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06/03/2014 17:20
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Autore:
Adolfo Di Bella
"EGREGIO PROF. DI BELLA..." PARTE IIIa
Tredici lettere di coniugi (1995-1998)

Antonio Canova: "Amore e Psiche" (Louvre)
Coniugi


"Dolore del cielo

è questo, che dove pone più amore,

lì, più colpisce".


(W. Shakespeare, Otello, atto V)



§.1

Palermo, 26 gennaio 1995

"...In data odierna, a mezzo corriere DHL Le spedisco la documentazione di mio marito...in atto ricoverato presso l'Ospedale Oncologico M.A....dalla cartella clinica si evince, sin dalla data di ricovero (4/11/94) la terapia alla quale è stato sottoposto dopo la diagnosi accertata di carcinoma polmonare con metastasi ossee multiple...

Vorrei spiegarmi in maniera più chiara, ma in questo momento non sono io, in me non c'è quella serenità, quella forza, quella lucidità che mi ha sempre permesso di mandare avanti insieme a V. la famiglia di sei persone che 23 anni fa abbiamo iniziato a costruire. Io e V. abbiamo quattro figli di cui tre maschi (23-21-19 anni) ed una ragazza di 15 anni.

Ragazzi stupendi e sani, venuti su bene nonostante una mamma impiegata. Non so perché sto a farle perdere tempo con tutto quanto, ma vorrei che da queste poche righe trasparisse la mia disperazione per quanto ci è capitato.

Io ed i ragazzi abbiamo tanto bisogno di V. Cosa può fare Lei per noi? Prego tanto Iddio, tanto, tanto, tanto, che ci aiuti ad uscire fuori da questo tunnel oscuro.

Nonostante la consapevolezza che ciò che mi avevano detto a Palermo fosse la sola realtà, ho voluto andare all'Ospedale ...di Mestre e parlare con il Dr. V.P., il quale, anche se nella maniera migliore, non ha potuto fare altro che confermare ciò che avevano diagnosticato a Palermo.

La signora M.T.C. dell'ospedale di Mestre mi dà un'altra speranza alla quale voglio aggrapparmi con tutte le mie forze......sabato mattina la chiamerò..."

M.V.P.



§.2

Napoli, 19 maggio 1997

"...mia moglie di recente ha avuto l'asportazione del seno destro per un carcinoma maligno infiltrante. E' la quarta volta che le praticano la chemioterapia, con tutti gli sconvolgimenti fisiologici che comporta. La paziente è provata molto fisicamente e ciò lascia tutta la famiglia in uno stato di prostrazione totale e di impotenza, pertanto ci rivolgiamo a Lei per avere una cura più efficace e meno distruttiva.

Colgo l'occasione per ben distintamente salutarLa.

DIO LA BENEDICA GRANDEMENTE PER IL SUO OPERATO."

A.G.



§.3

Prov. di Torino, 07 agosto 1997

"...Le scrivo questa lettera per ringraziarla e dirle quanto la stimo, purtroppo non ho avuto l'onore di conoscerla personalmente.

Mio marito è affetto da carcinoma al polmone sx con infiltrazioni nella succlavia. Dopo un'operazione non riuscita e 5 cicli di chemioterapia i dottori dell'Ospedale S.L. di O. gli diedero 5-6 mesi di vita. Ero disperata, non sapevo più che cosa fare, soprattutto perché si trattava di mio marito e perché era ed è  l'unico che manda avanti la famiglia di nove persone.

Un giorno una signora mi parlò del Dott. Giancarlo Minuscoli, gli telefonai e riuscii a parlare con lui, che a sua volta mi indirizzò al (omissis)..... Presi appuntamento e andammo da lui il 10 di luglio.

Ora, a tre settimane dall'inizio della cura, mio marito è migliorato dal punto di vista fisico, ha ripreso a lavorare, ma soprattutto in famiglia è tornata la speranza.

Io non posso sapere se vincerà questo male, ma per ora abbiamo ricominciato a vivere e tutto questo lo dobbiamo a Lei.

Ancora ringraziandola le porgo i miei più cordiali saluti."

L.C.



§.4

Roma, 03 settembre 1997

"...mia moglie di anni 49 è dal 1989 in cura presso l'ematologia diretta dal Prof...con una diagnosi di Morbo di Hodgkin, stadio III A; in questi anni è stato tutto un passaggio di terapie.

Ma oggi di fatto ci hanno lasciati soli. Tempo fa, quasi un anno fa, in una consulta il professore, l'assistente ci dissero che i vari passaggi terapeutici, chemioterapia e radioterapia, pur avendo dato dei risultati positivi, la malattia non era stata debellata, quindi era loro impegno continuare con altre terapie di mantenimento. Ma oggi sono riuscito a capire tra le righe che meno andiamo e meglio è per loro, non certo per noi.

Domando sempre a me stesso: possibile che la ricerca si sia fermata?....possibile che se per loro non c'è da fare nulla si debba aspettare....che la sorella morte arrivi? Possibile che per la scarsità dell'informazione si debba rimanere legati al proprio centro?...lasciamo stare e pensiamo alla prossima cura che mia moglie dovrà affrontare sotto la vostra luminosa guida, sperando che quanto prima si possa iniziare...Grazie! Grazie! Grazie!"

C.C.



§.5

Prov. di Caserta, settembre 1997

"...chi le scrive è un uomo distrutto, prossimo alla follia.

Mia moglie ha 49 anni ed è affetta da adenocarcinoma gastrico con metastasi al fegato con ancora, a giudizio dei medici, pochissimi giorni di vita.

Mi rivolgo a lei quale mia ultima speranza di salvarla, la prego, non mi faccia restare il rimorso di non aver tentato tutto il possibile.

Mi creda, come vorrei abitare accanto a lei o avere la fortuna di conoscerla per chiederle di salvare mia moglie: non oso chiederle un appuntamento, sarei graziato a tal punto che se ci penso mi tremano le gambe, ma sono tanto fiducioso di una sua risposta che riaccenderebbe in me quel barlume di speranza.

Sembra sciocco dirle che A. ha tanta voglia di vivere, ma le assicuro che non si è ancora arresa e nemmeno io; pertanto la prego di non negarle questo prezioso dono del Signore e far ritornare così quel sorriso che ormai nella mia famiglia manca da quasi due anni..."

P.N.




§.6

Prov. di Milano, 16 settembre 1997

"Carissimo Professore,

sono sola in questa casa, oggi, in una bella giornata di sole e sento il bisogno, osservando il magnifico verde giardino che mi circonda e che incomincia a segnare i primi avvisi dell'autunno con qualche foglia gialla che qua e là macchia il prato, sento il bisogno, dicevo, di sospendere il lavoro di questa mia carica scrivania e di aprirle il mio cuore per comunicarle tutta quella gratitudine, quella speranza, quel ringraziamento e quella devozione che sono dovute a Lei come uomo prima ancora che come grande studioso, per quanto ha saputo e voluto ed ancora sta facendo per l'umanità intera.

Mio marito, P.C. dell'età di 61 anni, è da tre mesi in cura presso il Dr. (omissis), che abbiamo avuto la fortuna di conoscere durante il mese di giugno di quest'anno per tentare di guarire un mieloma multiplo.

Proprio pochi giorni orsono, riferendo al Dr. (omissis) i risultati dei controlli effettuati dopo circa tre mesi di cura con il protocollo DB mi sono sentita rispondere: "siamo sulla strada giusta, signora, siamo a metà strada".

I miei occhi si sono riempiti di lacrime, il mio cuore era gonfio di gioia e di dolore! E pensare che alla fine di maggio mio marito era stato dimesso da un ospedale locale con proposta di chemioterapia e con la speranza di sopravvivenza a tre anni!

Non si stupirà quindi, esimio professore, se questa mia lettera l'ho iniziata rivolgendomi a Lei con la parola "Carissimo Professore" e non me ne vorrà, spero, per il tono forse troppo confidenziale della stessa, perché il suo grande cuore quanto la Sua illuminata mente comprendono sicuramente che a volte i sentimenti possono sovrastare ogni ragione.

E chi può non amare "persone" che  come lei dedicano la loro esistenza al profondo bene altrui? Soltanto coloro che sono dediti unicamente al raggiungimento di profitti economici personali e materiali.

Io non sono medico e quindi non posso proporre il mio aiuto in campo scientifico, sto però cercando di sensibilizzare i medici che conosco e sto procurando  adesioni all'Associazione... (omissis), affinché il nostro aiuto, il sostegno ed il dolore di tutti coloro che soffrono e dei loro stessi famigliari, siano la Sua forza e quella di tutti i suoi collaboratori per continuare ancora e sempre a combattere quella lunga, estenuante battaglia contro il male, contro le ostilità, contro le cattiverie rappresentate dagli interessi di alcuni che gravano e distruggono l'esistenza di molti altri.

Il desiderio più grande che abbiamo nella vita mio marito ed io, e naturalmente il nostro figliolo di 24 anni, sarebbe quello di poterla incontrare. Grazie professore..."

G.P.Z.C.



§.7

Aprilia, 16 settembre 1997

"...mio marito O., 47 anni, malato da un anno di adenocarcinoma metastatico al polmone sinistro. Possibilità di operazione: nessuna. Possibilità di vivere: nessuna, anzi per i medici dell'Ospedale F. doveva già essere morto da circa dieci mesi. Invece la sua vita si è prolungata, la sua tempra fisica molto buona ha reagito bene ai cicli di chemio a base di platino e taxodere.

Lui è molto realista e non crede alle sue cure; infatti quando ad agosto lo avevo persuaso a consultarla mi era parso un miracolo, ma la cattiva pubblicità che lo ha preceduto qui a Roma lo ha fatto rinunciare con mio sommo dispiacere. Soprattutto i soldi che ci volevano solo per partecipare ai suoi convegni e il giro d'affari che c'era sotto avevano fatto sì che O. dicesse no.

Io non pretendo nulla che un essere pieno di umanità non possa dare. Non voglio promesse né miracoli. Ma se ci fosse una possibilità di migliorare la sua vita, lei la getterebbe via?

O. ha un figlio di 15 anni ed è in cassa integrazione, ma le assicuro che ha una dignità e una forza d'animo che poche persone hanno. So che il suo tumore non può essere guarito, ma anche un mese in più di vita vissuta bene sarebbe una cosa meravigliosa..."

S.M.



Questa lettera conferma come la politica seguìta nei confronti del Mdb e del suo ideatore sia stata la diffamazione sistematica. Qui corre alla mente il famoso suggerimento di Talleyrand, pervaso di amaro sarcasmo: " calunniate, calunniate! Qualcosa resterà!". Forse non è stato improprio ricorrere a due serpi intrecciate per forgiare l'emblema dei medici.

La lettera giunge due mesi dopo una conferenza, protrattasi due giorni (17 e 18 luglio 1997) tenuta dal Prof. Luigi Di Bella. Erano stati invitati tutti i più autorevoli esponenti dell'oncologia e dell'ematologia nazionale per instaurare un sereno clima di confronto e scambio di idee. Ne vennero pochissimi, nonostante gli inviti personali e inserzioni su importanti quotidiani. Sapemmo che diversi avrebbero avuto la curiosità di sapere, di ascoltare, ma furono intimiditi. Ad accompagnare le mezze frasi rimbalzate per corsie e studi professionali, nello stile "medico avvisato, mezzo salvato" (o, se preferite, in quello da " baciamo le mani, aah!"), e scoraggiare qualsiasi tentazione, si levò il pubblico e tonante invito ai medici di disertare la conferenza da parte dell'allora Presidente dell'Ordine Nazionale dei medici, il poco rimpianto dr. Aldo Pagni! Salvo poi rimproverare il Prof. Di Bella di non avere mai voluto confrontarsi con la...comunità scientifica. Il suddetto Dr. Pagni, il 29 dicembre successivo, avrebbe annunciato sanzioni disciplinari per i medici che si fossero azzardati a prescrivere il Mdb!!


Alla conferenza parteciparono 336 medici, una cinquantina di farmacisti e 70 testate giornalistiche. Purtroppo molti soggetti, che sarebbe adulatorio definire cerusici, spacciarono la loro partecipazione alla conferenza quale "corso" per accreditarli quali prescrittori Mdb.

Spiegato questo, è facile capire certe frasi della signora, come ....la cattiva pubblicità che lo ha preceduto qui a Roma....i soldi che ci volevano solo per partecipare.....il giro d'affari che c'era sotto.... La verità é che, mancando sponsorizzazioni di aziende farmaceutiche - non ci sarebbe bisogno di dirlo - i rilevanti costi per l'affitto della sala (Hotel Excelsior) e l'organizzazione della conferenza risultarono solo parzialmente coperti dall'Associazione che allora operava nella capitale e aveva promosso l'evento, chiedendo a medici e farmacisti un contributo per la partecipazione: come si fa sempre in qualsiasi congresso o convegno scientifico, ma che è severamente proibito fare quando c'è per lo mezzo il nome Di Bella.



§.8

Prov. di Torino, 06 novembre 1997

"...sono una signora di 61 anni e mio marito ha 64 anni. Sono disperata al massimo, perché a mio marito da luglio è stato diagnosticato un tumore maligno alla vescica. Un urologo, qui a C., il 23 luglio, dopo pochi giorni dal ricovero, gli ha prelevato un pezzetto della vescica, che è risultato positivo. L'operazione è durata due ore, mi ha detto che ha raschiato la parte esterna, però erano intaccate altre parti. La TAC l'ha fatta fare a settembre. Tre o quattro giorni dopo l'operazione, ha cominciato a gonfiarsi la pancia e diventare dura, con dolori terribili che ha tuttora, anche se un pochino meno. Il 18/9 con urgenza lo abbiamo ricoverato alle M., reparto urologico del prof. R.R.. E' stato un mese senza risultati, dopo averlo torturato per le cure e operazioni eseguite: non possono operarlo alla vescica perché il tumore è sparso. Lo hanno tagliato all'inguine per analizzare i linfonodi i quali erano positivi. Inoltre è stato operato al rene destro malato. Dopo lo hanno dimesso affidandolo all'oncologo....per loro non c'è più speranza....ne ha già fatte 3 di chemioterapie e la prima volta gli hanno tolto 3 litri di liquidi...però dopo qualche giorno la pancia ridiventa gonfia e lui non riesce quasi a mangiare e così va avanti con i dolori da luglio.

La mia pena e disperazione sono immense, al vederlo soffrire e deperire sempre di più. Me lo stanno rovinando. La nostra società, la malasanità non ci aiuta, non fa niente; sono ottusi ignoranti, per il mero guadagno, per le aziende che producono medicine anche dannose lasciano andare avanti le cose. Non vogliono prendere in considerazione le sue idee, per me eccellenti, che danno una speranza a chi ha bisogno..."

F.C.



§.9

Milano, 03 dicembre 1997

"...Le scrivo questa lettera disperata per renderle nota la tragica storia di mio marito e della mia famiglia, certa della Sua sensibilità.

Mio marito, 31 anni, nel giugno u.s. cominciò a dimagrire a vista d'occhio. Recatosi dal medico curante gli fu diagnosticata una gastrite e prescritta la cura del caso. Poiché non migliorava, lo feci visitare da un gastroenterologo, il quale, sospettando un'ulcera, gli prescrisse gastroscopia ed eventuale esame istologico. Alla gastroscopia ci dissero che si trattava di carcinoma maligno.

Dopo una lunga attesa in settembre, dopo l'operazione, mi è stato riferito che, a seguito di metastasi diffuse, non c'era nulla più da sperare se non un miracolo.

Egli tuttora ha ultimato un ciclo di chemioterapia, ma gli hanno in pratica dato pochissimi mesi di vita.

Le scrivo perché lei è la mia ultima speranza. La mia bambina di soli 6 anni sta vivendo un incubo drammatico giorno per giorno.

Tempo anche per la salute mentale di mio marito, che penso abbia capito e dice di voler morire con sua figlia.

So che Lei è buono ed ha fatto del bene a tanta gente, per pietà mi aiuti..."

A.C.



§.10

Prov. di R. Emilia, 04 dicembre 1997

"...a  mia moglie è stato riscontrato un tumore al seno nel febbraio '96, le sono state praticate 4 chemioterapie a distanza di 25 giorni l'una dall'altra.

Nel giugno dello stesso anno è stata operata, poi altre 8 chemioterapie.

Oggi mia moglie si trova con un cuore malato, una serie di metastasi localizzate nel fegato e per tenerle bloccate le viene somministrato un farmaco chiamato Arimidex.

L'oncologo che l'ha in cura dice che questa situazione di stallo non può durare più di alcuni mesi, dopodiché non ci sono più possibilità di recupero della vita.

Ora io le chiedo: mi devo arrendere? Veramente è stato fatto il possibile? La sua Equipe mi può aiutare?

In tutti i casi la ringrazio per quello che LEI sta facendo per tutte le persone affette da queste malattie e sono veramente dispiaciuto nel vedere che LO STATO ITALIANO se ne lava le mani..."

T.V.



§.11

Prov. di Udine, 22 dicembre 1997

"...anzitutto desidero manifestarle che io sono schierato dalla Sua parte perché l'ammiro, ma anche perché nel mio piccolo comprendo che il cocktail di farmaci da Lei progettato per la sconfitta del cancro deve funzionare. Infatti c'è in antitumorale, un inibitore della crescita tumorale ed una miscela vitaminica, che, agendo sinergicamente, determinano la sconfitta, o almeno la convivenza non letale del cancro. Ed è ciò che si sta riscontrando nella lotta contro l'AIDS, mi sembra: anche per tale malattia sembra che funzioni, infatti non un farmaco ma un cocktail di farmaci.

...purtroppo non riesco a contattarla per mia moglie, affetta da un ca. dell'endometrio...è stata operata, irradiata ed ora il 29/XII deve effettuare il 6° ciclo di chemioterapia con carboplatino. Per fortuna riesco a farle prendere (ben poco purtroppo) vitamina A, E, C...torno a scrivere sperando che possa ricevermi...in ogni caso La ringrazio e Le porgo i miei auguri di buone feste per Natale e l'Anno Nuovo..."

R.S.



§.12

Prov. di Bologna, 25, febbraio, 1998

"...è con estrema umiltà nei Suoi confronti che mi permetto di scriverLe solamente allo scopo di manifestarLe gratitudine. Prima di farlo tuttavia è d'uopo portare a Sua conoscenza qualche cenno storico: mia moglie è stata operata nel 1993 di annessiectomia bilaterale, la diagnosi successiva riportava adenocarcinoma con metastasi omentali. L'anno successivo è stata rioperata, la seconda diagnosi successiva riportava metastasi peritoneali. Sia dopo il primo che dopo il secondo intervento, sono stati praticati cicli di chemioterapia. Nel giugno 1997, esami specifici diagnosticavano una recidiva della malattia di base. Seguivano pertanto ulteriori cicli con taxolo e carboplatino ripetuti per 7 volte senza alcun risultato, anzi esami specifici successivi dimostravano  una progressione della malattia. interpellato al riguardo l'Istituto Europeo di Milano, mi si riferiva che si sarebbe potuto continuare con un nuovo farmaco, ma che comunque, quando la malattia si dimostra così persistente ai farmaci, non si può fare altro che sperare di ritardare l'inevitabile decesso. A seguito di queste nefaste previsioni, mia moglie ha iniziato a seguire il Suo Protocollo con decorrenza 28/01/98, tra le tante difficoltà a Lei ben note.

Ora io non posso sapere se mia moglie potrà continuare a vivere, ma affermo comunque con certezza, che lei è riuscito a darci una speranza e questo non è poco.

A parte ciò, io e mia moglie crediamo nel suo metodo e anche con cognizione di causa (Le sembrerà strano per dei profani come noi), poiché ci sembra poter essere logicamente più efficace un metodo basato sul fattore inibizione cellula maligna/salvaguardia cellula sana, piuttosto di un altro basato sulla distruzione della cellula maligna, ma anche di quella sana, che indebolendosi funge da ricostituente indiretto della malattia e di questo, invece, ne sono certo, poiché l'ho verificato su mia moglie). A scuola mi hanno sempre insegnato che per risolvere i problemi bisogna capire e distruggere la causa e non limitarsi a distruggere l'effetto.

...noi crediamo in Lei come uomo e ne sia certo, che di questo avviso non sono pochi in tutta Italia e ciò in  riferiamo al fatto che è nostra ferma convinzione, in considerazione a tutto ciò che è stato detto, quando in parecchi hanno cercato di ingiuriarLa e criticarLa pregiudizialmente, che Lei ne sia uscito sempre più vittorioso, naturalmente agli occhi dell'opinione pubblica, nei confronti di detti sedicenti opinionisti, che finiranno per fare una figura veramente meschina, se continueranno prepotentemente nel loro insensato intento.

Sono altresì certo, che in un periodo non troppo lontano, nel resto del mondo si parlerà sempre del Papa, del presidente americano, ma anche di un grande uomo, a nome Luigi Di Bella, che con il suo spirito umanitario, la sua onestà, la sua riservatezza, la sua coriaceità, la sua trasparenza e non di meno la sua enorme sapienza, è riuscito, alla luce di tutti questi requisiti a fare breccia sulle moltitudini, sconfiggendo così il potere politico/economico e di conseguenza anche il cancro, intendendo per cancro non solo quello fisico. ...mi congedo pertanto abbracciando con affetto quella persona che a mio avviso, rappresenta un uomo d'altri tempi, nel senso più positivo del termine..."

G.T.



§.13

Prov. di Perugia, 28.04.1998

"...sono C.B., una delle tante persone giunte fortunosamente a lei (..). Sono venuta insieme a mio figlio Carlo per sottoporle il caso dell'improvvisa malattia di mio marito, diagnosticata dall'Ospedale S.Maria di Terni, come Linfoma Non Hodgkin di derivazione B Linfocitaria ad alto grado di malignità. Tornati a casa abbiamo immediatamente attivato il metodo da Lei propostoci, senza ripensamenti e con estrema fiducia, rinunciando alle terapie proposte dalla medicina ufficiale, con grandi sacrifici nel reperimento dei farmaci.

Ma l'esperienza dell'incontro avuto con lei ha determinato in me tali e tanti sentimenti che non posso  impedirmi di esprimere. In questa realtà odierna, spesso così mortificante, avere conosciuto lei, quel suo mondo particolare, direi unico, modesto e pur ricco di cose essenziali, di particolari toccanti, di sereno e indefesso studio, segno di una spiritualità profonda, è come aver scoperto una dimensione nuova e insospettata che vorrei definire ritrovata speranza.

Tutto questo frutto di una professionalità che si distanzia dal nostro sistema sanitario per purezza di intenti e di altissimo impegno umano, tanto da ridonare il senso della vita, di una vita diversamente concepita.

Questo è ciò che intimamente ho sentito, aggirandomi nelle sue stanze zeppe di libri di ritratti, di riconoscimenti, di ricordi, di citazioni, di fronte al motivo dominante di una muta presenza femminile che mi ha molto colpita e commossa.

Concludo questa mia spontanea riflessione, dicendoLe che mio marito ha trovato un immediato giovamento con il ripristino funzionale di quasi tutto l'organismo e soprattutto imparando a convivere con questa "nuova forma di vita" che tuttavia sente di dover combattere o almeno dominare. Spera tanto comunque di poterLa conoscere e di poter essere da Lei controllato e rassicurato perché molteplici sono i dubbi, gli interrogativi che turbano chi sta male.

Con i sensi della mia gratitudine e infiniti auguri anche per la sua "immane" e coraggiosa battaglia umana e professionale..."

C.B.U.

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