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27/05/2013 11:52
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Autore:
Adolfo Di Bella
LA SPERIMENTAZIONE DEL 1998: Parte IIa.
I protocolli ed i criteri di arruolamento/valutazione tratti dai rapporti Istisan. Le sorprendenti sopravvivenze. Ed altro.

William-Adolphe Bouguerau: Decima bolgia dei falsari.

Premessa.


Nella prima parte della Discussione abbiamo circostanziato le ragioni per le quali l'intera sperimentazione manchi del fondamentale ed imprescindibile pilastro di ordine giuridico: i precisi requisiti di validità di un atto pubblico. Già solo per questa ragione il decreto legge del 17 febbraio 1998, con il quale si diede il via a questa sciagurata farsa, è illegittimo e nullo ad substantiam.

Si è visto che ulteriori molteplici ragioni ostano alla legittimazione dell'iniziativa: e non sono ragioni da poco, essendo l'intera struttura di questo carrozzone mediatico priva dell'approvazione dell'ideatore della terapia, sia formale che sostanziale, cosa fra l'altro provata dall'inconciliabilità con il pensiero del Prof. Luigi Di Bella quale emerge dal suo intervento del 14/1/98 al Ministero della Sanità e da analoghi numerosi documenti.


Passeremo ora ad esporre, protocollo per protocollo, i criteri di arruolamento, cioè lo stato e lo stadio dei malati. Sottolineiamo insistentemente che i dati non sono frutto di forzature, alterazioni o interpretazioni, ma sono quelli riportati dall'Ist. Sup. della Sanità. Il quale, curiosamente, non precisò con forma numerica quanti pazienti fossero sopravvissuti a una certa data, ma affidò il proprio catastrofico responso a grafici e "torte grafiche". Difficile non pensare ad un espediente per rendere meno percettibili quelle che qualcuno definì appropriatamente "imbarazzanti sopravvivenze". Vedremo che alcune note compromettenti, redatte da chi ebbe parte nella programmazione della prova, denunciano chiaramente il timore che questo dato fondamentale fosse percepito dall'opinione pubblica. E' ovvio che grafici e torte si elaborano in base a numeri: e allora perché non rendere noti, in chiaro, questi ultimi?


Approfondito lo studio dei documenti e dei giudizi espressi a livello istituzionale, risulterà chiaro e di tutta evidenza come questa "prova clinica" abbia costituito uno dei più vergognosi episodi della storia della medicina. Per meglio dire, il più vergognoso e inquietante.

NUMERI E TORTE.


Per arrivare a conoscere l'esatto numero dei pazienti vivi - ad onta delle paradossali prognosi poste quali condizioni di arruolamento - è stato necessario armarsi di pazienza, e con tanto di squadra e l'aiuto di una calcolatrice, arrivare alle cifre. Non lo abbiamo fatto noi. E' infatti doveroso rendere omaggio alla perspicacia ed alla determinazione di chi, per primo, ha - come si suol dire - "scoperto gli altarini" (*), compiendo un'opera coraggiosa a favore della verità. E' toccato a noi, come riferito nella precedente puntata, scoprire la cosa forse più importante, perché alla base di tutto: cioè che il "vizio" di impianto era talmente grave e palese da togliere di mezzo qualsiasi disputa sul merito, essendo l'intera incastellatura carente dei requisiti formali e sostanziali indispensabili. In parole meno castigate: che il Prof. Luigi Di Bella era stato ingannato, essendo di tutta evidenza che mai avrebbe approvato si testasse la sua terapia su pazienti moribondi, schemi terapeutici parziali e criteri di valutazione assurdi. D'altronde lo disse a chiare lettere - come già riportato - in più occasioni, non appena messo al corrente dell'abominio dell'impianto protocollare.


Nel corso degli infausti mesi della sperimentazione e dopo la sua conclusione molti documenti, rivelazioni, indagini, denunce erano venuti a conoscenza nostra, delle associazioni dei pazienti, dei pazienti stessi. Ma occorreva, con lucidità e chiarezza di idee, provare ciò che tutti sapevamo: si era trattato di una trappola, di una partita giocata con carte false e avviata unicamente perché certi dell'esito programmato a tavolino. E questo senza limitarsi a questo o quell'altro episodio, ad una irregolarità o ad un'altra, ma investendo e facendo emergere l'intero impianto della farsa dalle tasche, i polsini, il cilindro dei prestidigitatori.

Queste fonti sono costituite dai già citati "Rapporti Istisan" ancora rintracciabili in rete. Un primo rapporto riguarda i protocolli 1,3,5,7,9 (rapporto 98/24); il secondo i protocolli 4,6,8 (rapporto 98/17). Le date di redazione risalgono al 1998, come chiaramente emerge dal copyright "Ist. Sup. di sanità". Ma c'è un altro rapporto, ufficiale come i primi due (15 giugno 1999), e relativo al censimento dei pazienti della sperimentazione (eccettuati alcuni misteriosi casi "non più rintracciabili"...) vivi nel giugno 1999. La cosa strana, ma non troppo, è che questo documento non viene mai citato e che, a suo tempo, solo casualmente il giornalista V. Brancatisano, insistendo con energiche cliccate, riuscì ad aprirlo. E si capisce anche il perché di questa omertà, una volta letto che rivelava come 88 pazienti su 386 arruolati, dei quali 347 valutabili, erano vivi a più di un anno dall'inizio della sperimentazione. Anche se sarebbe bastato, per prendere atto dell'efficacia di una terapia, pur mutilata e stravolta, considerare che già alla chiusura della prova quasi la metà di pazienti dati per spacciati erano in vita, mentre era stato stimato che avrebbero dovuto essere tutti morti.


I "CRITERI DI VALUTAZIONE.


I citati 98/24 e 98/17 recitano: "Ciascun paziente incluso nello studio ha ricevuto i farmaci del Multitrattamento Di Bella, consistenti in: soluzione ai retinoidi; melatonina; bromocriptina; octreotide o somatostatina (basta!). Il trattamento è stato continuato fino al verificarsi del primo dei seguenti eventi: progressione di malattia o decesso; tossicità inaccettabile o ritiro volontario del paziente. Per l'analisi della sopravvivenza è stato effettuato un follow-up per valutare lo stato in vita dei pazienti al 31 ottobre 1998". Bizzarro un...follow up di appena sei mesi. Ma andiamo avanti, anche perché c'è il dato inequivocabile e ufficialissimo prima richiamato: é innegabile verità che al 31 ottobre 1998 TUTTI i pazienti, considerata la prognosi, avrebbero dovuto essere sottoterra.


La valutazione della risposta costituì un altro assurdo. E per due motivi. Il primo, che si trattava di malati terminali, prevalentemente pretrattati con esiti drammatici e "non suscettibili di ulteriore trattamento". Di conseguenza avrebbe dovuto essere oggetto di interessata meraviglia che solo uno degli arruolati fosse rimasto in vita al termine della prova.

Il secondo, che - a parte la quisquilia di applicare criteri opinabili, ma teoricamente accettabili, secondo altri orientamenti, per malati di prima linea - si adottavano parametri propri della concezione citotossica ad una terapia biologica, in stridente contrasto con quanto aveva dichiarato il Prof. Luigi Di Bella (necessità di tempi lunghi per osservare risultati rilevabili) e fingendo di ignorare distrattamente...che si trattava di malati morenti. L'Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità), volendo prendere per dogma i criteri espressi da questa organizzazione (tutt'altro che indipendente), si riferiva e riferisce, per i risultati, a pazienti freschi di diagnosi e ancora responsivi, non a casi da assistenza domiciliare!


Quali erano questi criteri, esposti minuziosamente e con aria seriosa nella premessa dei due rapporti, insieme ad una complessa rete di comitati, sottocomitati, consulenti? Vale notare, secondo questi parametri, che un paziente trattato in qualsiasi modo (chirurgia e/o chemioterapia e/o radioterapia) e che non presentasse più alcun segno oggettivo e soggettivo della malattia per trenta giorni (!!) sarebbe prova dell'efficacia di un trattamento, anche se al trentunesimo giorno - per ipotesi - il male torna o il malato muore. "Va bene", potrà dire qualche ligio osservatore dei sacri dogmi: "ma almeno muore guarito!". Siamo però convinti che tutti preferirebbero, dovendo scegliere, vivere da non guariti anziché morire guariti.


E' bene sapere che molti pazienti, specie prima che studi epimediomologici (BMJ ecc.) rivelassero la truffa perpetrata a danno dei malati oncologici, sono stati dichiarati guariti in base a questo metro di giudizio. Quindi il sig. Rossi o Schultz o Smith una volta era guarito, una seconda morto. Indi-per-cui: percentuale di guarigione=50%. Vi assicuriamo che non è una barzelletta.

Ma, steso il velo pietoso su questa ed altre surreali prassi, passiamo ad esporre i sunnominati criteri.


Risposta completa (RC): scomparsa di tutti i segni e sintomi della malattia per una durata non inferiore a 1 mese.

Risposta parziale (RP): riduzione, per una durata non inferiore ad un mese, di almeno il 50% della somma delle misure delle lesioni neoplastiche misurabili, senza comparsa di nuove lesioni né incremento superiore o eguale al 25% della misura di una qualunque lesione. Per misura di ogni singola lesione si intende il prodotto dei suoi diametri trasversi valutati radiologicamente.

Malattia stabile (MS): aumento inferiore al 25% o riduzione inferiore al 50% della somma delle misure delle lesioni preesistenti, senza comparsa di nuove lesioni né incremento superiore od eguale al 25% della misura di una qualunque lesione.

Progressione (P): aumento del 25% o più della misura di almeno una delle lesioni preesistenti e/o comparsa di nuove lesioni.


Nel caso della sperimentazione, eventuali risultati positivi dovevano verificarsi entro tre mesi dall'inizio del trattamento, anche se questo fu interrotto nell'86% dei casi e praticato mediamente per non oltre 45 giorni.....! (scusate l'insistenza: sono dati ufficiali). Un paziente, considerato perso dalla medicina oncologica ed in condizione di sopravvivere ancora una manciata di giorni o di settimane, che avesse fatto registrare entro il primo mese di trattamento la regressione di tutte le lesioni e l'aumento del 25% di una soltanto (e ti raccomando l'obiettività delle "misurazioni", come tanti pazienti possono testimoniare) sarebbe "uscito" dalla sperimentazione per progressione, infoltendo il coro dei "buuuuu!!!" ministeriali e facendo consumare gli occhi sul dizionario dei sinonimi a giornalisti algebricamente molto intelligenti. E' bene saperlo.

Allo stesso modo, un malato nel quale vi fosse stata la diminuzione non del 51%, ma "solo" del 50% del tumore (e si fa presto, per distrazione..., a scrivere zero anziché uno), sarebbe stato classificato tra i casi di "stabilità", non di risposta parziale, presentandolo alla pubblica opinione nell'assortito menù "la terapia non fa un accidente". Lo stesso dicasi di una regressione anche del 99%, ma dopo i tre mesi stabiliti. Qualche obiezione di questo tipo fu rivolta ad augusti sacerdoti del sinedrio (non facciamo nomi, ma vi garantiamo che non si è trattato di Caifa). I quali risposero: queste sono le regole che si è data la comunità scientifica, e non possiamo cambiarle per Di Bella. Considerato che si trattava - ufficialmente - di voler valutare se una nuova cura poteva salvare milioni di uomini, non c'è che da plaudire a impostazioni di tale onestà intellettuale e sfrigolio di meningi.


I pazienti arruolati erano considerati "valutabili", facendo quindi parte dei numeri statistici, se non ricorrevano criteri di esclusione precisati nelle premesse. E fin qui nulla da dire. Ma, una volta arruolato e dichiarato valutabile, il paziente faceva numero anche se moriva il giorno successivo all'inizio del trattamento. Accadde anche questo.



CONDIZIONI ARRUOLAMENTO PER PROTOCOLLO (E note sui follow up parziali).

1)  Linfomi non Hodgkin (LNH) e Leucemie Linfoidi Croniche (LLC). (Prof. Mandelli)
 

a) Aspettativa di vita: "superiore alle 8 settimane" (suadente criterio di scientifica precisione...)

b) Pretrattati: TUTTI (LLC: "resistenti a 2 trattamenti" - LNH: "recidivati o resistenti a 2 trattamenti iniziali". Entrambi: "non sottoponibili più" ad alcun ulteriore trattamento). Il cd. "performance status" - in sostanza la qualità di vita - teoricamente assortito, riguardava per il 53% pazienti allettati per più o...poco meno della metà della giornata).

c) Percentuali di sopravvivenza. A 90 giorni: LLC » 68%, LNH » 63%. A un anno, LLC » 57%, LNH » 37%.



•2)  Carcinomi mammari metastatici in pazienti ultrasettantenni. (Prof. Veronesi)


Questo protocollo in realtà non fu avviato per rinuncia del Prof. Veronesi, il quale accampò difficoltà nel reclutare un sufficiente numero di casi. Cosa piuttosto strana, dato che al tempo migliaia di donne avrebbero fatto, come si suol dire, le carte false per curarsi con Mdb. Il protocollo contemplava una randomizzazione . Infatti comprendeva - come apprese il Prof. Di Bella dai collaboratori del Dr. Guariniello - una randomizzazione relativa a tre "bracci", riguardanti donne affette da tumore mammario (Carcinoma mammario T2 - >2 cm- N0-1 Recettori estrogenici positivi): il Braccio A prevedeva un trattamento con il ricorso al solo Tamoxifene (20 mg/die), il B al solo MDB, il C a Tamoxifene+MDB.

Quando alla fine di aprile '98, mentre indiscrezioni di stampa parlavano di avvisi di garanzia in viaggio verso responsabili della sperimentazione, il Prof. Di Bella protestò per il contesto del protocollo, affermando che il Tamoxifene provoca tumori ovarici. Non è forse malevolo attribuire al clima che si era creato la decisione di "....sopprimere il braccio C e di affidare lo studio solo all'I.E.O.", come si legge in una comunicazione al Ministero del 6/5/98 (UV/lr, Prot. 294/98). Dello "studio dell'IEO" non si è più saputo nulla.

Trattandosi di affermazione fatta in un documento ufficiale, può essere assai istruttivo leggere questa affermazione del noto oncologo milanese e...meditare: "vi è unanime accordo in letteratura sul fatto che il ca. mammario metastatizzato non è passibile di guarigione, ad eccezione dei rarissimi casi di recidiva loco-regionale unica. La strategia terapeutica, pertanto, deve essere orientata verso obiettivi di palliazione nel rispetto della qualità di vita del paziente" (**).



•3)  Carcinomi mammari metastatici resistenti a ormono e/o chemioterapia. (Prof. Conte)
 

a) Aspettativa di vita: non dichiarata, ma ovviamente a breve/brevissimo termine, trattandosi di tumori metastatici pretrattati ed in progressione, di regola mandati a casa a morire.

b) Pretrattati: TUTTI (progressione durante/dopo chemio od ormono terapia, dichiarati resistenti e non responsivi, quindi non più trattabili).

c) % sopravvivenza: A 90 giorni » 88%, a 1 anno » 45%.
 



•4)  Carcinomi mammari metastatici non suscettibili di trattamento ormono- o chemioterapico. (Prof. Cognetti)

  • a) Aspettativa di vita: inferiore a 3 mesi
  • b) Pretrattati: TUTTI
  • c) % sopravvivenza: A 90 giorni » 65,5%, a 1 anno » 25%.


5)  Carcinomi polmonari non a piccole cellule di IV° stadio in progressione. (prof. Monfardini)
 

a) Aspettativa di vita: non dichiarata, ma non ce n'era bisogno...Tumori polmonari, metastatici, al quarto stadio e (per maggiore tuzionismo) in progressione, sono avviati alla terapia del dolore.

b) Pretrattati: 52 su 98.

c) % sopravvivenza: a 90 giorni, pretrattati » 44,2%; non pretrattati 64,7%; a 1 » anno (cpl.) 25%. Ripetiamo, per il lettore frettoloso: sopravvissuti a 90 giorni - pretrattati 44,2%, NON pretrattati 64,7%. Questo è clamoroso! E gli "effetti ritardati della chemioterapia" accampati senza pudore per spiegare regressioni di malati in Mdb? Ci sono: ma solo in senso negativo, a dimostrazione che la chemioterapia rappresenta un secondo tumore che si aggiunge a quello rilevato! La circostanza può essere utilmente richiamata ed opposta alle "spallucce" che certi guru, dalla coscienza emigrata in cerca di altro padrone, fanno a incontestabili casi di remissione, da loro attribuiti alla pregressa chemioterapia....



6)  Valutazione della Mdb in seconda linea terapeutica del carcinoma colorettale in fase avanzata (Prof. Colucci)

  • a) Aspettativa di vita: non dichiarata, ma....vedi sotto
  • b) Pretrattati: TUTTI (sia con chirurgia che con chemio, ed il 24% anche a radiot.). Tutti in progressione di malattia. Metà allettati. Metastasi: 65% epatiche, 23% polmonari.
  • c) % sopravvivenza: a 90 gg. » 92,8%; a un anno » 30%


7)  Carcinoma pancreas esocrino (Prof. Iacobelli)

  • a) Aspettativa di vita: non dichiarata (3-6 mesi: da richiamo alla letteratura scientifica)
  • b) Pretrattati: non pretrattati
  • c) % di sopravvivenza: a 90 gg. » 71,4%; a un anno » 39,2%.

Quasi quattro pazienti su dieci risultavano quindi in vita a un anno di distanza. Il BMJ (studio randomizzato controllato: 1998;316:1935-1938) dichiarava: "quasi tutti i pazienti muoiono entro 6 mesi e praticamente tutti entro 1 anno"). Bè, allora come la mettiamo, visto che abbiamo un 39% contro lo zero%??...la terapia Di Bella non funziona.....ecco la risposta.

Fu rilevata perfino una "risposta parziale". A chiusura sperimentazione (31/10/98) su 28 pazienti ne risultavano in vita 19 (67%). Di questi: 1, come detto, in risposta parziale (oltre il 50% di riduzione della massa tumorale), 6 "stazionari", 13 in progressione. Il paziente con risposta parziale era in vita il 15/6/1999.



8)  Pazienti affetti da carcinoma squamoso del distretto cervico-facciale e dell'esofago metastatico o recidivo dopo una prima linea chemioterapica (Prof. Cognetti)

  • a) Aspettativa di vita: dichiarata uguale o superiore a 12 settimane
  • b) Preatrattati: 100% chemio, 94% anche radio ed il 69% anche intervento chirurgico. Tutti in progressione.
  • c) % di sopravvivenza: a 90 gg. » 46,4%, a un anno » 22%

9)  Recidive di glioblastoma cerebrale dopo chirurgia e radioterapia esterna (Prof. Sannazzari)


  • a) Aspettativa di vita: dichiarata superiore a 3 mesi (la nota acclusa precisa una sopravvivenza della letteratura solo di 3/6 mesi prima che si manifesti la progressione: qui, evidentemente, se si parla di recidiva si parla di progressione).
    • b) Pretrattati: TUTTI con chirurgia+radioterapia.
    • c) % di sopravvivenza: a 90 gg. » 80%, a 120 gg. » 30%, a un anno » 17%.

    Nota. Il rapporto Istisan non riporta la tabella degli effetti collaterali in questo protocollo. La relazione del responsabile parla di eventi avversi su 4 pazienti (totale di 20), ma precisando che un solo caso (vomito) è "stato attribuito al Mdb con grado di correlazione probabile". Vale notare che il protocollo era seguìto con particolare attenzione dal Dr. Guariniello....

     

•10) Combinazione di Mdb e della migliore terapia di supporto in pazienti affetti da neoplasia solida in fase critica molto avanzata. (Prof. Amadori)

Nota. Nell'introduzione al protocollo si parla chiaramente di prognosi infausta a breve e di "approccio palliativo".


  • a) Aspettativa di vita media ufficiale inferiore ai 64 giorni. In realtà, leggendo con attenzione i rapporti, si scopre che un gruppo aveva una previsione di 64 gg., uno di 30 ed un terzo di 11 giorni (sic).
  • b) Neoplasia primitiva a carico di: polmone non microcitoma, esofago, stomaco, pancreas, colecisti, fegato, colon-retto, vescica, collo e corpo utero, ovaio. Metastatizzazione diffusa. Almeno un ciclo di chemio o controindicazione assoluta di procedervi alla diagnosi.
  • c) % di sopravvivenza a 90 gg. » 41%, a un anno » 9%.



E ADESSO FACCIAMOCI DUE CONTI


  • - Pazienti arruolati: 386
  • - Pazienti dichiarati "valutabili": 347

(*** vedi tabella nella nota)


Non pretrattati: 46 (sezione 5° protocollo: "ca. polmonari IV° stadio in progressione")+28 (7° protocollo: "ca. esocrino pancreas")= 74 (21%).

Rapporto pretrattati sul totale: 79%.


La sinfonia....è che, se si accettano le regole della matematica, alla chiusura della sperimentazione (31 ottobre 1998) erano vivi 167 pazienti sui 347 "valutabili": il 48%!!!! Scorrete nuovamente i protocolli e concluderete che la previsione di vita - sicuramente non sopravvalutata....da esaminatori reiteratamente dichiaratisi ostili - era, nel migliore dei casi, inferiore a tre mesi. E allora????? Ci poteva anche stare un‘eccezione, due eccezioni, tre;...roviniamoci, cinque! Ma NON CENTOSESSANTASETTE su TRECENTOQUARANTASETTE!!


Quando in una trasmissione televisiva (Report) venne chiesto ad uno degli sperimentatori una spiegazione, la risposta fu che la sperimentazione non era uno studio di sopravvivenza......! Anche questo non è vero. Non ci inoltriamo in uno dei tanti capitoli di "stranezze", ma in un documento ufficiale del gennaio 1998 si dichiarava che le finalità della prova vertevano sulla "... valutazione dell'attività antitumorale e tossicità a breve termine della Mdb, l'obiettivo secondario è rappresentato dalla descrizione della sopravvivenza dei pazienti inclusi nello studio"! E allora...ripetiamo??? Ma anche non se ne fosse parlato proprio, vi sembra sostenibile, logicamente e moralmente, una risposta simile???? Di fronte a milioni di uomini che muoiono annualmente dopo....lunga malattia???


Ma la "sinfonia"...ha anche un altro tempo. A questo tempo si riferiva la trasmissione citata della signora Gabanelli di Report. A metà giugno 1999 erano vivi 88 pazienti su 347, cioè il 25%!!! (****). A distanza di 14 mesi dall'inizio della sperimentazione!!!

Troverete forse monotoni questi punti esclamativi, ma se ci pensate un attimo concorderete che ce ne vorrebbero molti di più.


E - badate bene - nonostante per la maggior parte seguissero una terapia monca e che molti continuassero ad usare i galenici imperfetti loro forniti (carenze anche del 50% dei retinoidi, acetone ecc.).


Non finisce tutto (si fa per dire) qui. Abbiamo conosciuto personalmente alcuni "arruolati valutabili" vivi tuttora e liberi da malattia. Nonostante sia stato chiesto di conoscere il numero dei sopravvissuti ed eventualmente le date di decesso di altri, non ci è mai stata data risposta in merito.


Avevamo premesso che ci saremmo attenuti a dati documentabili e terzi, per cui continuiamo su questa rotta.


Allora leggiamoci alcune "chicche" ufficiali, sprovvedutamente formalizzate.

Le citazione sono tratte da un documento firmato il 17 luglio 1998 (riflettere per cortesia sulla data...), dal Dr. Roberto Raschetti (coordinatore del Gruppo di coordinamento centrale della sperimentazione) e da Eva Benelli (giornalista).
 

"Nel caso di risultati negativi una possibile presentazione della Mdb potrà essere la seguente: ‘ un trattamento inattivo nelle forme tumorali studiate, alla quale è associata una tossicità di grado importante/non lieve'. La valutazione del livello di tossicità osservato è importante se si vuole evitare che la Mdb venga riproposta come una terapia palliativa, di una terapia cioè che pur non essendo biologicamente attiva può essere di supporto/conforto ai pazienti trattati. Nella maggior parte dei casi i pazienti in trattamento non hanno valide alternative terapeutiche....Occorre opporsi alle reazioni scomposte bugiarde e violente (sic) dell'entourage Di Bella"


Ingenua osservazione: ma come facevano a sapere che "l'entourage Di Bella" avrebbe dato luogo a "reazioni scomposte, bugiarde e violente"? Bugiarde...questo aggettivo ci sembra assai eloquente, perché fa venire il sospetto che tutto fosse deciso dall'inizio.... Ma continuiamo.
 

"..I dati relativi alla mortalità non potranno essere utilizzati per una valutazione della sopravvivenza, rientrando questo tipo di informazione nella sfera della valutazione di efficacia per la quale occorrerebbe avere un gruppo di controllo, non presente negli attuali studio di fase II".


Ma, cari signori (si fa per dire), come conciliamo questa bizzarra enunciazione con quanto scritto nel gennaio '98 ("l'obiettivo secondario è rappresentato dalla descrizione della sopravvivenza dei pazienti inclusi nello studio")??


Non è finita.


"....questi casi (si riferiscono ai casi dichiarati "stabili") non possono rientrare tra i dati da considerare come indicativi di attività, ma pongono comunque un problema di comprensibilità da parte di un pubblico non specialistico (una malattia stabile è quantomeno un episodio non negativo)".

"La comunicazione al Paese attraverso i media dovrà essere semplice, precisa e senza smentite. Non ci deve essere spazio per cambiamenti di rotta, revisioni, retromarce. A tal fine si ritiene necessario predisporre dei testi scritti e decidere chi, ed in quale sequenza, dovrà intervenire alla conferenza stampa".

"Luigi Di Bella ha acquisito presso l'opinione pubblica l'immagine di studioso onesto ed estraneo rispetto al sistema ricerca, ma proprio per questo potenzialmente geniale. ....Luigi Di Bella non è un nemico da sconfiggere bensì un ricercatore da confutare".

"La presentazione vera e propria dei risultati dovrà essere affidata ad una rosa di nomi ristretta e qualificata.....Per la sua capacità di tradurre il linguaggio scientifico ed il grande seguito di popolarità di cui dispone, una figura come quella di Piero Angela può svolgere un ruolo chiave nella gestione di questi primi risultati della sperimentazione".


Crediamo ve ne sia abbastanza. Ci sono anche espressioni che fanno pensare a perplessità o dissensi (o timori?) da parte di qualche personaggio coinvolto nella prova: ed a messaggi minatori nei loro confronti: "....non ci deve essere spazio per cambiamenti di rotta, revisioni, retromarce. A tal fine si ritiene necessario predisporre dei testi scritti e decidere chi, ed in quale sequenza, dovrà intervenire alla conferenza stampa".
Come dire: obbedienza pronta, cieca ed assoluta! Se preferite, brutalmente e popolarescamente: "statte accuorte"!

Emerge anche la consapevolezza della difficoltà di convincere una collettività, tra la quale pullulavano testimonianze di benefici e di guarigioni, che il Mdb era tutta una favola. Ecco il ricorso ad abili comunicatori della divulgazione scientifica..... Evidentemente l'intero sistema deve avere passato mesi di autentico terrore al pensiero che si affermassero la realtà e la verità. Questa affermazione non è documentata...ma ci sembra sia conseguenza ovvia.



CONCLUSIONE


Lungi da noi il massimalismo e la categoricità nell'esprimere e descrivere una vicenda, ma i dati sono questi e SOLO ignorarli o UNA COLOSSALE MALAFEDE possono originare conclusioni diverse da quelle che ci accingiamo a trarre.


La sperimentazione dimostra che chi ne ha studiato fin dall'inizio il "piano" aveva un timore immenso che emergesse l'efficacia del MDB, tanta era (ed è) la fiducia motivata che nutre nella terapia. Il timore derivava dall'incontrovertibile serie di prove testimoniali documentate che fin dai primi anni settanta erano note alla medicina istituzionale. L'ostilità, quindi, ben lungi dal derivare da scetticismo, nasceva e nasce dalla ferma e assoluta convinzione che si tratta della soluzione del problema cancro, inseguito come chimera irraggiungibile da generazioni di ricercatori.

Nulla è stato tralasciato pur di dimostrare che così non era: gravi irregolarità nell'approvazione documentale dei protocolli, dei criteri di arruolamento e valutazione, pazienti ormai morenti, protocolli meno della metà rispetto a quelli adottati dal Prof. Di Bella, galenici alterati e tossici, interruzione della terapia nell'86% dei casi, terapia continuata mediamente per non oltre 45 giorni, criteri di valutazione impropri ed assurdi, omertà sul tema sopravvivenze. Fermandoci solo alle principali misure anti-Di Bella.


Un'intera compagine affiancata da un'informazione che era stata intimidita e minacciata (vi furono riunioni con lavate di capo a direttori di testata...), dotata di mezzi immensi, capace di bloccare il corso della giustizia (vedasi trasferimento inchieste del Dr. Guariniello) e alterarne i responsi grazie a magistrati collaboranti (archiviazioni).....contro un uomo solo. O meglio, un uomo che, invece di essere solo, era afflitto da schiere di jene, sciacalli e parassiti di ogni genere, compresi araldi autonominati che nulla avevano capito della partita in gioco.

Nessuno, sano di mente ed a conoscenza di "cosa stava dietro" al carrozzone della sperimentazione, avrebbe scommesso un centesimo sull'esito della "partita". Che fu persa formalmente e stravinta nella sostanza. I giganti vincono sempre su gnomi e nanerottoli deformi, per quanto rotti ad ogni infamia e inganno. Così è avvenuto.

Luigi Di Bella ha concluso la sua esistenza impegnato nella lotta più difficile e aspra, quando avrebbe avuto il sacrosanto diritto di chiuderla nella solitaria pace dei suoi studi e nella serenità degli affetti familiari. Le stressanti fatiche affrontate hanno indubbiamente minato la sua salute, già compromessa dalle offese fisiche subìte, e lo hanno rapito all'umanità dopo acute sofferenze. Ma aveva vinto. E lo sapeva benissimo.


Retorica dell'assurdo? Tutt'altro. Riflettiamoci insieme un momento. Chi aveva brindato allo scampato pericolo...il 13 novembre 1998, quando fu dato l'annuncio del "deludente esito della sperimentazione" (accorpando pazienti morti e pazienti in progressione....), mai avrebbe immaginato che sarebbe stato costretto a convivere, quindici anni dopo, con un orientamento terapeutico diffusamente praticato! Quale terapia sarebbe stata seguìta ancora, ed in migliaia di casi, dopo un responso ufficiale così catastrofico e ossessivamente propagandato? Quale uomo avrebbe continuato a godere del rispetto e della stima della maggior parte dei suoi connazionali? Quale concezione scientifica avrebbe destato un crescente interesse della comunità scientifica internazionale e tracciato una via che ormai perfino gli "avversari" più ingiuriosi sono costretti a percorrere, seppure attraverso il plagio più spudorato?

Dati alla mano e fonti ufficiali (e ostili) sotto gli occhi, è impossibile per una persona onesta - semplicemente onesta - non concludere che:

  • - La sperimentazione, nella più restrittiva e negativa delle interpretazioni, ha dimostrato una sola cosa: che dei pazienti terminali, altrimenti mandati a morire a casa, devastati dalle terapie usuali, curati con un moncone della terapia, se ne potevano salvare pochi. Come abbiamo avuto modo di dire, l'unico capace di fare di più non porta il camice bianco, ma un abito più lungo, ed è Chi, oltre duemila anni fa, resuscitò Lazzaro.
  • - L'unica evidenza che emerge da una prova che di scientifico aveva solo l'adozione di tutte le contromisure atte a predeterminarne un esito negativo, è che quasi la metà di ammalati che avrebbero dovuto essere sottoterra alla conclusione dello "studio" erano in vita e che un quarto di loro lo era anche a distanza di 14 mesi dall'inizio della sperimentazione.

La sola evidenza scientifica della sperimentazione è quindi che il Mdb è l'unica terapia in grado di aumentare la sopravvivenza di malati terminali e perfino di salvarne alcuni.

Di fronte a queste realtà INNEGABILI, non si può che rimanere sbigottiti di fronte alla potenza terapeutica di una concezione probabilmente troppo avanzata, avveniristica e complessa per essere compresa da un mondo scientifico ancora vivo e attivo, ma indubbiamente degradato da infiltrazioni mercantili e dal generalizzato calo del tasso di civiltà del nostro tempo. Una potenza che è riuscita ad avere ragione perfino dei bizantini espedienti di sabotaggio escogitati.

Al tempo stesso, la serie corposa di errori madornali, mosse false, poco intelligenti imprudenze, hanno consentito di scoprire la trama del "piano di battaglia": ultima battaglia vinta di una guerra persa.


"Vogliano o non vogliano, prima o poi dovranno sbattere il muso sulla faccia del sottoscritto. Non angustiatevi, lavorate serenamente, perché questo avverrà. Ma ci vorrà ancora tempo". Questo disse dal letto di ospedale, meno di un mese prima di chiudere gli occhi per sempre. Una buona fetta di questo tempo è trascorsa.

Le sue spoglie riposano oggi nella tomba di Fanano, luogo appropriato perché sugli Appennini. In alto. Più in alto della mefitica pianura del nostro tempo, e più vicino a quel cielo al quale lo conducevano costantemente i suoi pensieri e le sue opere. La sua vita è stata un abbraccio di fraternità rivolto a tutti, ed ai sofferenti in particolare. Questo abbraccio è stato considerato una dichiarazione di guerra. Curiose interpretazioni di questo mondo.


L'amarezza rimane per l'amore intramontabile che gli portiamo; per le morti e le sofferenze che sarebbe stato possibile evitare. Ma anche per il nostro Paese. Un povero Paese, popolato da individui probabilmente senza eguali, che non è mai riuscito a diventar Nazione, forse per l'ormai connaturata abitudine di molti italiani di scodinzolare di fronte a qualsiasi straniero. Avremo un giorno il vanto e l'onore d'essere compatrioti di Luigi Di Bella; non quello di esserci battuti insieme a lui contro un mondo cinico e mercificato.

La Gioconda, come tanti altri capolavori del genio italiano, è all'estero, e per ammirarla nella terra che diede i natali a Leonardo si può sperare solo di "importarla" per qualche settimana grazie alla benevolenza dei cugini del Louvre.

E importeremo anche il metodo Di Bella.

Facile profezia o indiscrezione...? Lasciamo ai lettori la soluzione dell'enigma.


Note richiamate sul testo.

* Vincenzo Brancatisano: "Un po' di verità sulla terapia Di Bella".

** "Il Poeta della Scienza": capitolo XIV.

*** Elencazione numerica pazienti valutabili per protocollo 

Primo protocollo : 50

Secondo pr.               : annullato

Terzo pr.           : 32

Quarto pr.         : 29

Quinto pr.          : 98

Sesto pr.           : 28

Settimo pr.        : 28

Ottavo pr.          : 28

Nono pr.            : 20

Decimo pr.         : 34

________

347 totale




**** Ist. Sup. San.: "Follow-up dello Studio Sperimentale MDB al 15 giugno 1999".
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