolerated and effective in treatment of low-grade NHL at advanced stage.
Publication Types:
* Clinical Trial
* Clinical Trial, Phase II 


 
Traduzione

Ciclofosfamide più somatostatina, bromocriptina, retinoidi, melatonina e ACTH nel trattamento dei linfomi non Hodgkin a basso grado in stadio avanzato: risultati di un trial di fase II
Todisco M, Casaccia P, Rossi N.

SCOPI:
Si è visto che la somatostatina, la prolattina, i retinoidi, la melatonina e l`ACTH possono influenzare la crescita linfatica, e l`azione della ciclofosfamide nei disordini linfoproliferativi è ben conosciuta. Ciò ha fornito il rationale per condurre, in pazienti con linfoma non Hodgkin a basso grado (NHL), un trial di fase II con un`associazione farmacologica di ciclofosfamide, somatostatina, bromocriptina, retinoidi, melatonina e ACTH

PAZIENTI E METODI:
Venti pazienti con diagnosi di NHL a basso grado, stadio III e IV, erano inclusi in questo studio. I pazienti ricevevano per un mese il seguente trattamento: ciclofosfamide, somatostatina, bromocriptina, retinoidi, melatonina e ACTH.
Nei pazienti con malattia stabile o rispondente dopo un mese, la terapia veniva continuata per altri due mesi. Dopo tre mesi, i pazienti rispondenti continuavano la terapia per tre mesi e oltre.

RISULTATI:
Venti pazienti erano valutabili per tossicità e risposta; il 70% (14 su 20 pazienti; 95% intervallo di confidenza [CI], 50% - 90%) ha avuto una risposta parziale;
il 20% (4 su 20) ha avuto stabilità di malattia, e il 10% (2 su 20) ha avuto progressione di malattia.
Proseguendo con il trattamento, nessuno dei 14 pazienti con risposta parziale ha avuto progressione di malattia (tempo di follow-up medio di 21 mesi, range da 7 a 25), e il 50% di questi pazienti è andato incontro a risposta completa; fra i 4 pazienti con malattia stabile, il 25% (1 su 4) ha avuto risposta parziale e il 75% (3 su 4) ha presentato progressione di malattia (tempo medio alla progressione 14.3 mesi, range da 7 a 21).
La tossicità era molto blanda, i più comuni effetti collaterali essendo sonnolenza, diarrea e iperglicemia.

CONCLUSIONI:
L`associazione di ciclofosfamide, somatostatina, bromocriptina, retinoidi, melatonina e ACTH è ben tollerata ed efficace nel trattamento dei linfomi non Hodgkin a basso grado in stadio avanzato.


N.B.:
Per leggere in Pdf la versione integrale, in inglese ed in italiano, consultare la apposita sezione del sito ufficiale medico-scientifico (metododibella.org)

http://www.metododibella.org/spec_doc.asp?RIC=Y&IDD=1152&sz=

2) American Journal of Therapeutics. 2006 Nov-Dec;13(6):556-7 Relapse of High-Grade Non-Hodgkin`s Lymphoma After Autologous Stem Cell Transplantation: A Case successfully Treated With Cyclophosphamide Plus Somatostatin, Bromocriptine, Melatonin, Retinoids, and ACTH.
Todisco M.

ASL 11, Local Health Department of National Health Service, Fermo, Italy

Patients with relapse of high-grade non-Hodgkin lymphoma (NHL) after autologous stem cell transplantation (auto-SCT) generally have a poor prognosis.
Only a minority of these patients can be cured by a second myeloablative chemotherapy, and conventional salvage treatments are often associated with severe toxicities.
With a combination of cyclophosphamide, somatostatin, bromocriptine, retinoids, melatonin, and ACTH, we already reported 100% global response in 8 patients with relapse of low-grade NHL after single or combined chemotherapy and a therapy-free period of +/=6 months.

This provided the rationale to evaluate the same pharmacological association in a patient with relapse of high-grade NHL after auto-SCT performed 2 years before. The patient was treated for at least 2 months.
At the end of this period, if he had stable or responding disease, he received additional 3 months of treatment, and if he was stable or responding after 5 month, he was treated for 3 months and more. After 2 months, patient had a partial response, and after 5 months, he achieved a complete response.
Today, 14 months after beginning treatment, patient is in complete remission.

Treatment had very good tolerance, and patient carried on at home doing his normal activities.
Our result and severe toxicities associated with conventional salvage treatments suggest in a relapse of high-grade NHL after auto-SCT, further clinical trials using the pharmacological association we employed in this case.


Traduzione

Ripresa di Linfoma non Hodgkin ad alto grado dopo autotrapianto: un caso trattato con successo con ciclofosfamide più somatostatina, bromocriptina, melatonina, retinoidi e ACTH.
Todisco M.

I pazienti con ripresa di Linfoma non Hodgkin ad alto grado dopo autotrapianto hanno generalmente una cattiva prognosi.
Solo una minoranza di questi pazienti può essere curata da un secondo trattamento mieloablativo, e i trattamenti tradizionali di salvataggio sono spesso associati ad una severa tossicità.
Con una combinazione di ciclofosfamide, somatostatina, bromocriptina, retinoidi, melatonina e ACTH noi abbiamo già riportato un 100% di risposta globale in 8 pazienti con ripresa di linfoma non Hodgkin a basso grado dopo chemioterapia singola o di combinazione, e periodo libero da terapia +/= 6 mesi.

Questo ha fornito il rationale per valutare la stessa associazione farmacologia in un paziente con ripresa di linfoma non Hodgkin ad alto grado dopo autotrapianto praticato 2 anni prima.
Il paziente era trattato per almeno 2 mesi.
Alla fine di questo periodo, se la malattia era stabile o rispondente, il paziente riceveva ulteriori 3 mesi di trattamento; e se il paziente era stabile o rispondente dopo 5 mesi, riceveva 3 o più mesi di trattamento.
Dopo 2 mesi di trattamento il paziente ebbe una risposta parziale, e dopo 5 mesi raggiunse una risposta completa.

Oggi, 14 mesi dopo aver iniziato il trattamento, il paziente è in remissione completa. Il trattamento praticato ha avuto un`ottima tollerabilità, e il paziente l`ha condotto a domicilio svolgendo le sue normali attività.
Il nostro risultato, e la severa tossicità associata con i regimi tradizionali di salvataggio suggeriscono, nella ripresa di Linfoma non Hodgkin ad alto grado dopo autotrapianto, ulteriori trial clinici usando l`associazione farmacologica che noi abbiamo usato in questo caso.

 

3) American Journal of Therapeutics 2003 Mar-Apr;10(2):135-6  Severe bleeding symptoms in refractory idiopathic thrombocytopenic purpura: a case successfully treated with melatonin.
Todisco M, Casaccia P, Rossi N.

Local Health Department of National Health Service, Fermo, Italy.
The prognosis of patients with idiopathic thrombocytopenic purpura refractory to corticosteroids and splenectomy (refractory ITP) is poor; these patients present high morbidity from disease and its treatment and have a mortality rate of approximately 16%. A patient is reported with severe bleeding symptoms related to refractory ITP successfully treated with melatonin.
Publication Types: Case Reports

                                              Traduzione

Sanguinamento severo in Porpora Idiopatica Trombocitopenica: un caso trattato con successo con melatonina
Todisco M, Casaccia P, Rossi N.

I pazienti affetti da Porpora Idiopatica Trombocitopenica refrattaria ai cortisonici e alla splenectomia (ITP refrattaria) non hanno una buona prognosi.
Questi pazienti presentano un`alta morbilità legata alla malattia e ai suoi trattamenti e hanno una mortalità attorno al 16%.
In questo lavoro viene descritto il caso di una paziente che, affetta da ITP refrattaria con sanguinamento severo, ha risposto con successo ad un trattamento con melatonina.


4)

Cancer Biother Radiopharm. 2006 Feb;21(1):68-73.

Norsa A, Martino V.
Somatostatin, retinoids, melatonin, vitamin d, bromocriptine, and cyclophosphamide in advanced non-small-cell lung cancer patients with low performance status.

Background: The prognosis of low performance status (PS) patients with advanced non-small-cell-lung cancer (NSCLC) is dismal. In these patients, we have determined the survival, clinical benefits, and toxicity of a multidrug regimen, based on cyclophosphamide and biotherapeutical agents.

Methods: Patients with a diagnosis of stage IIIB or stage IV NSCLC, no previous surgery or chemoradiotherapy, and an Eastern Cooperative Oncology Group (ECOG) PS equal to or greater than 2 received a daily combination of somatostatin, retinoids, melatonin, vitamin D, bromocriptine, and cyclophosphamide.

Results: Twenty-eight (28) patients were enrolled. The median age was 64 years (range, 35-74). The PS was 2 and 3 in 78.6% and 21.4% of patients, respectively. The median overall survival (intent-to-treat analysis) was 12.9 months (range, 1.5-33.5 months), The overall survival rates at 1 and 2 years were 51.2% and 21.1%, respectively. The side-effects were very mild, mostly consisting of diarrhoea, nausea/vomiting, and drowsiness of grade 1-2. Most patients experienced an improvement of both respiratory (cough and dyspnoea) and general (pain, fatigue, and insomnia) symptoms.

Conclusions: Low PS patients with advanced NSCLC may benefit from a combination of somatostatin, retinoids, melatonin, vitamin D, bromocriptine, and cyclophosphamide, in terms of survival and quality of life, with very low side-effects.

N.B.: Per leggere in Pdf la versione integrale, in inglese ed in italiano, consultare la apposita sezione del sito ufficiale medico-scientifico (metododibella.org): http://www.metododibella.org/spec_doc.asp?RIC=Y&IDD=1655&sz=


                                         

Traduzione

Somatostatina, retinoidi, melatonina, vitamina D, bromocriptina e ciclofosfamide in pazienti affetti da tumore del polmone in fase avanzata non a piccole cellule e con basso stato di validità (law performance status)

Norsa A., Martino V.
Unità Operativa di Chirurgia Toracica, Ospedale Civile Maggiore di Verona, Italia.

Premessa: la prognosi dei pazienti con basso stato di validità (PS) affetti da tumore del polmone in fase avanzata non a piccole cellule (NSCLC) trattati con terapie convenzionali è assai sfavorevole. In questi pazienti abbiamo determinato la sopravvivenza, i benefici clinici e la tossicità di un trattamento con multiterapia basato su ciclofosfamide e farmaci di tipo biologico.

Metodi: I pazienti con diagnosi di stadio III B o IV (NSCLC), non sottoposti precedentemente a trattamento chirurgico o chemioterapico e con un PS (secondo i criteri dell` Eastern Cooperative Oncology Group - ECOG) uguale o maggiore di 2, hanno ricevuto giornalmente una somministrazione combinata di somatostatina, retinoidi, melatonina, vitamina D, bromocriptina e ciclofosfamide.

Risultati: Sono stati arruolati ventotto (28) pazienti. L`età media è stata di 64 anni (con un età variabile da 35 a 74 anni). Il PS è stato di 2 e 3 rispettivamente nel 78,6% e nel 21,4%. La mediana statistica di sopravvivenza (analisi intent-to-treat) è stata di 12,9 mesi (compresa in un range tra 1,5 e 33,5 mesi). Le percentuali di sopravvivenza ad 1 e a 2 anni sono state rispettivamente del 51,2% e 21,1%. Gli effetti collaterali sono stati molto blandi, per la maggior parte consistenti in diarrea, nausea/vomito e sonnolenza di grado 1-2. La maggior parte dei pazienti ha beneficiato di un miglioramento dei sintomi sia a livello respiratorio (tosse e dispnea) sia a livello generale (dolore, astenia ed insonnia).

Conclusioni: I pazienti affetti da tumore del polmone in fase avanzata non a piccole cellule (NSCLC) possono trarre beneficio da una terapia combinata con somatostatina, retinoidi, melatonina, vitamina D, bromocriptina e ciclofosfamide, in termini sia di sopravvivenza che di qualità della vita, con effetti collaterali molto modesti.


 

5) Neuroendocrinology Letters, Volume 27, n. 4, 2006 ­ 425-432. "Key aspects of melatonin physiology: Thirty years of research".

Luigi Di Bella & Luciano Gualano
Private laboratori of Physiology "Prof. Luigi Di Bella", Modena, ITALY.
Submitted: March 11, 2006  Accepted: May 30, 2006
Key words:  melatonin; thrombocytogenesis; platelet aggregation; ion channels; tumour


Numerous studies of melatonin, by now widely acnoweledged as a circadian rhythm-affecting neurohormone, also describe its anti-oxidant, anti-cytotoxic or immune-modulating activity.
While emphasizing the multifunctional aspect of melatonin action, this review presents the results of our thirty years of research, which point to the following conclusions: melatonin is capable of promoting platelet production by megakaryocytes, of acting on the latter`s ion channels by way of the outward currents, and of performing a physiological anti-aggregation function thus lengthening platelet life span.
Melatonin can be transported everywhere by platelets and, thanks to its lipophilicity, can cross cellular membranes easily, thus regulating blood-tissue exchanges and ensuring an improved haematic crasis. It interacts with endothelial cells by regulating their release of both relaxing-factor and contracting-factor, and with platelets by affecting their discharge of dense-body components. Finally, platelets could behave as mobile and itinerant serotonergic and/or melatonergic elements, a function comparable to the release of neurotransmitters by neurons of the central nervous system.
This dynamism in melatonin physiology could prove to be a key in approaching tumour aetiopathogenesis.


http://www.ncbi.nlm.nih.gov/sites/entrez?cmd=Retrieve&db=pubmed&dopt=
AbstractPlus&list_uids=16892002&query_hl=1
                

Traduzione


"Aspetti chiave  della fisiologia della melatonina. Trent`anni di ricerca".

Molti sono ormai gli articoli in cui la Melatonina non è considerata solo un neurormone con effetti sui ritmi circadiani ma studiata anche come agente antiossidante, anticitotossico o immunomodulatore. Lo scopo di questa revisione, oltre a presentare i risultati di oltre trent`anni di studi, è focalizzare l`attenzione sulle seguenti conclusioni: la Melatonina è in grado di stimolare la produzione di piastrine da parte dei megacariociti, di agire sui canali ionici di questi ultimi tramite le `outward currents`, di esercitare una fisiologica attività antiaggregante, allungando così l`emivita delle piastrine.
La Melatonina può essere trasportata ovunque per opera delle piastrine e per le sue caratteristiche di solubilità lipofilica attraversare facilmente le membrane cellulari, modulando così gli scambi emo-tissutali ed assicurando un`ottima crasi ematica. Essa interagisce con le cellule dell`endotelio, regolandone il rilascio di Edrf e Edcf (Endothelium-derived relaxing factor ed Endothelium-derived contracting factor), e con le piastrine, influenzandone la cessione dei componenti dei corpi densi (dense bodies). Infine le piastrine, considerate elementi mobili e itineranti, si potrebbero comportare come propagazioni serotoninergiche e/o melatoninergiche e questa funzione potrebbe essere assimilata al rilascio di neurotrasmettitori da parte dei neuroni del sistema nervoso centrale; questo dinamismo nella fisiologia della Melatonina può essere la nuova chiave per intervenire nell`eziopatogenesi dei tumori.


6) Cancer Biotherapy & Radiopharmaceuticals

Somatostatin, Retinoids, Melatonin, Vitamin D, Bromocriptine, and Cyclophosphamide in Chemotherapy-Pretreated Patients with Advanced Lung Adenocarcinoma and Low Performance StatusFeb 2007, Vol. 22, No. 1 : 50 -55 
Achille Norsa Division of Thoracic Surgery, Ospedale Maggiore Azienda Ospedaliera, Verona, ItalyVincenzo Martino
Società Italiana di Bioterapia Oncologica Razionale, Bologna,

Italy
Background: We previously reported on an improvement in survival and quality of life in chemotherapy-naïve patients with advanced non-small-cell lung cancer and low performance status (PS) treated with a combination of biotherapeutical agents and cyclophosphamide. In this study, we assessed the survival, clinical status, and toxicity of this multidrug regimen in chemotherapy-pretreated patients with advanced lung adenocarcinoma and low PS. Methods: Patients with stage IIIB or IV lung adenocarcinoma, who had progressed after prior standard chemotherapy, and with an Eastern Cooperative Oncology Group PS ≥ 2, received a daily combination of somatostatin, retinoids, melatonin, vitamin D, bromocriptine, and cyclophosphamide. Results: Twenty-three (23) patients were enrolled. The median age was 59 years (range, 42–75). The PS was 2 and 3 in 73.9% and 26.1% of patients, respectively. The median overall survival (intent-to-treat analysis) was 95 days (range, 19–214). The side-effects were mild, mostly consisting of diarrhea, nausea and vomiting, and drowsiness of Grade 1–2. There was an improvement in both respiratory and general symptoms, which was more evident in patients surviving more than 95 days. Conclusions: The combined regimen of somatostatin, retinoids, melatonin, vitamin D, bromocriptine, and cyclophosphamide is well tolerated and can improve disease-related symptoms in heavily pretreated patients with late-stage lung adenocarcinoma and poor PS.
 

7) Neuro Endocrinol Lett. 2008 Dec 29;29(6).

"Complete objective response to biological therapy of plurifocal breast carcinoma".
Di Bella GD. Di Bella Foundation, Bologna, Italy. posta@giuseppedibella.it.

Traduzione

Nel caso in questione, una donna affetta da carcinoma mammario che aveva scelto di praticare la terapia biologica del Prof. Luigi Di Bella (MDB), ha fatto riscontrare, dopo sette mesi di cura, una riduzione del 50% delle dimensioni del suo carcinoma, e la guarigione totale dopo 14 mesi di cura.

La malattia della paziente, che si era presentata anche con adenopatie ascellari, è scomparsa senza dover subire la tossicità associata usualmente ai trattamenti oncologici. Il Metodo Di Bella contempla l'uso di molecole antiproliferative, come somatostatina, inibitori della prolattina e degli estrogeni, associate ad altre molecole pro-differenzianti e pro-apoptotiche come melatonina, retinoidi, vitamine C, D3 ed E, calcio e amino-zuccheri associati a microdosi di antiblastici. Gli esami ematochimici non hanno evidenziato alcun effetto collaterale, con una progressiva riduzione dei livelli di prolattina, estrogeni, IGF1 e un costante basso livello del GH. Il conseguimento di risultati obiettivi senza alcuna tossicità, dimostra nel caso esposto l'efficacia di questa terapia, ad ulteriore conferma dei risultati già pubblicati, e relativi all'adozione del MDB nei linfomi n.H. di basso grado e nei carcinomi polmonari al III° e IV° stadio. Il Metodo Di Bella, senza la necessità di alcun ricovero ospedaliero e nemmeno di alcun day hospital, senza alcuna tossicità e senza incidere minimamente sulle giornaliere abitudini lavorative della paziente, ha permesso di evitare il trauma dell'intervento chirurgico ed i rilevanti effetti collaterali della chemio e della radioterapia. L'opportuno ricorso al MDB come terapia di prima linea, in una paziente che non era stata debilitata dagli effetti mutageni, tossici ed immuno-depressivi propri della chemio e della radioterapia, è stato determinante per il raggiungimento del risultato finale. Noi riteniamo utile sottolineare l'importanza di questo caso per incentivare l'interesse ad uno studio approfondito del potenziale terapeutico di una terapia biologica e recettoriale come il Metodo Di Bella.

Testo originale

1: Neuro Endocrinol Lett. 2008 Dec 29;29(6). [Epub ahead of print]

Complete objective response to biological therapy of plurifocal breast carcinoma.Di Bella GD.

Di Bella Foundation, Bologna, Italy. posta@giuseppedibella.it.


In this case presentation, a woman with breast carcinoma who chose to try Prof. L. DiBella's biological therapy (MDB), was found, after seven months, to have a 50% reduction in objective measures of her carcinoma and was totally cured after 14 months. The patient's recovery extended to bilateral axillary adenopathies, and took place without the toxicity normally associated with cancer treatment. MDB entails the use of anti-proliferative molecules such as somatostatine, prolactin, and estrogen inhibitors, along with differentiating and apoptotic molecules such as melatonin, retinoids, vitamins C, D3, and E, calcium, and amino-sugars, combined with minimal doses of chemotherapy. The hemato-chemical exams showed no damage, with a progressive reduction of prolactin, estradiol, IGF1, and maintenance of low levels of GH. The achievement of objective results, without toxicity, in this case, proves the effectiveness of this therapy and confirms the positive results already published on the use of MDB for Low-Grade NHL, and pulmonary carcinomas in the 3rd and 4th stages. MDB, without the need for either hospitalization or day hospitalization, without toxicity, and without even minimally reducing the patient's daily work routine, allowed the patient to avoid surgical trauma and the significant collateral effects of chemo- and radiotherapy. Timely use of MDB as the first line therapy, in a patient which had not been debilitated by the mutagenic, toxic, and immuno-depressive effects of chemo- and radiotherapy, contributed greatly to the final outcome. We feel it is useful to highlight this case in an effort to stimulate interest and further study into the oncological potential of MDB biological and receptor therapy.
 
8)

Cancer Biother Radiopharm. 2009 Jun;24(3):353-5.


Chronic lymphocytic leukemia: long-lasting remission with combination of cyclophosphamide, somatostatin, bromocriptine, retinoids, melatonin, and ACTH.

Todisco M. Department of Medical Assistance Continuity, Asur Marche ZT 11, Grottammare, Italy.


The usual, initial therapy of patients with chronic lymphocytic leukemia (CLL) involves alkylating agents, corticosteroids, purine analogs, and monoclonal antibodies. The combination of these agents may lead to high complete and overall response rates, but all patients inevitably relapse, and median progression-free survival varies between 16 and 48 months. Further, these treatments present the risk of myelosuppression and infection, so that some of the combination regimens require antibiotic, antiviral, and antimycotic prophylaxis during and after their administration. We treated 4 patients with previously untreated progressive stage I Rai CCL, with a combination of cyclophosphamide, somatostatin, bromocriptine, retinoids, melatonin, and ACTH. All the patients had partial remission after 2 months and continued treatment, which was gradually reduced if lymphocyte count fell below 4000/microL. No patients had disease recurrence, and progression-free survival has not yet been reached (125, 121, 73, and 21 months, respectively). Toxicity was absent, and patients underwent the treatment at home, while carrying out their normal activities.


Traduzione

Leucemia linfatica cronica: remissioni di lungo periodo con una combinazione di ciclofosfamide, somatostatina, bromocriptina, retinoidi, melatonina e ACTH.


La consueta terapia iniziale di pazienti affetti da leucemia linfatica cronica (LLC) include agenti alchilanti, corticosteroidi, analoghi delle purine, e gli anticorpi monoclonali.  La combinazione di questi principi attivi consente elevate percentuali di risposte complete e totali, ma tutti i pazienti inevitabilmente vanno incontro a recidive, e la sopravvivenza media, libera da progressione di malattia, varia fra 16 e 48 mesi. Inoltre, questi trattamenti comportano il rischio di mielosoppressione e infezioni, cosicché diversi fra questi regimi richiedono una profilassi antibiotica, antivirale e antimicotica durante e dopo la loro somministrazione.
Noi abbiamo trattato 4 pazienti affetti da LLC, precedentemente non trattati, in stadio progressive I Rai, con una combinazione di ciclofosfamide, somatostatina, bromocriptina, retinoidi, melatonina e ACTH. Tutti i pazienti hanno avuto una remissione parziale dopo due mesi e hanno continuato il trattamento, che veniva gradualmente ridotto se la conta dei linfociti scendeva al di sotto dei 4000/microL. Nessun paziente ha avuto ripresa di malattia, e la sopravvivenza libera da progressione non è stata ancora raggiunta (rispettivamente 125, 121, 73, e 21 mesi). La tossicità era inesistente, e i pazienti si sono curati a domicilio, attendendo alle loro normali occupazioni.



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LIBRI SCIENTIFICI SUL METODO DI BELLA



Il libro del Dr. Giuseppe Di Bella



Per l'acquisto del libro Il Metodo Di Bella, del Dr. Giuseppe Di Bella, contattare:


Mattioli 1885 SpA

Casa Editrice

Tel: 0524-84547

www.mattioli1885.com/libri/di_bella.html


I proventi della vendita saranno interamente devoluti alla Fondazione "Di Bella".



 

Il libro del Dr. Achille Norsa



Per l'acquisto del libro del Dr. Norsa contattare l'Editore (come sopra)


LIBRI DIVULGATIVI O DI ESPERIENZE SUL METODO DI BELLA

Il libro scritto da Maria Grazia Mancarella

Per dettagli vedi http://www.dibella.org/discussione.do?idDiscussione=5683


Per consultare agevolmente alcune delle numerose pubblicazioni scientifiche sui principali principi attivi del Mdb:
 

1) 182 lavori scientifici sull`effetto antitumorale dell`Acido trans-retinoico
http://www.metododibella.org/spec_princ_att.asp?IDP=3


2) 24 lavori scientifici sull`effetto antitumorale del Betacarotene:
http://www.metododibella.org/spec_princ_att.asp?IDP=2

3) 18 lavori scientifici sull`effetto antitumorale della Bromocriptina:
http://www.metododibella.org/spec_princ_att.asp?IDP=16


4) 7 lavori scientifici sull`effetto antitumorale della Cabergolina:
http://www.metododibella.org/spec_princ_att.asp?IDP=17


5) 16 lavori scientifici sull`effetto antitumorale della Melatonina:
http://www.metododibella.org/spec_princ_att.asp?IDP=6


6) 414 lavori scientifici sull`effetto antitumorale della Somatostatina:
http://www.metododibella.org/spec_princ_att.asp?IDP=5


7) 96 lavori scientifici sull`effetto antitumorale della Vitamina A:
http://www.metododibella.org/spec_princ_att.asp?IDP=1


8) 9 lavori scientifici sull`effetto antitumorale della Vitamina C:
http://www.metododibella.org/spec_princ_att.asp?IDP=8


9) 124 lavori scientifici sull`effetto antitumorale della Vitamina D:
http://www.metododibella.org/spec_princ_att.asp?IDP=7


10) 9 lavori scientifici sull`effetto antitumorale della Vitamina E:
http://www.metododibella.org/spec_princ_att.asp?IDP=4
 

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Prof. Luigi Di Bella: lavori o abstracts presentati in congressi scientifici nazionali (la seguente sezione sarà gradualmente completata).
N.B.:
tutti i lavori qui di seguito riprodotti sono tutelati da copyright.

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Il busto dello scienziato posto all'ingresso del suo laboratorio.


 

1)
Pubblicazione Quindicinale - Bollettino della Società Italiana di Biologia Sperimentale - Vol. XLV  Numero 20bis Ottobre 1969 - Sotto l'auspicio del Consiglio Nazionale delle Ricerche.

L. Di Bella, M.T. Rossi, N. Pellegrino, A. Grimaldi, V. Santoro (Cattedra di Fisiologia Generale, Università di Modena). 

Ruolo del sistema abenulo-epifisario nella regolazione del tasso piastrinemico.


La stimolazione dei nuclei epitalamici induce nel ratto aumento significativo del tasso piastrinemico, senza contemporanea modificazione significativa degli elementi della serie rossa e bianca. Gli effetti sono diversi per la stimolazione di altri distretti encefalici. Siccome gli effetti rilevanti avrebbero potuto essere mediati dalla melatonina gli AA. hanno studiato gli effetti della iniezione e.v. e intraventricolare della sostanza nei conigli, ottenendo aumento significativo delle piastrine e diminuzione degli eritrociti e dei leucociti, la quale ultima si svolge soprattutto a carico di granulociti. L'aumento delle piastrine la melatonina i.p. non lo provoca nei ratti, nei quali invece riesce attiva la 5'-metionin-adenosina. Sospensioni di liofilizzazione di epifisi e di epitalami non sembrano modificare gli effetti dell'iniezione i.p. nei ratti della miscela di melatonina e 5'-metionin-adenosina.

Estratto dal Vol. 69, 1972, fasc. 1"



2)

Archivio di Fisiologia
Vol. 69, 1972, fasc. 1

(Comunicazioni dei Soci al XXIII Congresso Nazionale Palermo, 27-30 settembre 1971).

Lancellotti L., I. Zini, L. Di Bella e M.T. Rossi (Istituto di Fisiologia umana, Cattedra di Fisiologia generale della Università di Modena).
Dinamica midollare dopo trattamento subacuto e cronico con melatonina.

 

Aumento transitorio del tasso piastrinemico l'abbiamo ottenuto nei ratti per stimolazione delle abenule [1], e non di altre zone telencefalodiencefaliche rostro-ventrali; frequentemente in questo ultimo caso si può avere effetto leucopenizzante, e specificamente linfopenizzante. Ci parve interessante studiare l'effetto della melatonina sulla dinamica midollare.

Abbiamo all'uopo iniettato i.p. nei ratti, alla dose di µg 200/100 g p.c., la melatonina (soluzione in etanolo acquoso 2%). Dopo 10-129 iniezioni (una al dì) in 10 ratti diversi si trovò un peso medio del midollo delle ossa lunghe (omeri, femori, tibie) di mg 215,78±52,6, corrispondente a mg 0,62±0,25/g p.c., pari a quello di animali non trattati. La % di acqua fu del 74,04±3,6.

Il no. di elementi cellulari fu 1.323.000±705.000/mg di midollo, corrispondente in media a 820.103±476.103 elementi/g p.c.

Calcolando pari a 1/20 del peso corporeo la massa totale di sangue, il no. degli elementi corpuscolari circolanti sarebbe stato di 13,54.1010±2.1010 eritrociti, 274.106±125.106leucociti, 25,2.109±14,3.109 piastrine. Il no. di eritrociti+granulociti circolanti risulta perciò di alcune centinaia di volte maggiore del no. degli elementi del midollo estratto dalle ossa lunghe.

Poiché il midollo totale pesa circa dieci volte più di quello delle ossa lunghe [2], e gli elementi della serie rossa e bianca rappresentano solo una parte della cellularità del midollo, se ne può concludere che per 20-40 eritrociti+granulociti circolanti vi è un elemento cellulare del midollo, e cifre perfettamente sovrapponibili a queste abbiamo trovato in animali normali controllo, ugualmente iniettati i.p. con soluzione etanolica 2%.

Il rapporto eritrociti+granulociti circolanti/elementi del midollo tende ad aumentare col crescere del no. delle iniezioni di melatonina, fino ad un massimo di 24 iniezioni, per poi gradualmente declinare fino ai valori di partenza.


BIBLIOGRAFIA

[1] Di bella L. et alii - Boll. Soc. it. Biol. sper., 1969, 45, comunic. 171.

[2] Kelemen E. and A. Haddow - Physiopathology and therapy blood diseases. Pergamon Press, 1969, p. 11.

Estratto dal Vol. 69, 1972, fasc. 1"
 

3)
Bollettino della Società Italiana di Biologia Sperimentale
Vol. XLVIII, n. 20 bis - 31 ottobre 1972

I. Zini, Luigi Di Bella, M.T. Rossi, P. Sorgato

Effetti della perfusione melatoninica sulla differenza artero-venosa del compartimento cellulare del sangue circolante nei ratti splenectomizzati.

Ci siamo occupati altrove degli effetti della melatonina sul sangue circolante di ratti normali. Nel presente studio abbiamo seguito le differenze artero-venose dopo plenectomia, negli animali perfusi con Melatonina (μ1,09÷1,17/gr/h), sciolta in etanolo acquoso 2%, o con solo solvente. La splenectomia inverte in genere le differenze artero-venose del numero dei G.R., rilevate prima dell'intervento, e la per fusione con etanolo non modifica questo effetto, che può essere invertito o aumentato dalla melatonina.

La differenza veno-arteriosa del valore ematocritico non viene invece modificata nei 3-4 gg che seguono la splenectomia, e neanche dalla successiva infusione con soluzione di melatonina o di solo solvente. La splenectomia non incide invece sulla differenza veno-arteriosa dei G.B. nella maggior parte dei casi, così come l'infusione di melatonina o del solo solvente. Altrettanto può ripetersi per gli elementi non granulocitici.

Le piastrine in genere aumentano di numero, tuttavia si riducono nel contempo di tanto le dimensioni da rendere difficile o impossibile una conta esatta e l'accertamento di una eventuale differenza veno-arteriosa; la melatonina sembra essere in grado di far aumentare il tasso piastrinemico nel sangue arterioso, dopo splenectomia, effetto non rilevato con etanolo.


4)

Arch. Fisiol., 1972, 69, pp. 129-130 Società Italiana di Fisiologia

Comunicazioni dei Soci al XXIII Congresso Nazionale Palermo, 27-30 settembre 1971.

I. Zini, L. Di Bella, M.T. Rossi e L. Lancellotti (Istituto di Fisiologia umana, Cattedra di Fisiologia generale della Università di Modena).

Dinamica Megacariocitica e piastrinemia dopo trattamento con melatonina.

Poiché solo il sistema abenulo-epifisario, stimolato, pare sia in grado di far aumentare transitoriamente il tasso delle piastrine circolanti [1], mentre l'iniezione i.p. di melatonina, anche se ripetuta per lunghi periodi, non sembra in grado di modificare la piastrinemia, abbiamo ritenuto interessante studiare gli effetti della iniezione di melatonina sul sistema piastrinopoietico megacariocitario del midollo osseo.

A tale scopo, un frammento della mescolanza omogenea dei sei midolli ottenuti dagli omeri, femori e tibie di ratto, veniva strisciato su un vetrino pesato a meno di mg 0,005 prima e dopo lo striscio e la quantità di midollo secco strisciata, calcolata per differenza. Dopo colorazione pancromatica si contavano tutti i megacariociti dello striscio, e dal no. conteggiato si risaliva al no. presente in 1 mg di midollo fresco, attraverso il peso del midollo strisciato e la sua % di acqua.

Poiché la melatonina si iniettava i.p. in soluzione etanolica al 2%, si è dovuto saggiare in ratti controllo l'effetto della sola soluzione acquosa in etanolo, e i risultati sono stati posti a confronto con quelli di un 3° gruppo di ratti non trattati. Il no. di megacariociti è stato di 1235,7±455,8/mg nei ratti normali, di 1185±751,4/mg in quelli trattati con etanolo, di 973±830,7/mg nei ratti trattati con melatonina. Come si vede il trattamento subacuto e cronico i.p. con melatonina fa ridurre il no. dei megacariociti del midollo delle ossa lunghe, ma non significativamente.

La riduzione del no. dei megacariociti del midollo potrebbe farsi risalire ad un'accentuata piastrinopoiesi; poiché detta diminuzione non è significativa, né la melatonina riesce in tutti i casi a provocare l'aumento della attività piastrinopoietica dei megacariociti e/o agire sui meccanismi di immissione in circolo delle piastrine.

I dati da noi rilevati sembrano comunque indicare un'azione bifasica della melatonina; una prima fase, compresa entro i primi 20-30 giorni, durante la quale il no. dei megacariociti tende a calare, una seconda fase, nella quale probabilmente altri fattori a feed-back si possono sovrapporre alla azione della melatonina, mascherandone eventualmente gli effetti e nella quale i megacariociti tenderebbero a riportarsi ai valori normali. Non si è misurato il diametro dei megacariociti [2].

BIBLIOGRAFIA

[1] Di Bella L. et alii - Boll. Soc. it. Biol. sper., 1969, 45, comunic. 171.

[2] Harker L.A. - Formation and Destruction of Blood Cells. Lippincott, Phyladelphia, 1970, p. 173/segg.



 

5)

Arch. Fisiol., 1972, 69, pp. 75-76 Società italiana di Fisiologia - Comunicazioni dei Soci al XXIII Congresso Nazionale Palermo, 27-30 settembre 1971. 

L. Di Bella, M.T. Rossi, L. Lancellotti e I. Zini (Istituto di Fisiologia umana, Cattedra di Fisiologia generale della Università di Modena).

Alcuni aspetti dei rapporti fra leucopoiesi e piastrinopoiesi.


Mentre la stimolazione delle abenule comporta nel ratto un aumento transitorio delle piastrine in circolo, la sola introduzione di elettrodi di stimolazione in diversi distretti cortico-diencefalici del ratto si accompagna ad un aumento significativo solo dei linfociti circolanti, che si attenua sensibilmente dopo la stimolazione con onde quadre delle stesse aree.

Lo studio microscopico del midollo osseo di ratti, in condizioni diverse ci ha svelato frequente l'esistenza di grandi neutrofili dentro i megacariociti, fino in numero di 16 in qualche caso, reperto difficilmente interpretabile come fagocitosi; in diversi megacariociti d'altra parte si è creduto interpretare a favore di una origine endomegacariocitica dei neutrofili, alcune immagini.

Nello stesso senso depone la frequente vicinanza dei grandi neutrofili ai megacariociti del midollo normale, simile alla emperipolesi e alla peripolesi linfatica nella leucemia linfoide [1, pag. 151].

Parlano altresì a favore di particolari rapporti fra neutrofili e megacariociti: 1) l'invasione neutrofila dei megacarioblasti dopo trattamento col siero antipiastrinico [1, pag. 155], 2) il difetto simultaneo di membrana nell'Hb-uria notturna parossistica, negli eritrociti, nei grandi neutrofili e nelle piastrine [1, pag. 242], la cui membrana deriva da quella dei megacariociti [2, pag. 46 segg.]; 3) la possibile evoluzione della mielosi megacariocitica in leucemia cronica granulocitica e presenza del cromosoma Ph [3]; 4) la frequente associazione della trombocitemia con la leucocitosi granulocitica ed il satellismo delle piastrine verso i neutrofili [4, pag. 140].

Dopo iniezione lenta (µg 0,293/100 g/min) di melatonina nella v. cava inf. di ratti incannulati a permanenza non varia significativamente il tasso piastrinemico, mentre le variazioni possono essere sensibili dopo iniezione più rapida; anche in queste condizioni varia nel contempo il tasso dei neutrofili circolanti.

La melatonina sembra intervenire oltre che nei rapporti fra piastrinopoiesi e neutropoiesi, anche nella regolazione a feed back del tasso piastrinemico e possibilmente anche nella costituzione o nel meccanismo d'azione della trombopoietina {1, pag. 128 segg.].

BIBLIOGRAFIA

[1] Rebuck, Abraham and Short - In: Formation and destruction of blood cells. Lippincott, 1970.

[2] White - In:The circulating platelet. Acad. Press, 1971.

[3] Woodliff H.J. = Leukaemia cytogenetics. Lloyd-Luke, London, 1971.

[4] McDonald, Dodds and Cruickshank - Atlas of hematology, Livingstone 1970, 3a ed. 



 

6)


Arch. Fisiol., 1972, 69, pp. 113-114

Società italiana di Fisiologia Comunicazioni dei Soci al XXIII Congresso Nazionale Palermo, 27-30 settembre 1971 


M.T. Rossi, L. Lancellotti, I. Zini e L. Di Bella (Istituto di Fisiologia umana, Cattedra di Fisiologia generale della Università di Modena).
 

Ricerche di dinamica midollare nel Mus Rattus.


Poiché in precedenti ricerche [1] la stimolazione con correnti quadrate dei nuclei abenulari nei ratti si era dimostrata in grado di provocare un aumento  transitorio, ma significativo, del tasso delle piastrine circolanti, e poiché solo le abenule e l'epifisi contengono la 5-0-metriltransferasi [2], si ritenne non improbabile riferire alla melatonina le modificazioni piastrinemiche rilevate.

La melatonina avrebbe dovuto verosimilmente agire sui megacariociti e/o sulle piastrine, contenenti entrambi il precursore serotoninico [3]. Risultava pertanto fondamentale uno studio del midollo osseo quale riferimento ad ulteriori ricerche; è quanto abbiamo fatto.

L'omero, il femore e la tibia dei due lati di una popolazione omogenea di ratti maschi sono stati prelevati da animali dissanguati in narcosi ed il midollo sgusciato e pesato complessivamente a fresco a meno di mg 0,005. Si sono scartati il radio, l'ulna e la fibula per le trascurabili quantità di midollo contenute. La % di acqua è stata di 71,37±4,83. La quantità totale media di midollo è stata di mg 0,615±0,218/g p.c.. Il peso relativo del midollo cresce però secondo una funzione curvilinea del p.c.; 1 mg di midollo contiene in media 1.280.000±271.000 elementi.

Poiché si poteva approssimativamente calcolare il no. totale di elementi circolanti dal loro no./mm3 e dal volume complessivo di sangue, posto pari a 1/20 del p.c., sarebbe stato anche possibile rapportare gli elementi circolanti a quelli del midollo; per 430÷830 eritrociti+granulociti circolanti si è trovato un solo elemento del midollo.

Poiché il midollo delle ossa lunghe rappresenta una frazione ca. 10% di tutto il midollo [4], il rapporto predetto avrebbe dovuto essere corrispondentemente ridotto. Se ne può concludere che a 20÷40 elementi circolanti della serie rossa e granulocitica, corrisponde un solo elemento del midollo, il quale perciò in fase acuta potrebbe modificare solo modestamente nei ratti il no. degli elementi circolanti delle due serie, tanto più che non tutti gli elementi costitutivi del midollo hanno uguale capacità proliferativa, né tutti appartengono alla serie rossa e granulocitica [4].

BIBLIOGRAFIA

[1] Di Bella L. et alii - Boll. Soc. it. Biol. sper., 1969, 45, fasc. 20 bis, comunic. n. 171.

[2] Axelrod et alii - J. biol. Chem., 1961, 236, 211.

[3] Marcus A.J. and Zucker M.B. - The physiology of blood platelets. Grune and Stratton, New York, 1965.

[4] Kelemen E. and A. Haddow - Physiopathology and therapy of human blood diseases. Pergamon Press, Oxford 1969, pag. 11.

7)
 
Luigi Di Bella


ORIENTAMENTI FISIOLOGICI NELLA TERAPIA DELLE EMOPATIE

dal "BULLETTINO DELLE SCIENZE MEDICHE"Organo della Società e Scuola Medica Chirurgica di BolognaAnno CXLV - Fasc. I - 1974.

I centri nervosi prendono parte decisiva alla regolazione della composizione chimica e cito-morfologica del sangue. Infatti:


1) La stimolazione delle abenule si associa nei ratti ad aumento costante, significativo, ma transitorio del tasso delle piastrine circolanti.


2) Perché si avveri questa variazione numerosi fattori debbono contemporaneamente e successivamente realizzarsi.


3) Le variazioni del tasso piastrinemico sono verosimilmente conseguenti dalla mobilitazione di Melatonina.

Le variazioni stesse sono transitorie, per diversi meccanismi, general-mente a feed-back, pertinenti alla regolazione automatica del tasso piastrinemico.


4) Un'azione diretta la melatonina sembra esercitare sui megacariociti del midollo, che tendono a crescere in un primo tempo, dopo trattamento sistematico per via parenterale dei ratti.


5) Altri organi che sembrano giocare un ruolo determinante nella regolazione del tasso piastrinemico sono i polmoni.


La vagotomia uni- o bilaterale, l'atropinizzazione o la ganglioplegizzazione degli animali, il pneumotorace uni- o bilaterale, sembrano modificare decisamente la funzione di regolazione che sul tasso piastrinemico esercita l'apparato respiratorio.


6) Anche la milza e i rimanenti organi splanici esplicano, con meccanismi in parte diversi, funzioni di regolazione non solo sul tasso piastrinemico, ma anche su quello dei linfo-monociti e dei granulociti circolanti.


7) Le piastrine sembrano interferire sul tensioattivo alveolare, del quale riducono l'efficienza. Quest'azione può venire in parte compensata dall'ipofase del lining alveolare e dalle plasmaproteine.


8) Sembrano esercitare una funzione significativa sul tensioattivo anche i linfo-monociti in particolari condizioni.


9) Queste influenze sulla funzione del polmone vengono svelate sia dalle curve P/V di inflazione e di deflazione dei polmoni, come dalla determinazione dello «Stability Ratio», col metodo di Pattle.


10) Nell'uomo la melatonina stimola alla proliferazione gli elementi della serie mieloide, eritroide e magacariocitica del midollo.


11) Eccellenti risultati di valore terapeutico definitivo si sono ottenuti con la melatonina non solo in diverse forme di trombocitopenie, accompagnate o meno da porpore, bensì anche in alcuni stati trombocitopenici delle leucosi linfoidi.


12) La melatonina manifesta significativi effetti per os, già a dosi di pochi µg, ripetuti o meno nelle 24 ore.


Anche somministrata per via intramuscolare o endovena la melatonina è ugualmente ben tollerata. A piccole dosi per os, il colorito della cute diventa più marcatamente roseo, per probabile maggior trasparenza dell'epidermide, mentre si modificano le caratteristiche comportamentali con accentuazione della motilità spontanea, diminuzione del senso di stanchezza, accentuazione della percezione subbiettiva di benessere. L'iniezione e.v. troppo rapida provoca sonnolenza ed un senso di stordimento.


13) Nelle mielosi arigenerative di soggetti attempati il tasso piastrinemico stenta a risalire sotto l'effetto della melatonina. Tuttavia pur con tassi di 25-30.000, od anche più bassi, di piastrine, le petecchie e le suffusioni emorragiche cutanee e mucose si presentano molto più raramente. Le piastrine d'altra parte tendono ad assumere forma discoidale, ed a crescere di diametro. Per queste ragioni, e per altre ancora, sembra che le interazioni fra piastrine ed endotelio, relative soprattutto al trofismo di quest'ultimo, siano orientate in senso decisamente favorevole dopo somministrazione di melatonina.


14) Si discutono i probabili meccanismi d'azione della melatonina:


a) sulla piastrinopoiesi megacariocitica;


b) sul contenuto dei corpi densi in ATP delle piastrine circolanti;


c) sulle interazioni fra melatonina e trombostenina;


d) sulle somiglianze e differenze fra l'azione della Vincristina e Vincaleucoblastina da una parte, e della Melatonina dall'altra;


e) sulle possibili influenze della melatonina sull'α- e sul ß- MSH;


f) sulle interferenze centrali diencefaliche, e periferiche, sui melanofori e sugli elementi staminali dl sangue, e se ne traggono eventuali future deduzioni sopra l'eziopatogenesi e la terapia di altre emopatie.

8)

Proceedings of the International Union of the Physiological Sciences. Vol. XI. XXVI International Congress. New Delhi, 1974. Abstracts of volunteer papers.

Luigi Di Bella, M.T. Rossi (Inst. of Human Physiology, University of Modena, Italy).

Nervous control of thrombocytopoiesis.

The electric stimulation (square waves, 50 Hz, 2-12 V, implanted electroides) of epithalamic habenular nuclei induces a significant rise of bllod platelets, after a lag time of 24-32 hours. The blood platelets elevation lasts no longer than 72 hours, and then declines to preceding values. No other district of rat brain, equally stimulated, promotes a similar elevation of blood platelets. Neither melatonin nor 5'-methionin-adenosine are able to mimic the effects of habenular stimulation. Several factors may be responsible of this effect diversity; the most important are:
1) the permeability of bone marrow to melatonin;
2) the reactivity of megacaryocites to melatonin;
3)the sequestration of blood platelets and leucocytes in the pulmunary capillary bed.
In many human subjects, both in good health and affected by thrombocytopenia, melatonin by mouth may promote a temporary, but significant rise of blood platelets. It is probable that other central nervous or peripheral humoral mechanisms partecipate well to blood leucocytes multiple equilibrium reactions.

9)

Bollettino della Società Italiana di Biologia Sperimentale. Vol. L, n. 20 bis - ottobre 1974.

I. Zini, P. Biral, M.T. Rossi, Luigi Di Bella, R. Ferrari (Istituto di Fisiologia Umana, Cattedra di Fisiologia generale dell'Università di Modena)


Aspetti omeostatici della piastrinemia.


Il tasso piastrinemico tende a rimanere costante in condizioni fisiologiche, per cui la velocità di riproduzione deve essere uguale a quella di distruzione. Poiché molti elementi possono migrare nei tessuti e qui essere distrutti, o attraversare le mucose ed essere perduti con secreti ed i, la velocità di riproduzione deve essere tale da regolare anche queste perdite. Infine variazioni artificialmente indotte del tasso delle piastrine circolanti sono seguite entro breve tempo da variazioni che non solo annullano l'incremento o la caduta iniziali, ma possono addirittura sovracompensarli ("rebound thrombocytosis" post trombocitopenica). Questi rilievi suggeriscono l'esistenza di regolazione a feed-back della piastrinemia, forse tramite fattori umorali. Mentre CRADDOCK e Coll. hanno adoperato il plasma di animali resi trombocitopenici o trombocitosici, noi abbiamo saggiato l'effetto delle piastrine lisate. Si sono concentrate 2,09-2,164-3,5-16,85 x 109 piastrine/ml e se ne sono iniettate 0,8 ml, previa lisi delle piastrine ottenuta per alterno raffreddamento

(-30°C) e riscaldamento (+40°C), fino a non riscontrare più traccia di piastrine nella sospensione.


Si è poi rapportato il n° di piastrine lisate iniettate al n° totale di piastrine possedute dal ratto recettore, prima dell'iniezione e.v., calcolando pari a 1/20 del p.c. la massa totale di sangue. Le quantità così iniettate variavano dal 15 al 203%; la determinazione della piastrinemia è stata ripetuta dopo 24-48-72-96 ore, con uguali modalità.


I risultati sono stati i seguenti: 1) Le variazioni del tasso piastrinemico sono state di: -40,4±22,1; -33,9±27,1; -9,8±33,4; +15,3±35,3, rispettivamente dopo 24-48-72-96 ore. 2) Le variazioni della piastrinemia dopo 24-48-72-96 ore dall'iniezione sono state funzioni approssimativamente rettilinee del n° di piastrine lisate iniettate. Questi risultati indicano che: a) un fattore responsabile della regolazione a feed-back delle piastrine circolanti si trova nelle piastrine stesse; b) tale fattore liberatosi dalla lisi piastrinica può esercitare il suo effetto sia inibendo la piastrinopoiesi megacariocitica, sia promuovendo la sequestrazione tissutale delle piastrine; c) l'effetto complessivo è dose-dipendente e tende ad esaurirsi già dopo 72 h, quando può essere mascherato da una "rebound thrombocytosis".



10)

Bollettino della Società Italiana di Biologia Sperimentale. Vol. L, n. 20 bis - ottobre 1974

R. Ferrari, I. Zini, Luigi Di Bella, M.T. Rossi, B. Piral (Istituto di Fisiologia Umana, Cattedra di Fisiologia Generale dell'Università di Modena)


Aspetti funzionali del fattore trombocitico regolatore del tasso piastrinemico

Il plasma umano normale (SPECTOR: Proc. Soc. Exp. Biol. Med., 1961, 108, 146) e quello di soggetti trombocitopenici (ABILDGAARD & SIMONE: Sem. Hemat., 1967, 4, 424; SPECTOR, l.c.; ODELL e Coll. Proc. Soc. Exp Biol. Med., 1961, 108, 428; DE GABRIELE & PENINGTON: Brit. J. Hematol., 1967, 13, 210; SCHULMAN e Coll.: J. Pediatr., 1965, 66, 604) stimola la trombocitopoiesi (EVATT & LEVIN: J. Clin. Invest., 1969, 481615; PENINGTON: Brit. Med. J., 1970, 1, 606). Il fattore umorale è stato ritenuto essere una glicoproteina (LINMAN & PIERRE: J. Lab. Clin. Med., 1963, 62, 374) o altre plasmaproteine (ABILDGAARD & SIMONE, L.C.; EVATT e Coll.: Blood. J. Hematol., 1972, 40, 926).

Nella precedente nota si è visto che il lisato piastrinico si comporta come il plasma di soggetti o animali trombocitotici. Per escludere l'eventuale presenza di plasmaproteine abbiamo denaturato il lisato piastrinico per ebollizione a B.M. di acqua per 30' in provette con microrefrigerante a ricaduta e l'abbiamo iniettato con modalità identiche a quelle seguite nell'iniezione di lisato di piastrine. Il liquido, filtrato per filtri di pasta di vetro e riportato al volume di 0,8 ml (corrispondenti a 7,11x109 piastrine/ml), è stato iniettato e.v.


I risultati sono stati i seguenti:

 1) In tutti gli animali (ratti) il tasso piastrinemico cala significativamente nelle prime 24 ore dopo l'iniezione.


2) Detto tasso prende ad aumentare in seguito per riportarsi approssimativamente ai livelli di partenza dopo 72-96 ore dall'iniezione.


Il fattore piastrinico responsabile dell'inibizione della trombocitopoiesi o dell'aumentata sequestrazione tissutale delle piastrine non è evidentemente legato alle proteine né plasmatiche né piastriniche, precipitabili col calore, e non è evidentemente legato alle proteine nè plasmatiche nè piastriniche, precipitabili col calore, e non è termolabile nelle condizioni predette. Il plasma da solo può similmente abbassare il tasso piastrinemico, ma non in tutti gli animali, nè per corrispondente entità, senza contare che il suo effetto appare diverso nel tempo. Non è responsabile del predetto andamento neanche l'esperimento in sè (trauma, narcosi, stress), in quanto i ratti ugualmente trattati, ma non iniettati, tendono a mostrare un abbassamento modesto del tasso piastrinemico. Si può concludere perciò per la natura probabilmente aproteica del fattore trombocitico a regolazione negativa del tasso piastrinemico.



11)

Bollettino della Società Italiana di Biologia Sperimentale. Vol. L, n. 20 bis - ottobre 1974


B. Biral, Luigi Di Bella, I. Zini, R. Ferrari, M.T. Rossi (Istituto di Fisiologia Umana, Cattedra di Fisiologia Generale dell'Università di Modena)


Intercorrelazione fra piastrinopoiesi ed eritropoiesi.


In numerose leucosi acute e nelle ricadute, e quasi sempre nelle mielofibrosi, all'anemia si associa trombocitopenia. Nelle remissioni invece si assiste ad aumento in circolo e delle piastrine e degli eritrociti. HARKER & FINCH (J. Clin. Invest., 1969, 48, 963) hanno osservato spesso trombocitosi in pazienti anemici per emorragia o sideropenia. E trombocitosi si associa in genere a poliglobulia dopo splenectomia. DE GABRIELE & PENINGTON (Br. J. Hematol., 1967, 13, 210) rilevarono diminuzione della piastrinemia nei ratti con iperglobulia per trasfusione di eritrociti o permanenza in ipossia. L'eritropoietina al contrario non fa salire il tasso piastrinemico. Nei conigli iniettati con eritropoietina umana o salassati aumenta l'incorporazione di 75 Se-metionina nelle piastrine (SHREINER & LEVIN: Ciba Found. Symp., 1973, 13, p. 229).


Nei topi ipossici l'aumento del valore ematocritico si associa alla diminuzione delle piastrine circolanti e ad aumento della loro massa. Evidentemente il numero delle piastrine non è l'unico fattore da far intervenire nella correlazione con il tasso degli eritrociti. L'età delle piastrine e un insieme di altre caratteristiche contribuiscono a modificare la biologia delle piastrine stesse. Se si considera anche il sequestro delle piastrine nella milza e nel polmone, si ha modo di rendersi conto della contraddittorietà dei vari reperti. In ratti sani, iniettati e.v. con lisato piastrinico disciolto in 0,8 ml, corrispondente in quantità assoluta, a 1,68÷13,48x109 piastrine/ml, le variazioni medie del tasso eritrocitico sono minime e rientrano nella norma, non presentando nei diversi giorni nessuna significatività.


Il tasso piastrinemico invece varia ampiamente (-40,59%, -33,86%, -9,78%, +15,29%, rispettivamente dopo 24-48-72-96 ore). Nè l'iniezione e.v. del lisato piastrinico denaturato al calore, che pur provoca sul tasso di piastrine in circolo variazioni simili a quelle riscontrate nei ratti trattati con lisato non denaturato, nè l'iniezione di plasma omologo, nè l'esperimento in sè modificano sostanzialmente nel tempo il tasso degli eritrociti circolanti. Si può concludere che il n° degli eritrociti in circolo non è nella stessa misura, nè nella stessa direzione, sempre ugualmente influenzato dal tasso piastrinemico.



12)

Bollettino della Società Italiana di Biologia Sperimentale. Vol. L, n. 20 bis - ottobre 1974


M.T. Rossi, R. Ferrari, P. Biral, Luigi Di Bella, I. Zini (Istituto di Fisiologia Umana, Cattedra di Fisiologia Generale dell'Università di Modena)


Tasso leucocitario e trombopenia.


I leucociti esercitano numerose funzioni; hanno citogenesi, attività, funzioni, regolazione dipendenti da molte complesse correlazioni umorali e nervose, in parte correlate con quelle delle piastrine. Nella leucosi mieloide cronica, all'aumento dei granulociti circolanti e diminuzione relativa dei linfociti si accompagna in genere piastrinosi. Viceversa nella forma acuta, all'aumento delle forme immature si accompagna di norma diminuzione del n° delle piastrine. Tutto ciò fa pensare all'esistenza di fattori comuni alla fisiopatologia delle piastrine e dei leucociti. Per verificare l'eventuale correlazione nei ratti iniettati e.v. con lisato di piastrine corrispondente a 1,68x109 48x109 piastrine, abbiamo determinato il n° dei leucociti nel sangue periferico (autocitometro) e la formula leucocitaria. I risultati sono stati che le variazioni del numero totale dei leucociti, dei linfociti o granulociti non sono state significative e univoche dopo 24-48-72-96 ore. Le variazioni riscontrate sono state indipendenti dalle dosi, tuttavia con le dosi più alte (=13,48x109) i risultati si invertono: mentre infatti le variazioni del tasso linfocitario rimangono sempre positive, quelle dei granulociti diventano negative per le quantità più piccole di piastrine lisate, fortemente positive invece per le quantità più grandi di piastrine iniettate; cioè mentre le alte dosi di lisati piastrinici provocano granulocitosi le piccole danno invece granulopenia. Uguale inversione non si rileva per i linfociti. Il lisato piastrinico denaturato col calore induce una granulocitosi tanto più accentuata quanto più tempo passa dall'iniezione. L'andamento del fenomeno è molto più irregolare dopo iniezione del lisato non denaturato. Le variazioni percentuali del tasso dei Linfo+Monociti sono invece caratterizzate da numerose e profonde irregolarità. Se ne può concludere che l'estratto trombocitopenizzante termostabile di piastrine è ostacolato nel suo effetto sul tasso dei granulociti circolanti da componenti (proteici) termolabili e che il suo effetto non si estende al tasso dei Linfo+Monociti circolanti. Ultima caratteristica dell'estratto è quella di non essere dose-dipendente.

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Boll. Sibs Vol. L, n. 20 bis


Luigi  Di Bella, M.T. Rossi, R. Ferrari, P. Biral, I. Zini (Istituto di Fisiologia Umana, Cattedra di Fisiologia Generale Università di Modena)


Alcuni aspetti del midollo dopo trattamento con il principio trombocitopenizzante piastrinico.



La trombocitosi post-transfusionale si tramuta al 5°-6° giorno in una "rebound thrombocytopenia" (ODELL e Coll.: Acta Haematol. , 1967, 38, 34; EVATT & LEVIN: J. Clin. Invest., 1969, 48, 1615), considerata espressione di ridotta piastrinopoiesi in quanto cala l'incorporazione nelle piastrine di 75Se-metionina e di Na235SO4 (SHREINER & LEVIN: J.Clin. Invest., 1970, 49, 1709; HARKER: Am. J. Physiol., 1970, 218, 1376). I megacariociti del midollo sono numerosi e più piccoli e i nuclei meno lobulati, soprattutto al 4° giorno della trombocitosi. Nel midollo di ratti normali iniettati e.v. con lisati piastrinici (l.p.) (v. note precedenti) abbiamo visto dopo 96 ore dall'iniezione singola: 1) che la serie eritroide (E) rappresenta in media il 13,28±7,805% di tutta la popolazione cellulare; che la stessa serie (E) è stata di 10,29±5,815% nei ratti iniettati e.v. con lisati piastrinici denaturati con il calore; di 13,106±3,441% nei ratti iniettati e.v. con plasma; e infine di 7,071±5,512% negli sham-operated.


Il lisato di piastrine non sembra quindi modificare significativamente dopo 96 ore dalla iniezione endovena la quota relativa della popolazione eritroide nel midollo. 2) I granulociti (Gr) hanno rappresentato il 23,215±7,825% nei ratti iniettati con l.p.; 19,419±6,816% nei ratti iniettati con l.p. denaturato; 18,512±4,915% nei ratti iniettati con plasma; 19,829±5,910% nei ratti sham-operated. Neanche sui granulociti maturi il l.p. ha manifestato effetti significativi. 3) Il rapporto E/Gr è stato di: 0,682±0,68 nei ratti iniettati con l.p.: 0,570±0,309 nei ratti iniettati con l.p. denaturato; 0,736±0,221% nei ratti iniettati con plasma; 0,379±0,235 nei sham operated. L'unica differenza significativa tra i predetti rapporti è quella fra i ratti iniettati con plasma e gli sham-operated sham-operated (0,001



 

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BOLLETTINO DELLA SOCIETÀ ITALIANA DI BIOLOGIA SPERIMENTALE

Vol. LI, N. 18 bis - 30 Ottobre 1975



R. Coronati, Luigi Di Bella, G. Scalera, M.T. Rossi e G. Tarozzi (Istituto di Fisiologia Umana, Cattedra di Fisiologia Generale dell'Università di Modena)

Contributo alla natura delle interazioni tra nucleotidi e aril-amine nella fisiologia delle piastrine.

La serotonina del sangue è contenuta tutta nelle piastrine (BRACCO e CURTI, Experientia, 1954, 10, 71), soprattutto nei corpi densi (DA PADRA e Coll., Nature, 1967, 216, 1325), che si dissolvono dopo trattamento con reserpina o tiramina, e si riformano dopo incubazione con 5-HT (WHITE: in SHIRLEY A. JOHNSON: The circulating platelets, 1971, Ac. Press, N.Y.; SOLATUNTURI e PAASANEN: Am. Med. Exp. Biol. Fenn., 1966 Suppl. 14, 427; BAK e Coll., Life Sci., 1967, 6, 1133). Oltre alla 5-HT i corpi densi contengono adenina, guanina, uridina, i corrispondenti nucleotidi e ATP (GOEZ e Coll.: J. Pharmacol. exp. Ther., 1971, 178, 210). Dopo la dimostrazione dell'effetto trombocitosico della stimolazione delle abenule (DI BELLA e Coll., Boll. SIBS, 1969, 45, 171), degli effetti della melatonina (MLT) in soggetti umani sani e malati (DI BELLA e ROSSI, Proc. XXVI Internat. Congress Physiol. Sci., 1974, 11) e della presenza di MLT nelle piastrine circolanti (DI BELLA e ROSSI L.C.) il problema si spostava dalla 5-HT alla MLT. Secondo DA PRADA e Coll. (CAEN: Platelets aggregation, 1971, Masson Paris) la 5-HT forma complessi coi nucleotidi. Noi abbiamo visto: 1) che l'adenosina accresce molto la solubilità in acqua della MLT; 2) che nè l'adenina, nè l'adenosina, nè l'AMP modificano il massimo di assorbimento nell'UV (278 nm) della MLT in etanolo assoluto; 3) che una miscela isomolecolare di MLT e adenosina in alcool, presenta uno spettro i.r. allo stato solido in pastiglie di KBr che riproduce quello della MLT, mentre scompare quasi quello dell'adenosina. Le interazioni fra MLT e adenosina si svolgono forse tramite legami di H con l'Nh2 dell'adenina e con un OH del riboso (PRIMENTAL e McCALLAN: The hydrogen bond. 1960, S. Francisco, Freeman & Co.). Perchè si svolgano nei corpi densi legami dello stesso tipo l'acqua dovrebbe essere sostituita da mezzi disperdenti meno polari, come fosfolipidi, che darebbero appunto le strutture lamellari constatate da BULL (Blood, 1966, 28, 901) nei corpi densi.

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N. Battistini, M.T. Rossi, G. Scalera, Luigi Di Bella, F. Ciccolo (Istituto di Fisiologia Umana, Cattedra di Fisiologia Generale dell'Università di Modena).


Numero di elementi e di megacariociti del midollo osseo di ratto.


Alla questione se nell'organismo vi è "il midollo osseo" FLIEDNER and CALVO (in BÜCHNER: Handb. d. allg. Pathol., 1969, 2, 381) si limitano a rilevare che il midollo è "verteilt" in tutte le ossa, che sembra funzionare come organo omogeneo, che la ripartizione è diversa nei soggetti giovani o attempati nelle epifisi distali e in quelle prossimali. Noi abbiamo contato il n° totale di elementi e quello dei megacariociti nel midollo di omeri, femori, tibie di ratti normali da gr. 320 a 467 trovando i seguenti valori:

Le differenze nel numero di elementi sono significative solo fra le diafisi e l'epifisi distale di tibia (0.001 P 0.01), e fra le estremità prossimale e distale (P 0.001); le differenze nel numero di megacariociti sono significative solo fra l'estremità prossimale e la diafisi (0.01 p 0.05) e fra la diafasi e l'epifisi distale dell'omero (0.01 P 0.05).


Il peso medio del midollo del femore in 31 ratti è stato trovato in media di mg. 102.13; 3.6 e 1.5 volte più grande di quello medio dell'omero e della tibia (mg. 27.92 e 65.62). Sembra cioè che tanto più è cospicuo il volume del midollo nella cavità di un osso tanto meno specializzata è la funzione delle sue parti costitutive.


Il midollo delle vertebre, ottenuto per spremitura, ha dato risultati molto discordi: da 257000 a 5008000/mm3 per gli elementi; da 0 a 18000/mm3 per i megacariociti. Le cifre più basse quasi certamente dipendono dalle troppo piccole quantità di midollo prelevato.
Senza smentire la veduta che il midollo sia un tessuto sistemico omogeneo, isoreattivo, queste ricerche suggeriscono tuttavia una relativa tendenza ad una subspecializzazione.

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Vol. LI, N. 18 bis - 30 Ottobre 1975

M.T. Rossi, G. Scalera, Luigi Di Bella, N. Battistini, G. Tarozzi (Istituto di Fisiologia Umana, Cattedra di Fisiologia Generale dell'Università di Modena)


Volume e impacchettamento cellulare del midollo osseo.


È materialmente impossibile estrarre quantitativamente il midollo dalle ossa piatte, per tale ragione soprattutto ci siamo rivolti al midollo contenuto in quantità misurabile nelle cavità dell'omero, femore e tibia. Il peso di tutto il midollo estratto è stato determinato su 36 ratti di una popolazione omogenea; esso è oscillato da 82 a 385 mg., e in media è stato di mg. 195.09±51.39. Esso tende ad aumentare col progredire del peso corporeo.


I pesi medi del midollo degli omeri, dei femori e delle tibie sono stati di mg. 27.66±9.40; mg. 102.3±29.33; 65.73±20.46 rispettivamente. Se la correlazione fra il peso del midollo e quello corporeo è di natura rettilinea, le rette relative hanno coefficenti di correlazione decrescenti da r=0.51 (midollo totale), a r=0.47 (femore), r=0.38 (tibia), r=0.09 (omero). Gli elevati valori della s.d. e i bassi valori del coefficente di correlazione per l'omero dipendono indubbiamente soprattutto dalle più vaste ripercussioni sui piccoli pesi, dei minimi difetti di estrazione del midollo di quest'osso.


Non può tuttavia con certezza escludersi che si possa anche trattare di un diverso grado di impacchettamento degli elementi cellulari. In preparati di midollo di ratto, fissati in Zenker-formolo, inclusi in celloidina e paraffina e colorati col liquido di Giemsa, abbiamo misurato col planimetro lo spazio intercellulare; esso poteva raggiungere il 67%.


Se il midollo veniva centrifugato a 20000 rpm (=48200 g) per 40 min., a 0° C, il sopranatante, che avrebbe dovuto verisimilmente corrispondere allo spazio intercellulare, misurava un volume compreso fra 4.64 e 12.10% ed in media di 9.51±2.42%.


La sensibile differenza con i due metodi deve probabilmenre ricondursi alla retrazione delle cellule per la fissazione e successiva inclusione. La diversità dei coefficienti di correlazione non depone decisamente a favore di una diversità dei 3 midolli a meno che gli aspetti funzionali non prescindano, come probabile, dal peso del midollo; assume invece un carattere di relativa costanza l'alto grado di impacchettamento del midollo.



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Vol. LI, N. 18 bis - 30 Ottobre 1975

Luigi. Di Bella, G. Scalera, N. Battistini, R. Coronati e M.T. Rossi (Istituto di Fisiologia Umana, Cattedra di Fisiologia Generale dell'Università di Modena)


Influenza della componente cellulare di midollo sopra la pressione osmotica del liquido intercellulare.


La più alta pressione osmotica (p.o.) del liquido intercellulare di midollo avrebbe potuto dipendere o dagli scambi emotissutali, o dagli elementi del midollo, o da entrambi. Per stabilirne la causa abbiamo anzitutto seguito l'andamento nel tempo della p.o. del sopranatante del centrifugato del midollo di omero, femore e tibia: essa non muta neanche dopo 12 h di permanenza a temperatura ordinaria.


La p.o. del midollo intero (non centrifugato) di omero e di tibia invece cresce secondo una funzione rettilinea del tempo a temperatura ordinaria, per cui ogni 10 min. la p.o. cresce di circa 7milliosmoli (m.o.). Questi dati dimostrano che l'alta p.o. del midollo esprime più una attività propria degli elementi cellulari, che un particolare aspetto degli scambi emotissutali.


È probabile che alla temp. propria del "core" di un mammifero, la p.o. del liquido interstiziale di midollo sia costantemente più alta di quella del sangue, di circa 400 m.o. e che se, per ragioni molteplici, la p.o. venisse alterata, essa ritornerebbe tanto più tardi ai valori di partenza quanto più bassa sarebbe frattanto la temp. del midollo, e viceversa.


Se sono gli elementi cellulari a dominare la p.o. del liquido interstiziale del midollo, dovrebbe allora esservi una correlazione tra la cellularità del midollo e la sua p.o. Detta correlazione esiste, ad es., per il midollo di omero, la cui retta di regressione fa prevedere un aumento di 1x106 elementi cellulari per ogni 64 m.o. di diminuzione della p.o. Le stesse rette di regressione hanno coefficenti di correlazione di 0.07 per il femore e la tibia.


È perciò probabile che fattori multipli intervengano nella regolazione della p.o., e che di altre attività del midollo, a seconda della dominanza dei vari fattori (probabilmente diversa per intensità nei vari midolli), ne siano mascherate alcune e ne emergano altre.



18)

Vol. LI, N. 18 bis - 30 Ottobre 1975

Luigi Di Bella, N. Battistini, R. Coronati, M.T. Rossi e G. Scalera (Istituto di Fisiologia Umana, Cattedra di Fisiologia Generale dell'Università di Modena)


Sulla pressione osmotica del midollo osseo.


Sospendendo midollo fresco in soluzioni isotoniche di sostanze diverse (glucosio, NaCl, urea, ecc.), il citoplasma tende a ridursi come se il liquido fosse ipertonico. Ciò indurrebbe a pensare che il mezzo nel quale gli stessi elementi vivono e si riproducono nel midollo abbia normalmente una pressione osmotica (p.o.) diversa da quella del sangue, evenienza effettiva, particolarmente nel rene (WIRZ, HARGITAY, KUHN: Helvet. Physiol. Pharmacol. Acta, 1951, 9, 196). La p.o. del sangue fresco, a 22-23° C, è stata trovata in 9 ratti di peso corporeo di gr. 407±100, pari a milliosmoli (m.o.) 276.2±11.3, mentre in 46 ratti, dopo qualche tempo dal prelievo in recipienti fortemente eparinizzati, è stata trovata di 343.2±43.2 m.o.


Nei midolli dei 9 ratti della prima serie le p.o. trovate sono state: per l'omero 451.54±32.9; per la tibia 436.2±31.2; per il femore 399.9±44.7; cioè: 1) la p.o. del midollo osseo è più alta di quella del sangue; 2) essa è tanto più alta quanto più piccola è la massa di midollo contenuta nell'osso.


Infatti nel midollo dell'omero è più alta che nella tibia (P<0.001), e in questa più alta che nel femore (0.05

Il liquido intercellulare ha perciò una p.o. dello stesso ordine di grandezza di quella del midollo totale, e superiore a quella del sangue circolante.



19)

Archivio Italiano di Fisiologia (in sta, 98)

(CONGRESSO SOCIETÀ ITALIANA DI FISIOLOGIA - Firenze, 28-29 maggio 1976)

M.T. Rossi, G.P. Biral, Luigi Di Bella, R. Ferrari, I. Zini

(Istituto di Fisiologia, Cattedra di Fisiologia Generale dell'Università di Modena)


Studio di alcuni fattori del ricambio piastrinemico.


Dopo deplezione acuta delle piastrine circolanti il tasso piastrinemico riprende spontaneamente a salire ("rebound thrombocytosis") prima, a calare dopo ("rebound thrombocytopenia"), per cui si pensa esista un meccanismo di controllo umorale della piastrinopeisi.


Nei ratti esiste una differenza costante tra il tasso delle piastrine nel cangue arterioso e quello del sangue venoso che può oscillare da +11,47±7,8 a -16,6±11,76 ed è in media di -3,5±17. Un'ora dopo l'iniezione e.v. di 1 ml di soluzione fisiologica salina la differenza veno-arteriosa è di -38,6±28,7, significativamente più negativa rispetto agli animali controllo (P<0,001 per 45 G.L.). Dopo trasfusione di sospensioni piastriniche in soluzione salina, la differenza veno-arteriosa è di 0,38±17,08 (P=0,01).


Sembra che la diluizione del plasma con soluzione fisiologica salina promuova la liberazione/o la produzione nei tessuti di piastrine, fenomeni controbilanciati dall'iniezione e.v. di piastrine omologhe. Iniettanto e.v. plasma omologo, la differenza veno-arteriosa di piastrine è di +3,7±4,4: il comportamento del tasso piastrinemico è perciò significativamente (P<0,05) influenzato dal protidoplasma, che tende a far ridurre il ricambio di piastrine. Le piastrine omologhe trasfuse sono cedute (-) o trattenute (+) dal polmone secondo una funzione rettilinea della quantità totale di piastrine iniettate. La funzione ha coefficiente di correlazione alto (r=0,95) per il plasma ricco di piastrine, molto basso (r=0,27) per la sospensione di piastrine in soluzione fisiologica.


Si può concludere che: 1) le piastrine possono essere trattenute o liberate nei tessuti; 2) la soluzione fisiologica salina tende a rendere negativa la differenza veno-arteriosa; 3) questa tendenza può essere acutamente controbilanciata dalla trasfusione simultanea di sospensione di piastrine; 4) le proteine plasmatiche si oppongono efficaciemente all'eventuale fissazione delle piastrine nei tessuti.



20)

Archivio Italiano di Fisiologia (in sta, 98)

Luigi Di Bella, G. Scalera, M.T. Rossi e L. Gualano

(Istituto di Fisiologia Umana dell'Università di Modena)


Variazioni del 2,3-DPG eritrocitario dopo trattamento acuto con 5-metossi-n-acetil-triptamina (melatonina).


Dopo la scoperta del 2,3-DPG e delle sue ripercussioni sulla pO2 necessaria per avere il 50% di ossigenazione dell'Hb (P50) [1, 2], l'interesse si è spostato anche verso lo studio dei rapporti tra modificazioni della struttura dell'Hb da una parte e contenuto in 2,3-DPG degli eritrociti dall'altra [3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11].


Avendo noi rilevato da tempo che la somministrazione, a pazienti talassemici, di 5-metossi-N-acetil-triptamina (MLT) induce un miglioramento sensibile, e a volte drammatico, delle condizioni di ossigenazione e sanguificazione, abbiamo ritenuto utile indagare se l'effetto rilevato non fosse eventualmente riportabile ad aumento del tasso eritrocitario del 2,3-DPG.


La determinazione del 2,3-DPG è stata fatta col metodo di LOWRY e Coll. [12], modificato, adoperando lo spettrofotometro Beckman DK-2A. I ratti erano di razza Wistar, maschi, del peso medio di gr. 311,9±40,8, in narcosi da Na-pentobarbital (mg 60/kg i.p.); essi furono iniettati nella giugulare esterna con soluzione acquosa di MLT nella misura di 1 mg/kg. La soluzione era stata resa isotonica con aggiunta di urea; come ratti confronto furono adoperati quelli iniettati con soluzione di sola urea ugualmente concentrata e nella stessa quantità. Il sangue veniva prelevato dalla carotide con siringa siliconata ed eparinizzata, prima dell'iniezione di MLT, e dopo 60 e 150 minuti. Nei singoli prelievi si determinavano: globuli rossi; formula leucocitaria; Hb; ematocrito (Hcr); 2,3-DPG. Dopo l'ultimo prelievo gli animali venivano dissanguati; veniva prelevato il midollo dal femore e dalla tibia, che veniva strisciato, colorato e letto per ottenere il mielogramma. I risultati sono riportati nella Tabella 1.


Come era prevedibile, sia il tasso di Hb, che il numero di globuli rossi in conseguenza del dissanguamento parziale, sono calati sia negli animali non iniettati che in quelli trattati con MLT. È calato anche l'Hcr, mentre l'MCV ha mostrato tendenza a salire nei due gruppi di ratti. Il 2,3-DPG, riferito allo stesso volume di sangue, è calato nei due gruppi di ratti, e, in quelli trattati con MLT, significativamente più, (0.025 

Il libro scritto dal Dr. Giuseppe Di Bella


Il 2,3-DPG riferito all'MCV è calato sia nei ratti trattati che in quelli non trattati con MLT, nei primi più che nei secondi dopo 150 min (0.025

La percentuale dei linfociti nel sangue periferico è calata significativamente nei 2 gruppi di ratti fino a 60 min dall'inizio; solo nei ratti trattati con MLT però la diminuzione ha continuato fino alla fine; modificazioni opposte hanno mostrato i granulociti. Gli elementi della linea mieloide sono cresciuti relativamente nel midollo da 46.65±4.36 a 49.86±6.34% negli animali non trattati (0.05

Concludendo: il trattamento con MLT sembra far calare significativamente rispetto agli animali controllo il contenuto in 2,3-DPG riferito ad 1 globulo rosso. Tale diminuzione è probabilmente in rapporto con la diminuzione dell'MCV, che si avvera soltanto nei ratti trattati con MLT verso la fine dell'esperimento. È probabilmente agendo sul metabolismo dell'acqua dell'eritrocita e sulla mobilitazione dai depositi di eritrociti, che agisce acutamente la MLT. Il trattamento cronico contribuisce verosimilmente a spostare anche le varie componenti del mielogramma, promuovendo validamente l'eritropoiesi.


BIBLIOGRAFIA

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[12] Lowry O.H., J.V. Passonneau, F.X. Hasselberg e D.W. Schulz - J. Biol. Chem., 1964, 239, 18.


21)

Bollettino della Società Italiana di Biologia Sperimentale - Vol. LII, N.18 bis - 30 ottobre 1976


Luigi Di Bella, M. Bucciarelli, U.M. Pagnoni, G. Scalera e M.T. Rossi (Istituto di Chimica Organica Cattedra di Fisiologia Generale dell'Università di Modena)


Formazione di complessi tra melatonina (mlt) e basi puriniche e pirimidiniche.


Dopo la scoperta della serotonina nelle piastrine (BRACCO e CURTI EXPERIENTIA, 1954, 10, 71), e la dimostrazione che la sostanza non è ivi formata ma solo trasportata e assunta elettivamente, BORN, INGRAM & STAVEY (Brit. J. Pharmacol. Chemother., 1958, 13, 62) ne dimostrarono rapporti molecolari con ATP, e BAKER, BLASCHKO & BORN (J. Physiol., London, 1959, 149, 55P) la presenza nei granuli, isolati in forma pura DA PRADA e Coll. (Nature, 1967, 216, 1315).


La formazione di tali complessi è stata studiata recentemente "in vitro" attraverso NMR, misurando la variazione dei "chemical shifts" dei protoni delle basi azotate dopo l'aggiunta di serotonina e derivati (HELENE e Coll.: Biochemistry, 1971), 10, 3802; Dimicoli e Coll.: Biochemie, 1971, 53, 331; Idem: J. Am. Chem. Soc., 1973, 95, 1036; WANG & LI: J. Am. Chem. Soc., 1968, 90, 5069).


La formazione di tali complessi è stata studiata "in vitro" attraverso misure di NMR e i risultati indicano che, in presenza di un eccesso di nucleotidi o nucleosidi, la serotonina può sostituire le basi azotate negli aggregati; le costanti di associazione dei complessi tra purine e derivati indolici sono dello stesso ordine di grandezza. Noi abbiamo studiato la formazione di complessi fra guanosina, adenosina, uridina e citidina da una parte e MLT dall'altra.


A causa della scarsa solulibilà della MLT abbiamo operato in forte eccesso di nucleoside. Le variazioni più significative dei "chemical shifts" sono state rilevate operando in Dol 1N, con concentrazioni 0.25M in base azotata e 0.01M in MLT. Esse risultano di entità inferiore a quelle riportate per gli altri derivati indolici probabilmente per la minore quantità relativa in MLT.


È tuttavia da rilevare che tali variazioni sono senz'altro sufficientemente significative nell'indicare una associazione MLT - nucleoside. In particolare nel caso dell'adenosina le variazioni dei "chemical shifts" sono a campi più bassi, indicando probabilmente aggregati a legami d'idrogeno (HELENE e Coll.: Biochim. Biophys. Acta, 1971, 254, 349), nel caso invece di guanosina, citidina e uridina le variazioni dei "chemical shifts" risultano verso campi più alti, potendo significare una aggregazione tipo "stacks".



22)

Bollettino della Società Italiana di Biologia Sperimentale - Vol. LII, N.18 bis - 30 ottobre 1976

G. Scalera, Luigi Di Bella, M.T. Rossi, L. Gualano e F. Vaccari (Istituto di Fisiologia Umana, Cattedra di Fisiologia Generale, Università di Modena)


Effetto dell'elettroforesi "in vivo" sul mielogramma di ratto.


Nel ratto in narcosi nembutalica si sono scoperte le due epifisi del corpo dei due femori, si sono forate con fresa sferica, e nei due fori si sono introdotti elettrodi di Ag/AgCl. I due elettrodi erano distanti 21.5-25 mm con anodo prossimale-catodo distale in uno, e anodo distale-catodo prossimale nell'altro.


La corrente continua si faceva passare per 180 minuti alla tensione di 80 mV e l'intensità di circa 0,5 µA. Tensione e corrente venivano registrate su poligrafo Sanborn mod. 150. La resistenza era di circa 36x104 Ohms e poteva variare entro modesti limiti. Alla fine dell'esperimento l'animale veniva dissanguato e col midollo delle estremità prossimale e distale del femore, nonchè con quello diafisario si allestivano gli strisci. I mastociti tendono a rarefarsi nella diafisi e ad addensarsi alle epifisi, verso l'anodo più che verso il catodo.


Si può avere in qualche caso una discreta significatività fra la densità all'anodo rispetto quella al catodo (0.10

Per gli elementi della serie monocitica, plasmocitica e megacariocita non si sono mai ottenuti risultati univoci. Gli elementi della serie eritroide hanno tendenza alla rarefazione verso il catodo. Il rapporto Miel/Er in alcune serie può raggiungere valori di P<0.001. È diverso perciò il comportamento dei vari elementi mantenuti in ambiente naturale e sottoposti a un campo elettrico.



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Bollettino della Società Italiana di Biologia Sperimentale - Vol. LII, N.18 bis - 30 ottobre 1976

G. Scalera, Luigi Di Bella, M.T. Rossi e L. Gualano (Istituto di Fisiologia Umana, Cattedra di Fisiologia Generale, Università di Modena).


Effetto della melatonina (MLT) sopra il 2,3-DPG degli eritrociti circolanti di ratto.


Dati gli effetti favorevoli sull'ossigenazione del sangue e dei tessuti dopo trattamento con melatonina (MLT), abbiamo indagato se cresceva nei globuli rossi il tasso di 2,3-DPG. Ratti di gr. 312±41 in narcosi nembutalica sono stati iniettati con MLT e.v. (mg. 1/Kg), ed il 2,3-DPG degli eritrociti determinato col metodo di LOWRIE e Coll. (J. Biol. Chem. 1964, 239, 18) dopo 60 e 150 minuti dall'iniezione. Il 2,3-DPG (µmoli/ml sangue) è passato da 3.991±0.477 a 3.830±0.703 dopo 60 minuti a 3.183±0.809 dopo 150 min.


Negli animali controllo si è rilevata una corrispondente diminuzione da 3.805±0.163 a 3.542±0.184 dopo 60 minuti a 3.305±0.208 dopo 150 minuti. Le variazioni rilevate non sono significative per cui occorre concludere che la quantità di MLT non è stata sufficiente, o necessita di un tempo più lungo per agire o agisce diversamente.


Se il contenuto in 2,3-DPG si riferisce a 1 globulo rosso, tende a calare dopo trattamento con MLT. La differenza ha una modesta significatività dopo 60 min., buona dopo 150 minuti (0.01

La diminuzione del 2,3-DPG dopo 150 minuti dal trattamento con MLT potrebbe spiegare o contribuire a spiegare la maggiore ossigenazione rilevata nell'uomo dopo il trattamento stesso.


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Bollettino della Società Italiana di Biologia Sperimentale - Vol. LII, N.18 bis - 30 ottobre 1976

Luigi Di Bella, M.T. Rossi, L. Gualano, G. Scalera (Istituto di Fisiologia Umana, Cattedra di Fisiologia Generale dell'Università di Modena)


Ulteriore contributo al meccanismo di produzione delle variazioni del 2,3-DPG intraeritrocitario dopo trattamento con melatonina (MLT).


L'esochinase e la piruvatochinase sono inibite da un aumento della concentrazione del 2,3-DPG, per cui sono ridotti il consumo di glucoso e la produzione di lattato.


D'altra parte l'aumento del 2,3-DPG fa abbassare il pH intracellulare, e la glicolisi nella misura del 50%, essendo la membrana cellulare impermeabile all'anione del 2,3-DPG.


Poichè il consumo del glucoso viene accelerato, e quello del lattato cresce del 20-30% quando gli eritrociti calano di volume del 30%, intanto che aumenta la concentrazione di ATP e di fosfati inorganici, ma non di 2,3-DPG, abbiamo cercato eventuali variazioni di volume degli eritrociti negli animali trattati con MLT. Il MCV è passato da 54,68±1,18 (prima), a 56,48±0,98, dopo 60 min., a 53,03±0,24 dopo 150 min. negli animali trattati con MLT; da 58,36±0,63, a 60,87±1,09 dopo 60 min., a 61,28±0,48 dopo 150 min. nei controlli.


Le variazioni sono state significative dopo 150 min. nei ratti controllo, negli animali iniettati con MLT, ma non tra animali trattati e quelli controllo. Il contenuto in 2,3-DPG riferito al MCV è stato di 75,471±17,952 prima, di 71,373±18,105 dopo 60 min. e di 60,237±15,996 dopo 150 min. negli animali trattati con MLT; di 65,528±4,170 prima, di 59,739±11,968 dopo 60 min. e di 54,352±7,5 dopo 150 min. nei controlli.


La variazione dopo 150 min. è significativa sia nei ratti trattati con MLT che in quelli controllo ma non tra i trattati e quelli controllo. Riferito alla quantità di Hb, il 2,3-DPG si è mantenuto in rapporti molecolari superiori a 1 in tutti i ratti e nessuna differenza è stata significativa. Si può concludere che la MLT induce variazioni significative soltanto nel contenuto in DPG per G.R., indipendentemente dal MCV, e dalla concentrazione in Hb.



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Bollettino della Società Italiana di Biologia Sperimentale - Vol. LII, N.18 bis - 30 ottobre 1976

Luigi Di Bella M.T. Rossi, G. Scalera e G. Tarozzi (Istituto di Fisiologia Umana, Cattedra di Fisiologia Generale, Università di Modena)


Rilievi fisiologici ed effetti della melatonina (MLT) sulle talassemie.


Da circa 2 anni abbiamo in corso una vasta sperimentazione in tutta la penisola sulle forme di Talassemia major e minor nei confronti della reazione subbiettiva, obbiettiva e laboratoristica alla somministrazione di MLT.


La quantità somministrata è stata di 1-2 mg/die generalmente a digiuno, e i risultati sono stati relativamente costanti e in alcuni casi affatto brillanti.


Colpiscono obbiettivamente: 1) il cambiamento del colore da giallo pallido a roseo della cute e delle mucose visibili; 2) l'aumento della vivacità; 3) la scomparsa dell'astenia; 4) la scomparsa della facile dispnea da sforzo.


Dal punto di vista obbiettivo i miglioramenti si possono documentare con:a) un aumento dell'intervallo tra una trasfusione e l'altra, uguale rimanendo la quantità di sangue trasfuso ogni volta e i criteri ispiratori della trasfuzione (tasso emoglobinico inferiore a g. 7%; n° di eritrociti inferiore a 3 milioni/mm3; valore ematocritico inferiore a 24); b) i più elevati valori di Hb, di N° di globuli rossi, di valore ematocritico a riscontro periodico.


In qualche caso di Talassemia major splenctomizzato si è arrivati addirittura alla sospensione delle trasfusioni da un periodo che dura ormai da circa 2 anni. Non sappiamo ancora come agisce la MLT; possiamo precisare già alcuni aspetti della sua azione. Aumenta infatti notevolmente e significativamente il tasso dei reticolociti, e a volte compare in circolo qualche eritroblasto policromatofilo. Aumenta anche generalmente il tasso piastrinemico ed il numero dei leucociti circolanti, che in un caso, dopo circa un mese dall'inizio della cura intensa, aveva raggiunto e superato i 90mila elementi/mm3 salvo a regredire poco dopo.


In alcuni casi si ha l'impressione che l'effetto sia relativamente fugace, in quanto sembra potersi notare una certa azione di rimbalzo verso i valori bassi iniziali. È inutile dire che qualora l'ipossia anemica sia responsabile del rallentato sviluppo psichico e somatico, che l'uno e l'altro traggono notevole giovamento dalla somministrazione di MLT.



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Bollettino della Società Italiana di Biologia Sperimentale - Vol. LII, N.18 bis - 30 ottobre 1976

M.T. Rossi, G. Scalera, Luigi Di Bella (Istituto di Fisiologia Umana, Cattedra di Fisiologia Generale dell'Università di Modena)


Azione mielotropa della melatonina (MLT).


L'azione favorevole nella talassemia della MLT non appare giustificata nè dalle variazioni del 2,3-DPG eritrocitario nè da altre modificazioni del sangue periferico.


Abbiamo perciò studiato i mielogrammi dopo 150 min. dall'iniezione endovena di melatonina nel ratto. Le letture venivano eseguite in campi randomizzati e le percentuali calcolate su almeno 700 elementi per striscio. Gli elementi della serie mieloide dal 46,65±4,36 dopo MLT sono passati al 49,86±6,34 nei ratti controllo; la differenza è significativa (0,05

Gli elementi della serie eritroide sono passati dal 23,24±5,88 dopo MLT al 24,94±2,79 nei controlli; la differenza non è significativa (0,20

Neanche i megacariociti subiscono variazioni significative. La serie linfoide cala significativamente (P<0,025) nei controlli da 28,88±5,46 a 24,85±6,29. Una diminuzione dopo 150 min. dal trattamento con MLT potrebbe essere espressione o di accellerata immissione in circolo, o di ritardata maturazione.


La non significativa variazione della serie eritriode e megacariocitica potrebbe essere espressione o di una mancata incidenza della MLT, o di una influenza qualitativa, o della necessità di un intervallo di tempo più lungo. La diminuzione degli elementi della serie mieloide, bilanciata dall'aumento della serie linfoide, potrebbero accompagnarsi a variazioni inverse nel sangue circolante. In effetti i neutrofili aumentano nel sangue periferico dopo MLT di più che negli animali controllo mentre i linfociti calano.


La migliore ossigenazione dei tessuti dopo somministrazione di MLT ha probabilmente cause molteplici.



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Bollettino della Società Italiana di Biologia Sperimentale - Vol. LII, N.18 bis - 30 ottobre 1976

G. Scalera, Luigi Di Bella e M.T. Rossi (Istituto di Fisiologia Umana, Cattedra di Fisiologia Generale, Università di Modena)


Influenza di cataboliti azotati normali sul sangue e midollo. Effetto dell'acido urico.


L'acido urico si trova negli eritrociti normali (FOLIN & SVEDBERG: J. Biol. Chem., 1930, 88, 715); il suo trasporto è concentrazione-dipendente, il Q10 è 2.21, l'energia d'attivazione di circa 15800 Cal/mole (LASSEN: Biochem. Biophys. Acta, 1961, 53, 557); il trasporto è fortemente inibito dall'ipoxantina (Idem: Ibidem, 1962, 57, 111) e da altri derivati della purina (Idem: Ibidem, 1962, 57118 e 123).


Non ci è sembrato perciò privo di interesse uno studio sugli effetti dell'ac. urico sopra il sangue ed il midollo. L'infusione e.v. di ac. urico (soluzione satura acquosa a pH 9.41±1.81, a 22°C; ml 3.42 a velocità costante in 171 minuti a ratti del peso di g. 339±83.9) ha fatto calare le plasmaproteine da 5.22±0.25 a 4.406±0.24 (0.01

Data la scarsa solubilità dell'ac. urico in acqua (mg. 5.5% a 22° C) un'altra serie di 6 ratti del di 247.83±13.26 si perfuse con soluzione 1% (p/v) ac. urico in Li2CO3 0.4% (pH 8.57±0.85; 196.5 mOsm). ml 3.39 (=mg. 33.9) in 170 min., e una serie di ratti controllo perfusa con sola soluzione di Li2CO3 0.4%.


Nel sangue periferico, ad eccezione dei neutrofili, che salirono, tutti gli altri dati (eritrociti, piastrine, linfociti, Hb, ematocrito, pres. Osmotica) calarono sia con soluzione di ac. urico+Li2CO3 che con Li2CO3. Le Differenze tra i risultati delle 2 infusioni furono scarsamente significative solo per alcuni dati (% neutrofili, Hb). Nel mielogramma le principali differenze si rilevarono al confronto fra Li2CO3 e soluzione di ac.urico+Li2CO3.


Sono significative infatti sia la serie monocitica, sia le plasmacellule, sia la serie eritroide, sia il rapporto Miel/Er. Le variazioni nel sangue periferico provocate dal Li2CO3 oscurano quelle contemporanee condizionate dall'ac. urico. Non altrettanto può dirsi per le ripercussioni sul midollo. Non è improbabile che anche l'ac. urico si possa riguardare sotto una luce diversa nei confronti di alcune categorie cellulari del midollo.



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Bollettino della Società Italiana di Biologia Sperimentale - Vol. LII, N.18 bis - 30 ottobre 1976

M.T. Rossi, Luigi Di Bella e G. Scalera

(Istituto di Fisiologia Umana, Cattedra di Fisiologia Generale, Modena)


Influenza di alcuni cataboliti azotati nella funzione del midollo. Effetto dell'urea.

Fra i normali cataboliti azotati l'urea è dei più diffusibili ed ubiquitari e non è forse questa una delle ultime ragioni dell'orientamento verso derivati dell'urea della ricerca di prodotti ad attività antiblastica (MOHLER: Canc. Chemotherapy Rep., 1964, 341; STEARNS et alii: J. Med. Chem., 1963, 6, 201).


D'altra parte l'eritropoiesi si modifica nell'insufficienza renale (ADAMSON e Coll.: Amer. J. Med., 1968,44, 725; ESCHBACH e Coll.: New Engl. J. Med., 1967, 276, 653; NATHAN e Coll.: Ann. N.Y. Acad. Sci., 1968, 149, 539).


Abbiamo ritenuto, anche per i predetti motivi, giustificato uno studio sistematico degli effetti della perfusione d'urea sul sangue e sul midollo. Ratti maschi del peso di g. 375±37.7 sono stati perfusi con soluzione acquosa 1M d'urea per ca. 150 min., ed altri del peso di g. 411±51.16 sono stati perfusi con sol. 5M d'urea per oltre 3 hr. Nè il n° degli eritrociti nè il valore ematocritico, nè il no. dei leucociti sono cambiati significativamente nel sangue periferico.


La %le dei neutrofili è salita mentre quella dei linfociti è calata significativamente nei 2 gruppi di ratti, che fossero stati perfusi con soluzione 1M o 5M d'urea. Le piastrine non mutano dopo perfusione con urea 5M, mentre calano (P<0.001) con urea 1M. Nè l'Hb, nè le proteine plasmatiche, nè la pressione osmotica del sangue, nè quella del midollo, nè la pres. osmotica del plasma dei ratti perfusi con soluzione 1m di urea cambiano significativamente; aumenta solo (0.05

Nel midollo la serie mieloide aumenta (0.1

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Bollettino della Società Italiana di Biologia Sperimentale - Vol. LII, N.18 bis - 30 ottobre 1976

M.T. Rossi, Luigi Di Bella, G. Tarozzi e G. Scalera (Istituto di Fisiologia Umana, Cattedra di Fisiologia Generale dell'Università di Modena)


Influenza dei plasma expander sulla cellularità del midollo.


L'effetto dei plasma expander non si limita alla diluizione del sangue, ma si estende a numerosi altri aspetti (A. Segal: The clinical use of dextran solutions. Grune e Stratton, 1964, N.Y.). Noi abbiamo qui ricercato l'influenza di soluzioni acquose di destrano (Dx: p.m. 70.000; 188,6±7,3 m. Osm.) e di polivinilpirrolidone (PVP; p.m. 10.000; 246,66±13,6 m.Osm.) sulla cellularità del midollo osseo di femore e di tibia di ratti del peso di g 350±93 per il Dx; di 356±46 per il PVP, perfusi in narcosi nembutalica con le soluzioni acquose dei due plasma expander, alla velocità costante di infusione di ml 1,2/h, per tempi da 50 a 250 min. per il Dx; da 35 a 210 min. per il PVP.


La cellularità del midollo non sembra dipendere dalla durata della perfusione, nè dalla quantità complessiva di colloide artificiale infuso, ciò che stava ad indicare essere essa indipendente, entro i limiti degli esperimenti qui condotti, dalle modeste variazioni della pressione colloido-osmotica del sangue circolante, che furono, alla fine degli esperimenti, di m.Osm. (%) 2,85±2,25 per il plasma, di 1,99±1,85 per il sangue intero dopo infusione di PVP; -5,712±22,64 per il plasma, -1,532±9,50 per il sangue intero dopo infusione con Dx.


Se si prescinde dalla durata di perfusione e dalla quantità complessiva di plasma expander infuso, il numero totale di cellule del midollo per mm3 di midollo è stato trovato di 1598x103618X103 dopo infusione di Dx, di 1663x103±701x103 dopo infusione di PVP: fra le due medie la differenza non ha nessuna significatività.


Si può concludere che eventuali modificazioni nel numero e nella distribuzione tra i vari tipi cellulari nel sangue periferico dopo infusione di plasma expander non debbono di necessità originarsi da interferenze col midollo. Esse possono verisimilmente anche originarsi da varie azioni nella distribuzione dei rapporti di velocità tra la corrente marginata e quella assiale, nonchè da altri fattori periferici.



30)

Bollettino della Società Italiana di Biologia Sperimentale - Vol. LII, N.18 bis - 30 ottobre 1976

G. Scalera, M.T. Rossi, Luigi Di Bella e G. Bursi (Istituto di Fisiologia Umana, Cattedra di Fisiologia Generale, Università di Modena)


La pressione osmotica del midollo osseo dopo perfusione con plasma expander.

Constatazioni sperimentali concordano nel suggerire l'importanza per la maturazione, la migrazione nei successivi compartimenti midollari (McCULLOCH e Coll.: Biochim. Biophys. Acta, 1974, 355, 260) la trasmigrazione nei sinusoidi dell'acqua, non molto diversamente che nella midollare del rene di mammiferi (HARGITAY & KUHN: J. Elektrochem., 1951, 55, 539).


Nel flusso dell'acqua per i vari spazi midollari si innesterebbero i processi di maturazione, progressione, trasmigrazione degli elementi parenchimali del midollo. Abbiamo seguito le variazioni della pressione osmotica (p.o.) del midollo dopo perfusione e.v. di colloidi artificiali come destrano e polivinilpirrolidone (PVP).


Il midollo l'abbiamo prelevato alla fine della perfusione e.v. dei due colloidi. Alcuni midolli furono centrifugati alla temp. di 0°C±2°C, alla velocità di 20000 rpm, per separare il liquido intercellulare - sopranatante dalle cellule parenchimali del sedimento. La p.o. del midollo intero è risultata preticamente indipendente dalla durata della perfusione, e dalla quantità assoluta e relativa di colloide infuso, che questo sia destrano o PVP.


La p.o. trovata è stata in media di 465.33±52.316 nei midolli di ratti perfusi con destrano; di mOsm. 422.66±55 nei midolli di ratti perfusi con PVP per tempi di perfusione da 50 a 70 minuti col primo, da 167.5 a 210 minuti col PVP. Il midollo del radio dopo perfusione (da 50 a 280 minuti ha nell'80% dei casi una p.o. più alta di quella della tibia e nel 100% dei casi più alta di quella del femore.


Si può concludere che i colloidi artificiali non sono in grado di fare aumentare la p.o. del midollo; che non tutti i midolli delle ossa lunghe si comportano in ugual maniera; che quello dell'omero tende ad avere i valori più alti.



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Bollettino della Società Italiana di Biologia Sperimentale - Vol. LII, N.18 bis - 30 ottobre 1976

G. Tarozzi, G. Scalera, M.T. Rossi, Luigi Di Bella (Istituto di Fisiologia Umana, Cattedra di Fisiologia Generale dell'Università di Modena).


Meccanismi di regolazione della pressione osmotica e funzione del midollo.

L'attività riproduttiva degli elementi del midollo mantiene costante la costituzione cellulare del sangue, col quale debbono quindi intercorrere rapporti di omeostasi "feedd-back", riguardanti l'attività riproduttiva, la migrazione, la trasmigrazione dentro i sinusoidi.


In tutti questi processi il ricambio dell'acqua potrebbe avere importanza rilevante. Il midollo intero ha un abbassamento crioscopico minore di quello del sopranatante acellulare, probabilmente perchè il contratto con il termistore avviene solo in parte col liquido intercellulare, e in parte con la membrana degli elementi parenchimali, il cui citoplasma non era ancora congelato.


Perciò la pressione osmotica del liquido intercellulare è stata in media di 1,792 volte superiore a quella del midollo; il coefficente ha ovviamente significato e valore costante qualora la celularità del midollo, la costituzione e i caratteri fisici delle sue cellule rimangano costanti.


La pressione osmotica del midollo (Osm) sarebbe legata a quella del sopranatante (Oss) dalla relazione (1): Osm=k.Oss in cui k=0,556. Se la cellularità del midollo cambiasse la relazione (1) diventerebbe:


Osm=f(Nm).Oss(r), in cui f(Nm) è una funzione del nupmero delle cellule per mm3 di midollo. Dopo infusione e.v. di Dx e PVP la osmolarità del midollo dell'omero aumenta di circa 27 m.Osm./h, nella tibia di 13,8 m.Osm/h, nel femore di 1,26 m.Osm/h, praticamente cioè rimane costante.


Poichè la cellularità è più bassa nel midollo dell'omero, ma nel midollo del femore uguale a quella della tibia, non si può senz'altro affermare che la pressione osmotica varia nel tempo, dopo infusione e.v. di plasma expander, in funzione inversa alla cellularità del midollo. Anche se i plasma expander non sono in grado di modificare la pressione osmotica del midollo osseo subito dopo la fine della infusione, essi tuttavia inducono modificazioni sull'aumento lineare successivo in vitro.



32)

Bollettino della Società Italiana di Biologia Sperimentale - Vol. LII, N.18 bis - 30 ottobre 1976

Luigi Di Bella, G. Scalera, M.T. Rossi, G. Tarozzi (Istituto di Fisiologia Umana, Cattedra di Fisiologia Generale dell'Università di Modena)


Il mielogramma dopo infusione di plasma expander.

Midolli di tibia e femore (l'omero è molto povero di midollo) si sono raccolti in pesa-filtri comuni e rapidamente mescolati con bacchetta di vetro smussa; la poltiglia è stata strisciata e i vetrini allestiti e letti.

I ratti, in narcosi nembutalica erano stati perfusi per intervalli variabili, da 35 a 210 min., e a velocità costante, con soluzione acquosa di destrano e PVP; alla fine della infusione erano stati il più possibile completamente dissanguati e il midollo enucleato dalle ossa lunghe dopo essere state fissate in una morsa e segate per il lungo.


Le letture eseguite su 54 vetrini di 19 ratti, di cui 14 perfusi e 5 controllo, su almeno 700 elementi per vetrino, sono state alquanto uniformi. Nè i mastociti, nè i megacariociti cambiano nei due gruppi. I moniciti, la serie mieloide e le plasmacellule sembrano invece più riccamente rappresentate negli animali perfusi che nei controlli, mentre i linfociti e gli eritrociti sono rappresentati in minor percentuale nei ratti perfusi.


Se la diminuzione della percentuale di una serie fosse dipendente dalla più veloce migrazione verso il sangue, e se gli elementi rimanessero nel sangue per tutta la durata dell'esperimento si dovrebbe avere una linfocitosi ed eritrocitosi non confermata dai risultati sperimentali.


Probabilmente l'aumento è diluito ed anche invertito dall'aumento di volume del plasma. L'aumento della percentuale delle plasmacellule potrebbe spiegare l'aumento delle plasmaproteine in circolo. Nella perfusione con destrano le proteine sono cresciute nella metà dei ratti, in media del 42% e sono calate, nell'altra metà in media del 18%. Nella perfusione con PVP le proteine in circolo sono calate in 7 su 8 ratti.


Non basta ovviamente l'aumento della percentuale delle plasmacellule nel midollo per giustificare l'aumento delle plasmaproteine; diversità di comportamento esistono anche nei confronti della natura dell'agente responsabile dell'avvenuto aumento.
 

33)

SYMPOSIUM ON REGULATION OF PITUITARY FUNCTIONS. Abstracts of papers - Strbské Pleso, October 13-15, 1976.


Luigi Di Bella, G. Scalera, M.T. Rossi

(Institute of Human Physiology, University of Modena, Italy)

Mutual relations between thymus and hypophysis.

Thymus was partially (14,4%) or totally removed from both male and female Wistar adult rats, and hypophYsis was removed after 18-19 days from complete or incomplete thymectomy.

Its weight was found to be significantly higher in thymectomized than in sham-thymectomized female rats; the higher weight of hypophysis is accounted for by an higher water content.

The GH content of thymectomized adult male rats hypophysis is as high at that of sham-thymectomized adult male rats; it has been found on the contrary to be higher in thymectomized than in sham-thymectomized adult female rats.



34)

SYMPOSIUM ON REGULATION OF PITUITARY FUNCTIONS. Abstracts of papers - Strbské Pleso, October 13-15, 1976.

M.T. Rossi, G. Scalera, Luigi Di Bella

(Institute of Human Physiology, University of Modena, Italy).


Do enterogen mechanoceptive impulses contribute to liberation of GH from adenohypophysis?


The lasting enlargement of rat bowel by indigestible cellulose foods, as tested, among others, by plentiful tender stools, is followed by a significant increase in GH content of rat pituitary, as tested either by tail relative lengthening, or by body weight gain, when rats were injected i.p. with corresponding doses of suspended aceton dried hypophysis powder.

The impulses from bowel reach probably anterior hypophysis or even hypothalamus by partly at least travelling along paravertebral sympathetic chain and periarterial (carotid a./or vertebral aa.) plexuses, as suggested among others by the significant increase in pituitary GH content, following 15 min lasting electrical stimulation of paravertebral sympathetic chain (Th. IV-X; Ag-AgC1 electrodes; square waves 40Hz 10 Volts).


35)

The 16th International Congress of Hematology - September 5-11 - Kyoto - Japan

Abstracts free communications and scientific exhibitions.


Luigi Di Bella, M.T. Rossi and G. Scalera (Istituto di Fisiologia Umana, Cattedra di Fisiologia Generale, Istituti Biologici, Modena, Italy).


Physiological Basis for a Rational Therapy of Bone Marrow Diseases.


The reproduction, differentiation and release of blood cells from bone marrow seem to be governed by metabolic products, by water displacement from cellular to intercellular compartment, by neuro-hormonal agents, by poietin formation and activation. Urea and uric acid increase the bone marrow density distribution, and probably accelerate maturation of granulocytes. Bone marrow extracellular normal hyperosmolar fluid seems to play a role in mitogenesis and differentiation of bone marrow cells. Some leukemic patients suffer nocturnal diuresis due to a probable biorhythmic deficiency of dispensable adiuretin, during a leukaemia relapse. Cell water content probably reduces during maturation as a consequence of organic phosphate compounds accumulation, of intracellular pH despression, of ATP, GTP, and other nucleotides polymerization in dense bodies, under the influence of hormones and neural transmitters, like nor-adrenalin, 5-OH-tryptamin, dopamine and 5-OH-dopamin.

Melatonin (MLT), however, seems to play a dominant role, insamuch as:

a) habenular nuclei stimulation induces thrombocitosis;

b) i.v., injected MLT induces blood platelet rise in thrombocytopenic patients; and

c) systematic oral or parenteral administration of MLT induces a seemingly healing state from acute or cronic lymphocytic leukemia.

MSH and ACTH, or shorter corresponding polypeptide chains, seem to play as much an important role for a normal bone marrow function as MLT.

The aforesaid factors validly contribute to effectuate the formation and activation of erythro-thrombo, and leukopoietins. The relative trouble reveals through a decrease of red blood cells and platelet blood count, as well as with a rise of eosinophil cell blood count.


36)

Bollettino della Società Italiana di Biologia Sperimentale - Vol. LIII, N.18 bis - 30 ottobre 1977

Luigi Di Bella, L Gualano, M.T. Rossi e G. Scalera (Istituto di Fisiologia Umana, Cattedra di Fisiologia Generale dell'Università di Modena)


Effetti della somatostatina sulla funzione midollo osseo.


La Somatostatina (ERAZEAU & Coll.: Science, 1973, 179, 77) non esercita apparenti ripercussioni sulle piastrine nell'uomo (MIELKE e Coll.: New Engl. J. Med. 1975, 293, 480) neanche in pazienti diabetici con probabile aumento del GH nel sangue (TUTWILER G.T.: Aca Diabet. Lat. 1976, 13, 177), mentre può indurre diatesi emorragica nei babbuini (KOERKER & Coll.: New Engl. J. Med. 1975, 293, 476).


Poichè la somatostatina sembra esercitare effetti bloccanti sulla crescita di elementi neoplastici, abbiamo voluto provare se nei ratti esercitasse uguali effetti sugli elementi del midollo osseo. Dosi da 50 a 200 µgKg-1.d-1 non abbassano il n° dei GR nè il tasso di Hb, mentre mg 1·Kg-1·d-1 fanno abbassare entrambi. Non subiscono modificazioni il n° dei globuli bianchi e piastrine e neanche il tasso protidemico. Il solvente (protamina+ZnClg) fa calare il n° dei leucociti circolanti, mentre fa aumentare il tasso protidemico, con quale meccanismo è difficile precisare (v. letteratura in: VALLEE, D.L.: Physiol. Rev. 1959, 39, 443: FRIEDRICKS & Coll.: J. Clin. Invest. 1964, 43, 304).


Rispetto ai controlli sono riuscite significative le variazioni %ali del tasso protidemico di tutti i ratti iniettati con SRIF, le variazioni %li del n° di GR e del tasso Hbco in alcuni gruppi soltanto. Nel mielogramma non si sono rilevati spostamenti delle serie mieloide, eritroide, linfoide e megacariocitica. In fettine di midollo di 3µ (Zenker-paraffina-May-Grünwald-Giemsa) la densità dei megacariociti sembra più bassa nei ratti trattati con dosi minori di SRIF, mentre il n° degli elementi cellulari del midollo e la formula leucocitaria non subiscono spostamenti significativi.



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Bollettino della Società Italiana di Biologia Sperimentale - Vol. LIII, N.18 bis - 30 ottobre 1977

L. Gualano, Luigi Di Bella, M.T. Rossi e G. Scalera (Istituto di Fisiologia Umana, Cattedra di Fisiologia Generale dell'Università di Modena)


Effetti della melatonina sui megacariociti viventi di midollo di ratto.


La maturazione in vitro dei megacariociti è stata seguita da THIERY & BESSIS (C.R. Acad. Sci., 1956, 242, 290) su cellule viventi e da PAULUS (Exp. Cell. Res. 1967, 48, 27) su sospensioni di midollo osseo. Dato il significato che per la piastrinopoiesi assume la melatonina (MLT) ci è sembrato utile seguire la reazione dei megacariociti alla MLT in vitro. Abbiamo fatto ricorso ad una tecnica simile a quella elaborata da ROSE (Cinemicrography in Cell Biology, 1963, N.Y., Acad. Press) e MUNRO (Exp. Cell. Res. 1963, 32, 408) adoperando un fotomicroscopio Zeiss III, con camera fotografica integrata, ad esposizione automatica e obiettivi planacromatici 63/1,4 e 100/1,25 ad immersione in olio, e pellicole a 12 Din, con interposizione di filtro verde con * max.=551 nm.


Le cellule di midollo veniva sospese in soluzione salina, isoionica, glucosata, tamponata a pH 6,7-6,8 con  crioscopico corrispondente a 370-380 mOsm, scaldata a 37°C, ossigenata. La camera di osservazione era formata da due vetrini coprioggetto, tenuti distanti 1,5 mm da un tubo di teflon di 1,5 mm di diametro esterno che portava l'O2. La camera consentiva l'osservazione di megacariociti vitali anche per 8 ore. La MLT si faceva arrivare nella sospensione a mezzo di un tubicino di teflon di 1,5 mm di diametro esterno, connesso con una microsiringa. Sia l'emissione e la retrazione di pseudopodi, che l'indentazione della membrana, sia l'emissione che la formazione delle piastrine sembrano essere influenzate dalla MLT.


Rimane da stabilire se l'effetto è dose dipendente, in quale misura dipende dal grado di maturazione dei megacariociti, se è specifico. Il metodo sembra comunque prestarsi bene allo studio dell'attività di cellule viventi in vitro.

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Bollettino della Società Italiana di Biologia Sperimentale - Vol. LIV, N.18 bis - 30 settembre 1978


L. Gualano, Luigi Di Bella, M.T. Rossi, G. Scalera

(Istituto di Fisiologia Umana dell'Università di Modena)


Aspetti funzionali dei megacariociti in vitro.


L'osservazione che portò WRIGHT (J. Morph., 1910, 21, 263) a postulare l'ipotesi dell'origine megacariocitica delle piastrine fu fatta su megacariociti in vitro, e su preparati istologici di midollo. Essa venne confermata e precisata da THIERY & BESSIS (Rev. Hémat., 1956, 11, 162), che rilevarono violenti movimenti di allungamento e retrazione di processi citoplasmatici nei megac. granulosi e da KINOSITA & OHNO (Bibl. Anat., 1961, 1, 106) nel midollo di coniglio.


Espansioni citoplasmatiche, fra le altre cellule di midollo o dentro i sinusoidi, furono viste da BEHNKE (J. Ultrastruct. Res., 1969, 26, 111) nei megac. granulosi; esse perdevano poi le connessioni con la cellula madre e si risolvevano in piastrine. Identici fenomeni furono visti da KEYSERLINGK & ALBRECHT (Z. Zellforsch., 1968, 89, 320). Le piastrine si formerebbero per coalescenza del "Demarcation Membrane System" (BEHNKE: J. Ultrastr. Res., 1968, 24, 412).


In una sospensione recente di midollo di femore di ratto in liquido nutritivo, isotonico, isoionico, isoidrico, glucosato, termostatato a 37°C, ossigenato e costantemente rinnovato per perfusione continua, i megac. sopravviventi non hanno mai presentato movimenti di membrana o di granuli citoplasmatici, o comunque altre modificazioni, ad eccezione di movimenti oscillanti di granuli isolati, di cui alcuni extracellulari. Ciò concorda con l'osservazione di PULVERTAFT (J. Clin. Pathol., 1958, 11, 535) che non rilevò mai fenomeni interpretabili come piastrinogenesi in vitro, mentre contrasta con quelli di PISCIOTTA & Coll. (Blood, 1953, 8, 703) e IZAK & Coll. (Blood, 1957, 12, 507 e 520) che hanno adoperato tecniche in parte diverse.


Il contrasto sembra dipendere dall'O2, nonchè da fattori umorali (trombocitopoietina) normalmente circolanti nel sangue.


Megacariociti, piastrinogenesi, trombocitopoietina.



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 Bollettino della Società Italiana di Biologia Sperimentale - Vol. LIV, N.18 bis - 30 settembre 1978


Luigi Di Bella, L. Gualano, M.T. Rossi, G. Scalera

(Istituto di Fisiologia Umana dell'Università di Modena)


Sul meccanismo della piastrinogenesi in vitro.


Dopo induzione di trombocitopenia cresce la produzione di piastrine nel midollo (CRADDOCK & Coll.: J. Lab. Clin. Med. 1955, 45, 906) mentre cala nella trombocitosi (CRONKITE: Homeostatic Mechanisms, 1957, Brookhaven. Nat. Lab., Upton N.Y.). Questa regolazione a feed-back positivo sarebbe dovuta ad un fattore umorale (YAMAMOTO: Acta Haemat. Jap., 1957, 60, 163), chiamato trombocitopoietina da KELEMEN & Coll. (Acta Halmat. Basel, 1958, 20, 350).


Poichè la stimolazione dei gangli delle abenule produce trombocitosi (Di Bella & Coll., Boll. SIBS, 1969, XLV, com.ne n° 171), e la melatonina è il principale composto indolico epitalamico (LERNER & Coll., J.A.C.S., 1958, 80, 2587), e si distribuisce in tutti i liquidi e tessuti dell'organismo (REITER: The pineal, 1977, Eden Press) si dovrebbe tentare di identificare la melatonina con la trombocitopoietina.


In effetti la melatonina provoca in vitro: 1) l'aumento delle granulosità del citoplasma dei megacariociti di midollo di ratto; 2) aumento della velocità di rotazione e traslazione dei granuli intra- ed extracellulari; 3) comparsa di protrusioni citoplasmatiche; 4) fuoriuscita di granuli simili a piastrine. Detti fenomeni sono più accentuati nei megacariociti granulosi. La melatonina non ha effetti apparenti sul nucleo.


Queste constatazioni sperimentali possono conciliarsi con l'ipotesi di una identificazione della melatonina con la trombocitopoietina; esse vanno ovviamente integrate da altre relative a precisare il carrier plasmatico, i meccanismi di dissociazione dello stesso, etc.


Megacariociti, melatonina, piastrine, trombocitopoietina.