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25/02/2014 10:39
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Autore:
Adolfo Di Bella
"EGREGIO PROF. DI BELLA..." - Parte IIa
Nella presente discussione sono riportate trentasette lettere scritte dai figli per i propri genitori ammalati (1996-1998).

Raffaello Sanzio: La sacra Famiglia
Figli


"Mater, mater, beata dies cum vitae vincula cadent e rursus tibi iunctus ero aeterna spe" (Madre, madre, beato il giorno nel quale cadranno le catene della vita e di nuovo sarò a te unito nell'eterna attesa).

(ADB: dal testo del "Requiem ad Matris memoriam).



§.1

Modena, 10 aprile 1996

"...le lascio queste quattro righe scritte in macchina qui a Modena che ho raggiunto dal Trentino (Val di Non), sperando di trovarla. Io ho sentito parlare di lei per la prima volta proprio nei giorni che mia madre all'Ospedale S.C. di Trento cominciava la chemioterapia a causa di una Leucemia mieloide acuta. Cura che a detta dei medici era l'unica cosa da fare per avere delle esigue possibilità di salvarla da questo terribile male. Io, figlio disperato e ignorante nel campo "medicina" ho dato ragione ai medici, finché ho sentito parlare lei, caro Prof. Di Bella alla televisione. Quelle poche, ma chiarissime parole da lei dette hanno fatto scattare la voglia e il dovere di incontrarla e di parlarle. Mia madre a noi figli ha dato "TUTTO" e per tutto intendo dire proprio "TUTTO" ed è nostro dovere di figli fare di tutto per cercare anche le esigue possibilità di salvarla. La prego..."

P.C.



§.2

Prov. di Milano, 22 aprile 1996

"...ho 13 anni e quattro anni fa la mia mamma si è ammalata di un linfogranuloma maligno, ora con le cure sta bene, ma io sto soffrendo molto, perché l'incubo  è ricomparso e questa volta è il mio papà. Una mattina si è alzato dal letto con un ittero molto forte ed è cominciato il nostro calvario. Dopo un ricovero di due mesi ed un intervento, a mio papà è stato diagnosticato un carcinoma epatico, gli hanno messo il tubo di Ker, perché le vie biliari erano scoppiate, ora papà è a casa da tre mesi. Ogni giorno sta più male e la mamma non sa dove sbattere la testa, era solo lui che lavorava come operaio, ma questo non è importante, io non lo voglio perdere, ho letto i suoi casi miracolosi con la mamma, noi non vogliamo il miracolo, solo farlo star meglio in questi ultimi tempi, perché papà si chiama Angelo di nome e di fatto. Prof  la prego se ci può aiutare noi veniamo subito da te, la nostra vita senza papà è inutile e vuota...non si dimentichi di noi."

Le voglio già bene.

B.C.



§.3

Prov. di Chieti, 10 maggio 1997

"...le voglio raccontare una storia, sperando di non annoiarla e scusandomi fin d'ora per aver fatto perderle del tempo prezioso. Ho 28 anni e da circa un anno mio padre è gravemente ammalato: istiocitoma fibroso maligno ormai metastatizzato, quando l'organismo di papà ormai devastato non ha più retto la tossicità della chemio, abbiamo intrapreso la sua terapia. Incredibili sono state le difficoltà per procurarsi lo Stilamin, abbiamo dovuto abbattere parecchi, troppi muri. E' stato proprio in seguito a queste difficoltà che ho deciso di fare qualcosa, non solo per mio padre, ma anche per tutte le altre persone che come lui soffrono ed hanno bisogno di aiuto non solo medico, ed ho cominciato a collaborare con la signora P.M. Ma non è di questo che voglio parlarle, questo mio piccolo esempio di solidarietà è niente in confronto all'opera che lei da anni svolge. Le scrivo per ringraziarla, perché lei ha ridato a mio padre qualcosa di più importante della sua stessa vita, gli ha ridato suo figlio. Infatti la sua più grande preoccupazione non era l'effetto della chemio, non era la consapevolezza di non potercela fare, no, ero io. Si proprio così , dover lasciare un figlio disoccupato con l'unico obiettivo che era di doversi procurare uno spinello. Un ragazzo probabilmente intelligente, che però non aveva stimoli, non credeva in questa società fatta di interessi personali, di ambizioni, fondata sull'egoismo. Poi ho preso coscienza che ci sono persone come P.M., G.V., D.S. e naturalmente LEI. Lei ha riacceso la speranza in mio padre, sicuro che, anche se sono ancora disoccupato me la caverò anche senza di lui, perché lui ha vissuto per me, ed io ne ho preso coscienza solo ora ed ho reagito convinto che il mondo non è del tutto marcio, e questo perché ci siete voi. Lei terrà una conferenza il 29 maggio a Lanciano. Sono consapevole che avrà innumerevoli impegni e che forse non sarà possibile, ma le voglio ugualmente chiedere un favore grande grande, per me e soprattutto per mio padre: essere ospite della mia famiglia, una famiglia di lavoratori, di artigiani, convinto di poterle offrire quel calore e quella genuinità che nessun ristorante potrebbe offrirle. Con lei saranno nostri ospiti tutti i membri dell'associazione che hanno riacceso la voglia di vivere e lottare non solo contro il cancro che tormenta mio padre, ma anche contro tutto quello che é ingiusto in questa società e poi avrei l'onore di poterla ringraziare personalmente."

I.D.T.



§.4

Roma, 20 giugno 1997

"...la signora T.L. è mia madre e la cartella clinica che gli appartiene contiene tutto o quasi l'iter passato da mia madre a cominciare dalla chemioterapia, all'operazione che è stata poi seguita da un ciclo di radioterapia. Un calvario durato 2 anni, fatti di continui ricoveri e nei mesi scorsi ha subito una nuova operazione per mettere una rete di contenimento nell'addome. Conclusione, mia madre ha sempre dolori ed è come invecchiata di 20 anni in soli 2 anni. I dottori non lasciano sperare molto, anzi affatto, visto i risultati dell'esame istologico. In più, proprio in questi giorni è stata ricoverata a seguito di un blocco intestinale e il primario ha detto a mio fratello che il male ha camminato molto e mamma non avrà molto ancora. E proprio perché di tempo ce n'è così poco io le chiedo con il cuore in mano se con lei c'è ancora una speranza, perché malgrado il male e l'età, mia madre è una donna in gamba e penso che solo perché vive abbia il diritto ad ogni possibile cura e non di questa arresa così prematura che accompagna indifferenti contro la morte, quando forse c'è ancora molto da tentare. Me lo dica lei, Professore; con una risposta sincera e con la volontà di salvare un'altra vita umana anche se avanti negli anni. Se solo lei ha per me una piccola speranza glielo chiedo come una figlia. Non voglio vedere andar via mia madre come mio padre, che anche per lui sono sicura non si era provato abbastanza. Confido nella sua umanità..."

M.C.D.C.



§.5

Torino, 15 luglio 1997

"...Mi chiamo Nathalie e mia sorella venne da lei per un consulto nel mese di novembre. Lei, Professore, dopo tanti dottori che si atteggiavano a dei scesi in terra e che avevano subito, e senza sapere cosa fosse la sensibilità e la fragilità di tre donne disperate, ebbene, quelle persone avevano subito deposto una pietra sulla tomba di mio padre, prima del tempo dovuto; ma lei, caro professore, lei ci fece vedere la luce dopo mesi di buio.

Ricordo ancora oggi le impressioni e le sensazioni che ebbe mia sorella quel giorno, raccontate minuziosamente: mi sembrò quasi di esservi stata e di averla conosciuta. Le "sue" medicine arrivarono il ventotto novembre ma mio padre non seguì la cura perché qualcuno decise quel giorno di strapparlo dalle braccia di chi lo amava tanto.Io non so cosa sarebbe successo se avesse seguito la cura, non so se sarebbe ugualmente "partito" o se sarebbe guarito. So solamente che lei ci diede speranza e tanto calore umano e mi creda, non è per nulla poco.

........si starà giustamente domandando il perché di questa lettera, il perché una sconosciuta il cui padre non ha potuto seguire la cura decide di scrivere queste righe. So che sono in tanti a ringraziarla per l'aiuto che dà...: bene, io da mesi penso a lei, al suo lavoro ed alla sua bontà. Le ripeto, non so se sarebbe guarito. Ma so che tanti oggi vivono grazie a lei."

N.J.



§.6

Pordenone, 24 luglio 1997

"Caro Signor Adolfo, sono quel tale che le ha telefonato giorni fa che ha la mamma ammalata, le ho scritto per farle sapere come vanno le cose. Abbiamo iniziato la terapia il 27 giugno, mia mamma da allora è aumentata di 2 chili, mangia, l'intestino funziona regolarmente, i primi esami del sangue erano normali (lo erano anche prima). Non mi posso lamentare della situazione, ma non posso fare a meno di guardarla con il dubbio se sta andando incontro ad un brutto destino o ad un arresto della malattia. Sono disorientato da quello che sento dai "medici ufficiali" e ciò che ascolto, sperando che valga anche per la mia mamma, da lei e dalle parole di suo padre, in televisione e sulla stampa. Una sera lei mi ha detto che capiva il mio problema di figlio di decidere sul destino di mia mamma: quella sera ha proprio centrato nel segno, sono tuttora e malgrado tutto, lacerato dalla paura di aver fatto la scelta migliore. Una cosa mi dà comunque sollievo: l'immensa umanità che ho incontrato nelle sue parole mi ha veramente colpito, forse non si è più abituati ad incontrarla nella vita di tutti i giorni. Per tutto questo la ringrazio. So che lei mi capisce bene ed allora le racconterò un episodio che mi è capitato un paio di settimane fa. Sono entrato in camera mia e c'era mia mamma che spolverava, ma dopo un istante si è fermata, io mi sono avvicinato e lei tra le lacrime mi ha detto" M. aiutami, non voglio morire adesso!" Io più che abbracciarla e rassicurarla non ho potuto fare, ma lei, suo padre i suoi collaboratori potete farlo. Dica a suo padre da parte mia che continui il suo lavoro, come ha sempre fatto, malgrado le traversie, io non sono un medico e non posso confutare teorie o dati, ma comunque gli credo, vi credo, se non altro perché persone umane come voi non farebbero mai qualcosa che possa nuocere ad un'altra persona. Per quello che può contare, sono con voi."

M.F.



La lunga lettera che segue è stata inviata via fax al Ministro della Sanità, alle Associazioni dei pazienti che seguono il metodo DB, a mio padre. Sia per la diffusione a più soggetti del suo contenuto, che, soprattutto, per espressa autorizzazione del Sig. Spadini, la riporto integralmente.



§.7

OGGETTO: LETTERA APERTA PRO PROF. LUIGI DI BELLA

"In quest'ultimo anno si è molto discusso pubblicamente dell'operato del Prof. Di Bella, per questo

Oggi ho deciso di raccontare la mia esperienza sperando di poter dare il mio contributo al giusto riconoscimento del medico, del ricercatore e del suo grande e valoroso lavoro.

Conobbi il professore nella primavera del 1987 dopo che a mia madre Marcella Silei in Spadini, all'epoca 49enne, era stato asportato un adenocarcinoma ulcerato del colon-sigma; pur non essendoci stata un'apparente diffusione metastatica, i medici non avevano dimostrato alcun ottimismo sulla guarigione in quanto per quel tipo di tumore le statistiche indicavano sopravvivenze medie di uno-due anni, con scarso miglioramento in caso di applicazioni di chemioterapia.

Personalmente non ero disposto ad accettare questa tesi senza prima aver vagliato tutte le possibilità che qualsiasi branca della medicina ufficiale e non avesse potuto offrire.

Pertanto utilizzando la mia buona cultura medica iniziai a studiare personalmente il problema utilizzando i migliori testi universitari di oncologia clinica e di ricerca oncologica disponibili allora sul mercato, senza tuttavia arrivare a definire nessuna ipotesi convincente di approccio terapeutico più vantaggioso di quelli proposti dall'equipe che l'aveva operata.


Arrivai con mia madre ancora convalescente nello studio del prof. Di Bella a Modena. Dopo circa un'ora e mezza di attenta e silenziosa analisi di tutto il materiale clinico da me prodotto, nonché un'accurata visita, il Professore disse con mio grande stupore di essere molto ottimista sulla possibile guarigione di mia madre, a patto però che avesse seguito alla lettera il suo protocollo terapeutico per molti anni. Volle però metterci in guardia sulla generale ostentazione della medicina ufficiale e di parte della comunità scientifica internazionale e ci informò degli ingenti costi che avremmo dovuto sostenere per acquistare parte dei farmaci che ancora non esistevano sul prontuario.

Devo ammettere che quando uscimmo dal suo studio io non ero ancora molto convinto delle sue teorie a causa del suo grande ottimismo che si contrapponeva al grande pessimismo di tutti i medici che fino ad allora avevo interpellato ed ai riscontri oggettivi che erano scaturiti dai miei personali studi. Malgrado ciò ci fu un particolare che mi spinse ad approfondire le sue teorie: mentre ci stavamo congedando dal Professore io gli chiesi quanto dovevo per la visita; fu la sua risposta bonariamente scontrosa a condizionare la mia successiva riflessione: "Niente. Tenga i soldi per curare sua madre; ne occorreranno molti". E così ci salutò non ammettendo repliche.

Tutto questo mi fece capire che il Professore lavorava solo ed esclusivamente per scopi umanitari e non lucrativi, animato da una profonda convinzione professionale che portava avanti contro tutto e tutti, un atteggiamento tipico dei grandi scienziati del passato che non venivano compresi perché troppo innovativi per i tempi in cui vivevano.


Tornato a casa studiai nei giorni successivi i farmaci che il professore aveva prescritto a mia madre sui testi che avevo a disposizione e mi accorsi che la loro azione benefica diretta o indiretta sul cancro era ben documentata da moltissimi autorevoli ricercatori italiani ed esteri e che la sua teoria in fondo era molto semplice: sfruttare questa azione benefica di più farmaci contemporaneamente, creando fra di essi un'azione sinergica non tossica per l'organismo e potenziatrice del sistema immunitario (probabilmente senza volerlo aveva filosoficamente anticipato la moderna strategia per la cura dell'AIDS).

Pochi giorni dopo iniziammo la cura anche con l'aiuto del nostro medico di famiglia Dott. Virgilio degli Innocenti, che, nonostante non avesse elementi  per approvare una simile terapia, rispettò la nostra scelta e si adoperò per prescrivere tutti quei farmaci che era possibile avere gratuitamente o quasi dal sistema sanitario nazionale.

La prima fase di cura era molto onerosa sia fisicamente che finanziariamente e proseguì per oltre un anno, dopo di che si cominciò a ridurre progressivamente la terapia ad un livello più vivibile. Mia madre sorprendentemente in pochi mesi riprese tutto il suo vigore, anzi sicuramente era ringiovanita di almeno dieci anni. E così andò avanti fino al dicembre del 1989, quando, a seguito di un sanguinamento gastrico che le fece perdere circa i 2/3 della propria emoglobina, immediatamente le feci eseguire la gastroscopia, la quale mise in luce una lesione ulcerata sospetta, che l'analisi istologica confermò essere un adenocarcinoma ulcerato identico al primo già operato del colon-sigma. Immediatamente il Professor Di Bella le prescrisse un nuovo piano terapeutico molto intenso sia per la varietà che per la quantità di farmaci da impiegare e ci raccomandò di non operarla, perché a suo dire l'operazione comportava l'interruzione della sua cura in quanto nell'ospedale non l'avrebbero accettata ed un ulteriore calo ponderale, quindi aveva il timore che se ci fossero state altre piccole lesioni cancerose o precancerose nascoste in altre sedi, la malattia avrebbe preso ancor più vigore e sarebbe stato molto difficile controbatterla. Decidemmo di seguire i suoi consigli, anche se tutti i medici che nel frattempo l'avevano visitata dicevano che era una pazzia. L'unico che rispettò la nostra volontà fu come al solito il nostro caro medico di famiglia Dott. Virgilio Degli Innocenti. Dopo tre mesi, mia madre era nuovamente e completamente ristabilita, aveva persino recuperato tutta l'anemia iniziale, il carcinoma non dava da tempo nessun sintomo di sanguinamento, quindi procedemmo a far eseguire un nuovo ceck up. Le analisi, l'ecografia e le radiografie furono tutte negative, la gastroscopia con grande sorpresa dei medici della gastroenterologia di Careggi evidenziò al posto del carcinoma ulcerato una leggera piaga rimarginata della mucosa; anche se l'analisi istologica della piaga stessa continuava a dare esito positivo, il tumore era regredito molto ed aveva smesso di dare qualsiasi tipo di disturbo.


Nei giorni successivi ci recammo a Modena. Il professore fu molto compiaciuto dei risultati ottenuti, ma non sorpreso; parlammo a lungo delle strategie future da seguire e disse a mia madre che probabilmente avrebbe dovuto mantenere questo protocollo terapeutico per molti anni, forse tutta la vita, perché era evidente che il suo organismo era soggetto a produrre carcinomi molto facilmente. Passata la fase critica della malattia, dentro di me cominciarono ad affiorare dubbi legati agli oneri fisici e psicologici della convivenza con la malattia ed alla cura che costringeva mia madre ad osservare terapie con precisione assoluta quasi 24 ore su 24. Cominciò così a prendere campo l'idea di eseguire una seconda operazione in modo dio togliere a mia madre quel peso psicologico dovuto alla convivenza, pur pacifica, con la malattia.

Dopo alcune settimane tornai a Modena da solo, in modo di poter esprimere liberamente al professore tutti i miei dubbi; lui comprese le mie argomentazioni ma ribadì i suoi fondati timori a sottoporla ad una nuova operazione per i motivi anzidetti. Nei giorni successivi però arrivai alla convinzione, molto combattuta, che una resezione gastrica fatta in tempi molto brevi e con una sospensione solo parziale della terapia (infatti mia madre continuò anche in ospedale ad assumere alcuni farmaci a base vitaminica prescritti dal Professore) sarebbe stata la cosa migliore. Contattai così il prof. Pizza della chirurgia di Santa Maria Nuova (era stato lui l'autore della prima operazione) e gli esposi il problema. Lui fu molto duro, accusandomi di aver contribuito con le mie scelte a perdere tempo prezioso e non dette molta importanza ai risultati conseguiti in tre mesi di terapia, considerandoli fuorvianti e ritenendo che il tumore avesse continuato a progredire verso l'esterno della parete gastrica. Mi esortò a persuadere mia madre a ricoverarsi d'urgenza il mattino seguente ed offrì tutta la sua collaborazione per un intervento urgente, assicurando, a differenza di altri chirurghi interpellati precedentemente, che la resezione che intendeva praticare avrebbe mantenuto un volume gastrico sufficiente a condurre una vita normale. Quindi la sera stessa, aiutandomi anche con qualche panzana, riuscì a convincere mia madre a ricoverarsi all'indomani. E fu così che pochi giorni dopo, nella primavera del 1989, il prof. Pizza, uscito dalla sala operatoria, volle parlarmi subito: mi riferì che tutto era andato per il meglio e che il tumore, a dispetto delle sue previsioni, era stranamente inattivo, non aveva in alcun modo attaccato né il fegato né gli organi circostanti ed ammise che, pur ignaro degli effetti delle terapie praticate, qualcosa di molto buono era accaduto.

Dopo circa 15 giorni di degenza mia madre, tornata a casa, riprese subito integralmente le terapie del Professor Di Bella e dopo alcune settimane tornammo insieme a Modena. Il Professore non sapeva cosa fosse successo nel frattempo e rimase un po' contrariato, pur rispettando la nostra scelta, e mise a punto in nuovo protocollo tenendo conto degli ultimi sviluppi.


Oggi, sabato 2 agosto 1997, mia madre ha compiuto da un giorno 59 anni, è viva, sta bene e conduce una vita perfettamente normale. Segue ancora le cure del Professore, che nel frattempo si sono notevolmente ridotte, vista l'evoluzione della sua malattia, anche se deve forzatamente fare a meno di un farmaco importante come la somatostatina od i suoi derivati, perché il sistema sanitario nazionale non la fornisce più gratuitamente per la sua patologia e per noi, acquistarlo costantemente, comporterebbe uno sforzo economico insostenibile.

Facendo un bilancio di questa esperienza, mia madre deve questi dieci anni di vita vissuta malgrado tutto in buona salute, in prima persona al Prof. Di Bella, che con l'applicazione delle sue ricerche è riuscito a tenere sotto controllo la malattia, impedendone l'evoluzione, poi al chirurgo Prof. Pizza, che ha svolto il suo lavoro in maniera ineccepibile, quindi al Dott. Degli Innocenti, che è stato un prezioso supporto medico ed ha sempre rispettato le scelte della sua paziente; infine forse anche a me, suo figlio, che sono stato in grado, spinto dalla disperazione, di muovermi in questa giungla di pareri medici molte volte contrastanti, mantenendo sempre una grande razionalità e neutralità nelle valutazioni.

Metto a disposizione questa mia esperienza a tutti coloro che ne sono interessati al fine di legittimare il grande lavoro del prof. Luigi Di Bella e restando sempre disponibile per ulteriori eventuali chiarimenti.

La presente viene inviata ai seguenti soggetti i quali sono contestualmente autorizzati ad utilizzare integralmente o in parte il suo contenuto al fine esclusivo di divulgare il lavoro del prof. Luigi Di Bella di Modena.

Firenze, 02 agosto 1997.

In fede Massimo Spadini".



§.8

Lucca, 05 agosto 1997

"...Sto seguendo sulla stampa gli articoli che La riguardano e mi allieta che finalmente si parli maggiormente di quanto lei da anni sta facendo, da parte mia, se Le necessitasse, sono più che disponibile a testimoniare il Suo operato ed i risultati conseguiti da mia madre, uniti allo stupore del chirurgo (ignaro della somministrazione della melatonina) che alcuni mesi fa l'ha operata e che solo dopo l'intervento ha chiaramente asserito che "stranamente il tumore non si era ramificato". Mi felicito con Lei Professore..."

L.C.



§.9

Prov. di Lecce, 06 agosto 1997

"Non ho lacrime né per supplicarla né per piangere. Lei che solo può, aiuti il mio papà. Prego Gesù perché Lei abbia pietà del mio dolore."

F.A.



§.10

Genova, 06 agosto 1997

"... se mi sono permessa di scriverle è perché sono disperata. Il mio papà sta morendo, i medici gli hanno dato 6 mesi. (...)So quanto lavoro ha, quanti pazienti sta curando, ma so anche che è l'unica speranza per mio papà. Io la prego Professore, di darci un aiuto, Le ripeto, so cosa le sto chiedendo, forse troppo, ma senza il suo aiuto fra poco tempo non avrò più mio papà."

R.P.



§.11

Pordenone, 07 agosto 1997

"Caro Signor Adolfo, sono M.F., porti pazienza se le scrivo, ma oggi è stata una brutta giornata: i problemi sono cominciati ieri sera con il TG1, non so come si possano dare le notizie in quel modo. Pazienza se mi raccontano tutti i giorni le bugie sull'inflazione, l'economia che tira, ecc., ma quando si danno notizie che riguardano la salute di molte persone, non ci si può permettere di sfumare in modo da far capire chi ha ragione , un po' di rispetto per il dolore dei malati è d'obbligo. Mia madre che purtroppo ha ascoltato il telegiornale, mi ha detto che ha sentito gelarsi il sangue nelle vene, a chi la faccio pagare io? Le avevo detto che l'USL mi avrebbe passato il farmaco Longastatina, il tempo di illudersi ed una circolare ministeriale ha bloccato tutto! Che cosa faremo ora? Io spero che voi abbiate altre carte nella manica, ma oggi sono sfiduciato. Comunque, malgrado questo, riusciamo lo stesso a pagarci i farmaci, in realtà non è cambiato niente, solo speravo che le cose cominciassero a cambiare. Vede, un giorno sono relativamente tranquillo, un altro sono spaventato, sono sempre che spero le cose vadano per il verso giusto. Ho molta molta paura: mi sento impotente quando vedo tutte queste cose accadere; mia mamma fino ad ora me l'hanno uccisa tre volte: primo, il chirurgo con la crudezza con cui ha dato il verdetto, secondo l'oncologo, quando le ha raccontato della sua malattia; terzo il giornalista del TG1, quando ha detto che la somatostatina non cura niente. Il bello è che di tutto questo non posso rendere conto a nessuno. Ci sarà un giorno in cui ci si potrà curare con la terapia di suo padre senza problemi! Grazie di tutto."

M.F.


Il Sig. M.F. è lo stesso della sesta lettera. La madre, aperta e chiusa, secondo il crudo linguaggio ospedaliero, ha e mantiene un'eccellente qualità di vita a distanza di 17 anni. Ci siamo sentiti e scritti abbastanza spesso.



§.12

Torino, 25 agosto 1997

"...siamo in quattro figli e di genitori ne abbiamo solo uno cioè mia mamma, che purtroppo è ammalata di tumore al muscolo alla gamba destra, sta soffrendo tanto e noi figli stiamo soffrendo con lei. Lei ci ha acceso una speranza, la prego di non togliercela, Dott. Di Bella ci aiuti a salvarla, non sappiamo cosa fare, non si preoccupi per i soldi.

P.S. Io e i miei fratelli fino da quando eravamo piccolini abbiamo sempre sofferto per diversi motivi e non abbiamo avuto molto dalla vita, una cosa abbiamo avuto di bello: una mamma come la nostra, tanto cara e tanto buona e le assicuro che non merita di soffrire di questo brutto male, la prego ci aiuti lei Dott. Di Bella."

L.A.



§.13

Torino, 20 settembre 1997

"Dottor Di Bella sono sempre quella ragazza che ha già scritto, pregandola nuovamente di leggere questa lettera. Noi siamo quattro figli. Una sposata e noi tre figli che viviamo con nostra mamma, che purtroppo è ammalata di tumore alla fossa liaca (sic), noi figli siamo ancora più disperati perché il chirurgo ci ha detto che la nostra mammina ha solo qualche mese di vita, massimo un anno, e un dolore atroce che ti lacera il cuore sapere che dovrà morire in così poco tempo, è così giovane mia mamma e guardandola sembra una persona piena di salute, paffutella e con tanta voglia di vivere.

Dottor. Di Bella noi abbiamo sentito parlare di lei in televisione, della sua Longastatina, so che è stata sperimentata per altri tipi di tumore, la prego la provi anche su nostra mamma, non ci faccia sentire impotenti come adesso ci sentiamo, Dottor di Bella lei ha tanta esperienza, ci aiuti a guarire nostra mamma, o con la Longastatina o con qualche altra medicina, ci dia la speranza per una donna ancora giovane e che ha tanta voglia di vivere.

P.S. noi abbiamo solo la nostra mammina, non ci faccia rimanere soli, ne io, ne mio fratello, ne mia sorellina non siamo grandi abbastanza per rimanere soli. Ci aiuti per favore."

L.A.



§.14

Torino, 02 ottobre 1997

"Dottor Di Bella sono sempre L.A. che le scrive, prima di tutto per ringraziarla di cuore per averci dato un appuntamento e con questo una grande speranza. E poi le ho scritto anche per un'altra cosa le chiedo per pietà di anticipare l'appuntamento, perché mia mamma sta male e le medicine che gli stanno dando funzionano per qualche giorno e poi gli devono aumentare le dosi per non farla stare male. Io e mio fratello e mia sorellina R. e anche mia sorella più grande sposata siamo disperati, abbiamo tanta paura di non avere più la nostra famiglia e la nostra famiglia è nostra mamma. Dottor. Di Bella com'era bello avere nostra mamma quando non aveva questo brutto male alla fossa liaca! Lei ci curava e ci aiutava in tutti i modi, era sempre presente per noi, non ci ha mai lasciati, e adesso abbiamo tanta paura che lei ci lasci soli contro la sua volontà, perché vorrebbe rimanere con noi figli, ma i dottori ci hanno detto che ha solo qualche mese di vita, non può morire mia mamma, non può lasciarci soli, noi abbiamo bisogno di lei, unico genitore che abbiamo è la nostra mamma.

P.S. Dottor. Di Bella le confesso una cosa: stamattina ho detto una preghiera per mia mamma e ho pregato Dio di salvarla, di non farla morire, e ho pregato anche che se la fa morire, di fare morire anche me nello stesso giorno, perché non potrei sopportare tanto dolore. Darei la mia vita per salvare mia mamma, e ridare a mio fratello e mia sorellina una mamma che sta bene e che li accudisca e gli stia vicino come ha sempre fatto. È sempre stata una mamma dolce, buona, premurosa e comprensiva con noi figli e tanto forte, e ancora adesso che sta male finge di stare bene per non farci preoccupare e tante volte è lei che ci da coraggio a noi figli, pur sapendo benissimo il male che ha. Pochi giorni fa mi è scappato di piangere vicino a lei, ho sempre trattenuto dentro di me le mie lacrime, ma pochi giorni fa non ce l'ho fatta più e sono scoppiata a piangere davanti a lei, mia mamma mi ha abbracciata forte e mi ha detto che dovevo essere forte, che noi figli e lei dovevamo essere forti, che non potevamo permetterci di essere deboli in questo momento e parlando con lei mi ha dato tanto coraggio. Ci aiuti Dottore, aiuti mia mamma, salvando lei salva anche noi figli che non possiamo vivere senza di lei. Grazie di tutto Dottore e mi scusi se mi sono sfogata un po' con lei, di solito non mi sfogo con nessuno, ma lei che è stato tanto buono a farci telefonare e a permetterci di venire da lei, mi solo capire che lei mi comprende quanto dolore ho dentro di me, e che lei Dottor Di Bella deve essere tanto buono."

L.A.


§.15

Firenze, settembre 1997

"...mi perdoni dottore. So che riceve migliaia di richieste come questa, so che il suo carico di lavoro è immane e che si trova nell'impossibilità di curare molti pazienti, ma so anche che Lei è l'unica speranza che ho in questo momento. E' per mio padre, per l'affetto più solido che ho, che imploro il suo aiuto. Non me lo neghi, La prego, non mi spenga la sola luce che vedo. Credo fortemente nella sua cura come nella sua bontà. Mi aiuti, solo Lei può farlo! Aspetto con fiducia."

E.M.



§.16

Prov. di Salerno, 11 settembre 1997

"...la presente come ringraziamento per quanto segue: il 15 luglio 1997 ho visto la trasmissione su Rai 2, dove Voi avete illustrato la vostra terapia contro i tumori. Subito vi ho scritto una lettera ove vi ho fatto un riassunto delle condizioni di salute di mio padre affetto da una metastasi surrenale, da un carcinoma polmonare, le quali erano pessime a tal punto che non poteva essere sottoposto a chemioterapia. Mio padre aveva degli sbalzi di diabete, era freddo come temperatura corporea, aveva un filo di voce, di colorito bianco con le guance scavate , faceva fatica a camminare, inoltre soffriva di forti dolori che le compresse di C. erano diventate inutili a calmare tali dolori, respirava inoltre quasi sempre con l'ossigeno intervallato con l'aerosol. Subito dopo che è arrivata la mia lettera, una vostra collaboratrice è stata così gentile a tal punto da telefonare presso la mia abitazione e spiegare la Vostra impossibilità al momento, ma che potevo mettermi in contatto con altri Dottori da lei indicati, che adottavano la Vostra stessa terapia. Sono riuscito a mettermi in contatto con (omissis).... Mio padre il 12 agosto ha iniziato la cura e voglio farvi un bilancio sino alla data odierna (un mese), il bilancio direi che si sono visti dei miglioramenti a piccoli passi:

- Mio padre non ha bisogno più dell'aerosol ed ossigeno;

- Ha ripreso il colorito;

- E' diventato caldo di temperatura corporea;

- Non ha più sbalzi di diabete;

- Prende dalle due alle tre compresse di C. al giorno al bisogno, le quali a differenza di prima fanno subito calmare il dolore;

- Ha ripreso il tono di voce.

Questo è il primo mese, adesso stiamo iniziando il secondo, ma quello che ho indicato sopra ci è di conforto a noi figli, perché prima che ci mettevamo in contatto con Voi, avevamo saputo dalla oncologia che non vi era più niente da fare......"

B.S.



§.17

Prov. di Pescara, 12 settembre 1997

"...La prego , prima di gettare questa lettera la legga, ci vogliono solo pochi minuti! Gentilissimo Prof., sono una ragazza di trent'anni, figlia unica, che vive con la madre di sessant'anni. Ho perso mio padre all'età di nove anni e per non finire, sette anni fa all'incirca, è stata diagnosticata a mia madre una brutta malattia: mieloma multiplo e così è iniziato questo calvario! Ora le riassumo in breve la sua storia terapeutica. Dapprima ha iniziato a fare vari cicli di terapie e cortisoni per un numero svariato di cicli fino al 1996. Successivamente, data la comparsa di lesioni alle due vertebre, ricoverata al reparto di ematologia di P. è stata sottoposta a trattamento mediante schema VAMP, di cui ha praticato 5 cicli, non potendo eseguire il 6. Come da programma, per insorgenza di gravissima tossicità da Vincristina (paralisi intestinale). Mentre eseguiva questi cicli, veniva sottoposta anche a radioterapia. Devo dire che si è ripresa molto bene, infatti riesce anche a camminare, sempre con il busto e non ha dolori. Data la situazione clinica però, ho paura che la malattia riprendesse e l'inopportunità di proseguire con la chemioterapia, hanno pensato di ricorrere all'interferone. Ma purtroppo non c'è stato niente da fare, in quanto le provoca vertigini, vomito, tachicardia ecc. e così ora non prende nessuna medicina, ormai da sei mesi. Mi sono dimenticata di dire che hanno provato anche con l'autotrapianto, ma purtroppo data la scarsità delle cellule, non si è potuto provare neanche questo. Ora Professore, la prego in nome di Dio, mi aiuti. Io non ho mai saputo della sua esistenza, altrimenti l'avrei cercata molto tempo fa. Io ho solo mia madre ed ho molto bisogno di lei. Le chiedo in ginocchio di aiutarmi e comunque la ringrazio di aver solo letto questa lettera."

R.C.



§.18

Prov. di R. Emilia, 12 settembre 1997

"...le scrivo questa lettera per chiedere il suo aiuto. Mio padre il giorno 19 11 1996 è stato colpito da ictus cerebrale, da quel giorno sono stati fatti degli esami dove è stato trovato un tumore alla testa e nei polmoni. Dopo tanti tentativi nessuno ha voluto fare le biopsie, perché dicono pericolose, quindi nessuna cura solamente aspettare di morire. Durante questi esami è stato anche colpito da tre infarti e siccome mio padre è diabetico ha subito una amputazione al piede sx. Il diabete gli ha causato anche la perdita della vista, anche se ora si pensa che non soltanto il diabete possa avere colpito l'occhio, ma anche quella massa molliccia che hanno trovato in testa.

Mio padre non è al corrente di avere un tumore. Io spero che lei possa fare qualcosa per noi. Dimenticavo: mio padre ha 63 anni e io ne ho tanto bisogno."

E.B.



§.19

Lodi, 22 settembre 1997

"...con un moto di speranza ho appena finito di leggere l'articolo a lei dedicato sul Giornale di Feltri lo scorso sabato 20 settembre. Speranza, perché ho intravisto la possibilità di ridare fiato e voglia di vivere a mio papà, che dal 2 luglio sta combattendo contro un tumore ai polmoni. Tale tumore di 6 cm. Risulta ramificato con 6 metastasi al cervello e le sue conseguenze sono state: semiparalisi della mano e dell'avambraccio sinistro, ulcera allo stomaco, perdita delle forze che non gli consentono più di stare in posizione eretta. Mi comprende perfettamente o quasi, stordito com'è da farmaci e antidolorifici, continua a dormicchiare, abbandonato nel letto d'ospedale, privo di forze Da quando abbiamo scoperto il tumore, non gli abbiamo praticato le tradizionali terapie(in questo assecondandolo in pieno), come la chemio o le radiazioni o la cobalto. E' stato curato con cortisone, antinfiammatori, ossigeno. Attualmente è incollato al tubicino 24 ore su 24. Le chiediamo a questo punto una speranza. Anzi un miracolo: sappiamo che lei è in grado di farne. E' in grado di far ritornare a casa papà e di farlo ritornare, almeno per qualche mese ancora, con noi. Per favore, glielo chiediamo in ginocchio, noi porteremo il nostro "vecchietto"(ora ha 72 anni) ovunque lei ce lo dirà."

D.A.



§.20

Prov. di Milano, 23 settembre 1997

"...non so come dovrei iniziare il discorso, ma mi creda sono in uno stato confusionale. Caro Professore tutto è iniziato il mese di giugno, quando a mia Madre hanno diagnosticato un tumore, parola che fino a quel giorno avevo sempre sentito in lontananza, ed ignoravo quanta sofferenza e preoccupazioni avrebbe portato. Caro professore, da quel giorno nonostante io sia un atleta, è come se mi avessero amputato le gambe, perché mi sono ritrovato una Mamma operata di tutta fretta ed al risveglio con una deviazione per un tumore all'intestino. Caro professore, dopo 2 mesi, quando sembrava ci stessimo un po' adeguando alla disgrazia, ecco un'altra preoccupazione arrivare. I medici ci informavano del pericolo di un ritorno del male e prescrivevano delle sedute di chemioterapia e di radioterapia. Caro professore, è a questo punto che attraverso la T.V. ed i giornali, sono venuto a conoscenza del suo sistema ed avendo fatto un voto a Padre Pio, mi sono sentito graziato, miracolato dall'averla conosciuta. Caro Professore, io ho 38 anni e da 24 lavoro senza sosta, ma mi creda sono disposto a qualsiasi sacrificio per mia mamma. Caro professore, la scongiuro, mi indichi la strada da seguire, un abbraccio."

P.N.



§. 21

Rimini, 29 settembre 1997

"So che la mia è una voce fra le tante, ma non posso lasciare nulla d'intentato.....mio padre poco più di un anno fa è stato operato per un tumore all'intestino retto, quindi è stato sottoposto a chemioterapia definita di supporto.

A marzo scorso l'ha terminata sembrava con successo, ma ora con i primi esami di controllo si è evidenziata una situazione di metastasi, c'è un carcinoma al retto e una lesione al fegato. La prospettiva è quella di un'operazione ad entrambe le parti interessate ed ancora chemioterapia, questa volta forte. Io non capisco assolutamente nulla di medicina, ma sento che la chemioterapia non è la via giusta, altrimenti non saremmo arrivati a questo punto.....La mia famiglia sta vivendo da più di un anno nell'ansia, che adesso è vera e propria angoscia. Per questo, sabato 27 settembre sono venuta nel suo studio, ho visto i pazienti fuori del portone ed ho intravisto lei; non ho avuto il coraggio di disturbarla e sono andata via...

Siamo già avanti con la malattia, non abbiamo tempo di aspettare, ci tiri fuori, se può, da questo incubo.

So che nessuno ci può dare la certezza della guarigione, ma vorremmo anche noi poter avere un'alternativa alla chemioterapia, seguiti da una persona come Lei, che ha dedicato una vita alla medicina ed alla gente."

S.S.



§.22

Chieti, 3 Ottobre 1997

"...sino a dicembre scorso eravamo una famiglia felice, da poco era nato mio figlio, finché nel febbraio '97 a mio padre è stato riscontrato un microcitoma polmonare con metastasi epatiche ed ossee, con la prognosi di otto mesi di vita. In quel momento ci è crollato il mondo addosso...Dopo aver consultato diversi medici, tutti erano concordi nell'affermare che il male del mio papà non era operabile e che l'unica cosa da fare era la chemioterapia. Così ad aprile mio padre ha iniziato presso l'ospedale...sotto la direzione del prof. ...Da allora ha cambiato tre tipi di farmaci perché non avevano efficacia, la prima associazione è stata col cisplatino e VP-IG, anche se all'inizio il tumore era regredito del 50%, successivamente non avendo più effetto, la seconda associazione è stata ciclofosfamide ed Epirubicina (verso agosto, da allora il mio papà iniziò peggiorare senza più riprendersi), fino a sottoporlo ad un ultimo farmaco, il carboplatino, che lo sfinì ancora di più.

Ultimamente, dopo una TAC cerebrale, hanno riscontrato anche un edema al cervello, così mio padre ha sopportato anche le terribili radiazioni della radioterapia. Alla data attuale gli oncologi si sono così espressi "Le condizioni del paziente sono assai compromesse, tanto da considerare il paziente in imminente pericolo di vita, con 1 o 2 mesi di vita". Oggi mio padre ha smesso ogni tipo di terapia, passa il suo tempo tra cateteri e clisteri a letto perché le sue gambe lo stanno abbandonando sempre di più ogni giorno, il suo corpo non sembra appartenere alla sua età e a quella forza che ha sempre avuto. Ha ancora tanta voglia di vivere e di poter giocare con il suo nipotino che porta il suo stesso nome. Purtroppo siamo venuti a conoscenza di lei e del suo operato da poco tempo..."

G.M.



§.23

Reggio Emilia 04 ottobre 1997

"...non so se Lei si ricordi di me, ma ci conoscemmo parecchi anni fa a... nel corso di un congresso organizzato da mio padre, allora oncologo dell'Ospedale...

Oggi sono professore associato presso... e mi rivolgo a Lei, che da anni seguo e stimo, perché sono veramente disperata.

Dal 1992 ad oggi la mia famiglia è stata colpita da un susseguirsi di vicissitudini che paiono inarrestabili e che oggi culminano con la malattia del papà, al quale è stata diagnosticata una neoplasia polmonare con metastasi cerebrali.

Nel corso di questi drammatici anni il papà ha sofferto moltissimo (è un uomo amatissimo e stimatissimo in tutta la città) e proprio per questo motivo lui dice di avere sviluppato questo tumore, che peraltro si era diagnosticato, ma che aveva deciso di non curare per lasciarsi morire.

Oggi sono riuscita a convincerlo dell'importanza di curarsi e per questo ho deciso di rivolgermi a Lei. Ho provato più volte a contattarLa telefonicamente, ma non riuscendo mi affido a questa lettera, sperando di poterLa incontrare quanto prima.

In attesa di una Sua cortese risposta".


§.24

Prov. di Como, 08 ottobre 1997

"...ci rivolgiamo a Lei spinti dalla disperazione e dall'immensa fiducia nei suoi straordinari metodi di cura, Non pretendiamo l'impossibile, ma almeno di fare un tentativo per lenire le sofferenze di mio padre. Ha 66 anni, ha sempre goduto di ottima salute, fin quando, nell'aprile scorso, gli è stato diagnosticato un mesotelioma pleurico. Secondo i medici dell'Osp. S.A. di C., dell'Osp. Civ. di E. e di quello di S., non è possibile sottoporlo né ad intervento chirurgico, né a chemioterapia.

Gli è stata somministrata solamente interleuchina intracavitaria e periodicamente viene siringato il liquido pleurico. Ora i dolori sono atroci, nonostante si sia ripreso fisicamente. Lo mettiamo nelle sue mani...lo aiuti, La prego, come può. Siamo pronti a sperimentare qualsiasi farmaco ed a qualsiasi prezzo, perché Lei è la nostra ultima speranza..."

N.B.



§.25

Prov. di Reggio Emilia, 10 ottobre 1997

"Non so in che modo o con quali parole rivolgermi a Lei, ma sono disperata.

Mia madre è ammalata ormai da tanto tempo di Mieloma e tutte le cure e tutti i tentativi fino ad ora sono stati inutili. Vederla spegnersi giorno dopo giorno e soffrire atrocemente mi fa impazzire, mi sento inutile. Vorrei tanto poterla aiutare e soffro molto a non poter fare nulla per lei che mi ha dato tanto e che amo moltissimo. Ormai ho esaurito anche tutte le preghiere, ecco perché mi rivolgo a Lei, è la mia ultima speranza, la sola che mi resta. La prego, anzi la supplico, mi aiuti."

L.M.



§.26

Carpi, 17 ottobre 1997

"...è tanta la preoccupazione per la salute di mia madre, che mi fa vincere una naturale timidezza ed il timore di disturbarla. Alla mia mamma è stata diagnosticata a seguito mieloaspirato un'anemia refrattaria con eccesso di blasti (Areb), le allego la fotocopia dell'esame ed anche l'ultimo emocromo. Mi hanno spiegato in cosa consiste questa malattia ed i suoi rischi, le hanno prescritto del deltacortene forte 25 mg. Per diminuire il rischio di emorragie mi hanno detto che l'unico aiuto che potranno darle saranno le trasfusioni.

Uno di quei tanti giorni che mi aggiravo tra prenotazioni di esami e farmacie, entrando in una di queste una Dottoressa mi ha parlato di lei e della melatonina, mi ha detto che ci sono possibilità di far salire le piastrine.....ho parlato con la mia D.ssa A.R. che dopo un attimo di perplessità mi ha detto che se lei sapesse i dosaggi e le associazioni da fare con la melatonina non avrebbe problemi a prescriverla.....la tensione e la preoccupazione unite a scarsa salute mi stanno spegnendo un po' tutti i giorni. Devo farcela perché voglio un gran bene a mia madre e anche se mi sembra di non riuscire a concludere niente continuerò a sperare.

So che il mio è un caso e ci sono tante altre persone disperate. Grazie a nome di tutti i malati per tutto quello che fa."

P.M.L.



§.27

Prov. di Pavia, 19 ottobre 1997

Studio Dr. A.M.

"...mi permetto di sottoporle un caso che riguarda un componente della mia famiglia, mio padre...decisi di provvedere a far eseguire su papà che ha la bella età di 82 anni una Tac Totalbody: da questa risultava ..un adenocarcinoma sviluppatosi su una vecchia cicatrice tubercolare a livello apicale del polmone.....Dopo aver parlato con colleghi più addentro di me in queste cose, decidevo di non sottoporre papà a chemioterapia....Decisi pertanto di sottoporlo a terapia radiante solamente a livello delle metastasi ossee presenti sulla colonna...finché esattamente una settimana fa, mentre era a letto un'imponente emorragia si presentava con sangue fresco dal naso, parzialmente digerito dalla bocca, di provenienza dallo stomaco. Carissimo professore sono perfettamente al corrente che la morte è una condizione naturale del genere umano, ma è incredibilmente difficile da accettare quando cerca di colpire i propri cari ed è anche difficile chiedere aiuto."

A.M.



§.28

Prov. di Milano, 27 ottobre 1997

"Come Lei ha combattuto contro tutti, lo abbiamo fatto anche noi, ed è per questo che le scrivo d'aiutarmi, perché non è facile mettersi in contatto con lei. Sapevo che questa cura da lei scoperta esisteva da anni, ma purtroppo per colpa di qualcuno, non poteva emergere alla luce del sole.

Ci aiuti a salvare la nostra mamma, per lo meno a non farla morire di cancro. Siamo una famiglia di operai, ma siamo disposti a pagare qualsiasi cifra per aiutare nostra madre. Una mamma che ha messo a disposizione della società, del lavoro e del governo tutta la vita, più sei figli compresi; tutti i lavoratori non possono essere messi in disparte per colpa di un governo di irresponsabili e raccomandati pronti a scannarsi anche sulla tomba della loro mamma.

Noi non siamo gente così, noi siamo come Lei. Se Dio l'ha illuminata, noi saremo con Lei, tutto il mondo sarà con Lei."

G.B.M.



§.29

Reggio Emilia, 07 novembre 1997

"...Le scrivo per informarla che mio padre è deceduto il 10 settembre. Era stato visitato da lei nei primi giorni di agosto, era già estremamente segnato dalla chemioterapia e radioterapia. A causa di crisi respiratorie era stato ricoverato, durante il penultimo ricovero sembrava risorto, al punto che mi venne il dubbio che l'avessero drogato...appena dimesso è stato un vorticoso e veloce aggravamento di tutto. La Longastatina era stata sospesa un po' per nostra ignoranza e un po' per paura che anche in ospedale si accorgessero che stavamo seguendo la sua cura. Lei sa bene, conosce  l'idiozia dei nostri giovani medici che hanno tanta paura di cambiare qualche cosa in quello che è il loro ipocrita comportamento. In realtà esiste solo il "posto" di lavoro ormai raggiunto, il danaro, la scalata sociale e professionale. In questi giorni, ho trovato alcuni articoli riguardanti la sua cura e mi sono resa conto della gravità di avere sospeso la sua cura. Mio padre, le confesso,....ogni tanto si concedeva una sosta nella somministrazione della Longastatina e di altri farmaci da lei prescritti, e noi non ci si impuntava più di tanto, perché sapevamo della sua sofferenza ...Gentilissimo e grandissimo Professore lei è sostenuto da tante persone che le sono e le saranno riconoscenti per tutta la vita. Buon lavoro e il Signore l'accompagni sempre."

P.S.

"I medici dell'Ospedale ...sono stati dei cani nel comportamento tenuto, ad eccezione di uno. E' uno schifo. Anche se devi morire, c'è chi non si piega e ti manca di rispetto, parlando di "forme di eutanasia" tutelate dalla legge, anche sul tuo letto. Danno per scontato che non senti niente e parlano ai tuoi familiari del tuo stato di premorte, dei tuoi ematomi dovuti alla imminente fine. Che avvilimento e disperazione. Chiudo gli occhi e sono purtroppo al capezzale di mio padre, mi scuoto e cambio pensiero per non far soffrire ulteriormente colui che continua in un'altra vita..."

S.R.



§.30

Torino, 17 dicembre 1997

"...siamo quattro sorelle che Le scrivono per il loro papà, purtroppo ammalato di tumore al fegato (gli hanno diagnosticato sei mesi di vita).

Forse le chiediamo troppo, sappiamo i suoi innumerevoli impegni, ma glielo chiediamo per carità di poter visitare nostro padre. Ci dia questa nostra ultima speranza, ormai lei è tutto quello che ci rimane."

T.M.




§.31

Prov. di Messina, 20 dicembre 1997

"...ho potuto constatare, con dolore, nel giro di un mese, quanto siano numerosi i casi di tumore nel mio paese e nei paesi vicini. Più di quanto avrei potuto pensare.

Quando alcuni mesi fa ho sentito parlare, per la prima volta, del suo metodo di cura, ho percepito che era la via giusta per combattere questa malattia e non sapevo ancora che avrei avuto bisogno del suo aiuto, non per me personalmente, ma per mia madre. Le hanno dato sei mesi di vita...

Pregherò affinché gli stolti che impediscono, per pura invidia ed interesse economico, il cammino della speranza, si ravvedano in questo Natale."

G.C.



§.32

Prov. di Milano, fine dicembre 1997.

"...Le invio le cartelle cliniche di mio padre al fine di inserirlo nel suo elenco pazienti.

Sono mesi che sento parlare del suo vaccino sperimentale (sic) e degli scontri che Lei ha avuto con il Ministero della Sanità (ma siamo in Italia).

Mio padre continua, dopo l'operazione, a sottoporsi ciclicamente alla chemioterapia, ma, essendo un soggetto fisicamente debole, questa terapia lo ha debilitato in maniera paurosa.

Non ce la faccio più a vedere il mio papà in queste condizioni, non è giusto per uno così giovane. Non posso permettergli di lasciarci così. La mia situazione familiare è scossa tragicamente da questo macigno e sarei veramente felice se lei potesse dare una mano a spostarlo.

Nessun medico fino ad ora è riuscito a darci notizie sufficienti circa il male di mio padre, addirittura non si sa da dove sia partito!

Le rinnovo la mia richiesta di aiuto con il cuore in mano; è un figlio che chiede speranze per il proprio padre. La prego!"

B.B.



§.33

Prov. di Modena, 25 dicembre 1997

"Caro professore, è la seconda notte che io e mio fratello trascorriamo in macchina di fronte a casa sua. Non intendiamo disturbarla, infastidirla, ma chiediamo il suo aiuto. Se ci capita di scorgerla, ci assale l'ansia e speriamo che si avvicini a noi e che ci dica qualcosa, anche se fosse solo per mandarci via." I figli di V.G.

Nota. La lettera fu imbucata a mano nella cassetta del laboratorio di via Marianini. Telefonai ai due giovani indicando loro il nome di un medico che poteva prescrivere correttamente la terapia.

La sera del 31 dicembre, verso le 23, i figli del paziente suonarono al campanello di casa mia. Ero con mia moglie davanti al camino acceso. Troppa la stanchezza di noi tutti per festeggiare l'ultimo giorno dell'anno: mio fratello Giuseppe era a casa sua, a Bologna, e mio padre in via Marianini a riprendersi da una giornata di visite.  Facemmo accomodare i due fratelli e l'amico che li accompagnava: il medico da me indicato aveva fissato l'appuntamento per il 7 gennaio. Le condizioni estremamente critiche del padre, dopo le terapie di prammatica che lo avevano ridotto quasi in fin di vita, non consentivano di attendere una settimana senza cure. Scrissi un biglietto per raccomandare al secondo medico di riceverli quanto prima. Due ragazzi belli entrambi, con una compostezza incredibile. Solo un paio di volte gli occhi della ragazza si riempirono di lacrime. Quando erano già in procinto di uscire scoppiarono i primi petardi della mezzanotte. Ci salutammo, scambiandoci un augurio sommesso. Annotai sul libro dal quale ho ricopiato questo episodio: "Non ho mai detestato tanto i botti di fine anno come in questo San Silvestro del 1997". Non ho mai saputo gli sviluppi della situazione, quasi certamente triste.



§.34

Saluzzo, marzo 1998

"Caro Prof. Di Bella, sono J., la figlia di B.B. che era in cura di te. La prima volta che ho sentito parlare di te, avevo 6 anni, è stata il 13.7.93, era la prima volta che mio papà ha fatto la prima visita da te. Ho 11 anni e mio papà è mancato il 6.11.94. Anche se non hai potuto salvare mio papà lo hai aiutato molto e ti ringrazio lo stesso. Vorrei poterti conoscere personalmente.

Un grande abbraccio"

J. di Saluzzo.



§.35

Ferrara, 12 marzo 1998

"Le scrivo per metterla al corrente che anche nostra mamma è stata scartata dalla sperimentazione perché non ritenuta abbastanza grave. La dott.ssa ci fece accomodare, guardò la cartella clinica, ci disse chiaramente che la mamma era già stata scartata dalla sperimentazione perché entravano solo i casi gravi, persone che non reagiscono più a nessuna terapia e che dovevano avere fatto almeno 2 cicli di chemioterapia. Premetto che la mamma essendo affetta da leucemia linfatica cronica dal 96, fa già uso di pastiglie contenenti chemioterapici, in più il 20.12.97 ricoverata all'ospedale di C. per fare cicli di cobaltoterapia e radioterapia e con ciò nessun miglioramento, solo peggioramento. Sono indignata, non so quali altre parole usare per descrivere quello che sto provando. Vedo l'indifferenza e l'ignoranza di questi medici e di chi non vuole capire che ci stanno prendendo in giro e non tengono conto delle nostre sofferenze e delle nostre idee di cura per i nostri cari.

Con ammirazione"

V. e G.



§.36

Roma, 18 aprile 1998

"Gentilissimo Professore, non si meravigli di questo piccolo pacchetto che ho avuto l'onore di inviarle. Come può vedere è una bomboniera, ma è una bomboniera speciale, in quanto rappresenta l'anniversario dei 50 anni di matrimonio dei miei genitori. Ho pensato di inviargliela a nome di tutta la famiglia, sperando che lei la gradisca, per renderla partecipe della nostra gioia. Negli ultimi mesi dell'anno 97 abbiamo avuto la triste notizia che mio padre (75 anni, operato otto anni fa di un tumore polmonare ed ora con una recidiva linfonodale) era in condizioni disperate, tanto che ormai - oltremodo debilitato dalla chemioterapia e dalla radioterapia - non si alzava più dal letto, non mangiava quasi nulla ed andava avanti con antinfiammatori ed antidolorifici.

A gennaio '98 abbiamo iniziato la sua cura e dopo una ventina di giorni mio padre ha avuto come un ritorno alla vita, ha cominciato poco per volta a rifare piccole cose ed ora, che sono passati tre mesi, conduce una vita abbastanza normale, esce, mangia, scherza, ridiscute con mia madre e non prende più antidolorifici.

Sa Professore, io sono una donna di 42 anni sposata, con tre figli (18 - 16 - 10) che deve lavorare, ma il Signore mi ha voluto regalare alcuni giorni bellissimi in quanto, avendo subito un piccolo intervento, sono stata a casa un po' di tempo per la convalescenza ed ho potuto gioire di tutti i progressi che mio padre quotidianamente faceva. Non so raccontarle l'emozione della prima passeggiata, erano mesi che non vedevo più i miei genitori camminare adagio sottobraccio in una bella giornata di sole.

Anche la data dell'anniversario sembrava essere irraggiungibile, ma se Dio vuole è quasi arrivata e noi ci stiamo preparando a fare una bella festa. Rendere partecipe Lei della nostra gioia e riporre nelle sue mani tutta la nostra gratitudine è il minimo che possiamo fare.

Io prego ogni giorno che il Signore La benedica. Vedrà che prima o poi la sua verità verrà fuori, forse quando decideranno di lasciare da parte gli interessi e di pensare un po' di più all'essere umano. Anche se la sua cura - in alcuni casi o anche in tanti - funzionasse solo per la qualità della vita, sarebbe già tantissimo, perché, altrimenti, come vogliono farti vivere loro non è vivere, ma vegetare in attesa della fine. Tante volte mi fa così tenerezza vederla partecipare a questi dibattiti televisivi che, spesso, sono processi che tentano di ridicolizzarla, ma poi mi rendo conto ogni volta di quanto lei sia forte e tenace. Continui così e la prego ....cerchi di rimanere in Italia. Le voglio tanto bene e sono contenta di poterglielo dire.

Distinti saluti e grazie!!!"

A.P.



§.37

Si tratta di una fotografia che ritrae una bella bambina, mentre regge un cartello sul quale, tra fiori disegnati, spicca a stampatello "DI BELLA - TI VOGLIO BENE". Sul retro, oltre all'indicazione del maggio '98, la piccola ha scritto:


"Professor Di Bella

Ti voglio molto bene perché hai salvato mia mamma altrimenti muoriva. Ti amerò per sempre. Sei grande come l'universo un cuore forte per salvarci.

M.R. 7 anni

Ti amo".

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