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28/04/2013 17:48
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24/05/2013 23:28


Autore:
Adolfo Di Bella
LA SPERIMENTAZIONE DEL 1998: UN CLAMOROSO SUCCESSO ED UN CLAMOROSO FALSO DOCUMENTALE E MEDIATICO – Parte Ia.
In questa discussione sveliamo per la prima volta il "mistero" della firma dei protocolli, li esponiamo dettagliatamente e diamo notizia delle sorprendenti sopravvivenze delle quali la pubblica opinione non è mai stata informata.

"I bari" (Caravaggio)
In passato ci siamo occupati diverse volte della sperimentazione-farsa del 1998 (l'ultima è stata la seguente:
http://www.dibellainsieme.org/discussione.do?idDiscussione=19571).


Se trattiamo nuovamente questo argomento è perché tutti sappiano la verità, specie oggi che certi orientamenti giurisprudenziali perseguitano i malati ed offendono il senso della morale.

Il titolo scelto per questa discussione non è e non intende essere provocatorio. Ci limiteremo infatti, attenendoci rigorosamente a fonti ufficiali, a dimostrare che non si esitò a ricorrere a vergognosi e sleali stratagemmi per arrivare ad un verdetto preconfezionato.

Poiché le cose sensate dovrebbero avere un capo ed una coda, inizieremo da dove solitamente si inizia: dal principio.....così come, costruendo una casa, si parte dallo scavo delle fondamenta.


LE FONDAMENTA.


Per brevità entreremo subito in medias res. All'inizio del mese di gennaio del 1998 Luigi Di Bella, dopo sequele di insulti e dichiarazioni ostili, tra le quali tre accuse di indimostrata efficacia della sua terapia da parte di Ist. Sup. della Sanità, Commissione Oncologica e Commissione Unica del Farmaco (C.U.F., oggi AIFA), con migliaia di malati esasperati da continue e inaudite prepotenze e la stragrande maggioranza degli Italiani a suo favore, riceve l'invito ad un incontro da parte della titolare del dicastero della sanità.


Riportiamo quanto aveva dichiarato pochi mesi prima, sottolineando le parti che ci interessano, e avvertendo che certi titoloni da grassetto sono farina del sacco dei giornalisti:

"Sono vent'anni che ho inventato la cura per guarire dal cancro; per questo ho subìto anche degli attentati....Forse c'è qualcuno che mi vorrebbe veder morto. Ma io resisto e vado avanti. E tutto questo polverone sollevato mi lascia nella più assoluta tranquillità......L'unica cosa che mi fa arrabbiare è che molto spesso (i pazienti) arrivano da me quando la chemioterapia li ha già distrutti, debilitati. Non hanno più la forza per intraprendere una nuova terapia e quindi bisogna essere anche dei bravi psicologi, far capire loro che la vita è un'emozione troppo bella per buttarla via".


Ed a proposito dei rapporti con le istituzioni sanitarie: "...non mi fido del mondo della sanità. Anche ora che il ministro Rosy Bindi si è rifiutata di liberalizzare la somatostatina, significa che c'è un boicottaggio verso la mia persona. Se vogliono un confronto devono essere loro a chiamarmi, io non prego nessuno. La mia cura è efficace, lo dimostrano i risultati. Posso guarire dal cancro, se non è troppo tardi e troppo avanzata è la malattia. Il resto per me sono solo chiacchiere". (Intervista de "Il Giornale", 2/8/1997, pag. 30).


Il ministro lo invita, scrivendogli: "sono convinta che questa possa essere un'occasione per far giustizia di inutili polemiche, ma soprattutto per avviare quel confronto scientifico e di merito che sta a cuore a me come credo a lei".

Lo scienziato, anche se più scettico che convinto, accetta, e risponde: "....Le sarei comunque molto grato se mi comunicasse l'ordine del giorno dei lavori della Commissione, il nome dei componenti, le modalità d'azione e il ruolo del sottoscritto".


Il 14 gennaio 1998 (attenzione alle date!) parla di fronte alla Commissione Affari Sociali di Montecitorio, presenti esponenti della Commissione Oncologica e numerosi giornalisti. Esiste ancora registrazione audio del suo discorso, e verbale ufficiale relativo. Prima di entrare nel vivo delle affermazioni concernenti quanto ci interessa, può essere interessante leggere il suo commento alla riunione:

"Ho esordito dicendo che la mia proposta non equivaleva alla vendita di acqua di Lourdes. E qualcuno che aveva fatto un'insinuazione del genere ha capito che mi rivolgevo a lui. Poi sono passato ad illustrare le basi scientifiche del mio metodo. Non so, francamente, fino a che punto io sia riuscito a farmi capire, ma ho cercato di dire le cose più comprensibili nel modo più comprensibile. Mi pare di aver visto diventare seri e interessati alla successiva esposizione molti visi dai quali traspariva all'inizio una certa irrisione. Ho visto anche alcune persone aggrottare la fronte verso la fine, per la difficoltà di afferrare alcuni principi che stavo esponendo. Non credo che tra persone serie e dotate di cultura notevole si usi trascendere e quindi nemmeno in quell'udienza si è mai trasceso. Dirò di più. Ho incontrato oncologi che da un punto di vista della dottrina sono esattamente il mio opposto. Ma abbiamo parlato a lungo anche di cose che non erano esclusivamente pertinenti alla parte scientifica del discorso. Se si è in buona fede e si è educati, la possibilità di intendersi c'è sempre" (Bruno Vespa, "Luigi Di Bella: si può guarire?", ed. Mondadori, 1998, pag. 109-110).


Nel corso dell'esposizione lo scienziato tocca punti fondamentali concernenti la sua terapia. In particolare tiene a precisare:

  • - Il MDB, essendo una terapia biologica, richiede mediamente tempi medi/medio-lunghi per raggiungere risultati rilevabili.
  • - Il risultato è condizionato dalla stadiazione dei pazienti, dall'essere questi pretrattati, dalle loro condizioni generali.

Si legge a questo proposito a pag. 14 del verbale: "Il prof. Di Bella...esprime serie perplessità nei confronti della chemioterapia, ritenendola alla base di numerosi insuccessi terapeutici....a suo parere la non responsività al proprio protocollo dipende dai trattamenti terapeutici precedentemente messi in atto e dalle condizioni generali dei pazienti spesso mal curati, ribadendo ancora una volta l'effetto deleterio della chemioterapia".


A questo punto è chiaro a qualsiasi persona capace di intendere e volere cosa la terapia presuppone. Meglio rimarcare il concetto, attenendoci alla fonte citata. La terapia comporta, ripetiamo:


tempi lunghi di cura ininterrotta e di osservazione -  su pazienti in stadio non avanzato - non pretrattati.


Vedremo che si farà esattamente il contrario: interruzione di terapia nell'86% dei casi, pazienti moribondi o terminali e nell'81% dei casi pretrattati (i non pretrattati, come emergerà nella 2a parte della discussione, erano malati prossimi, letteralmente, all'estrema unzione). E non basta, come vedremo.

Giova sapere, agli effetti del pre-trattamento, che era stata espressa analoga valutazione da fonte avversa in tema di impiego della somatostatina: "...gli studi fin qui pubblicati sono stati condotti pressoché esclusivamente in pazienti con malattia avanzata e pretrattata con altri farmaci, condizioni quasi sempre associate a selezioni e mutazioni che possono alterare il profilo recettoriale della cellula neoplastica" (Ministero della Sanità - Dipartimento per la valutazione dei medicinali e la farmacovigilanza - Bollettino d'informazione sui farmaci, anno IV, ottobre 1997, n. 1, pag. 10).

 


IL MISTERO DEI PROTOCOLLI FIRMATI NON-SI-SA-DOVE/NON-SI-SA-QUANDO.


§1. Le premesse. Già: quando e dove furono firmati i protocolli con assurdi criteri di reclutamento, tempi e criteri di valutazione, che non potevano essere più divergenti dalle avvertenze pubblicamente precisate dall'ideatore della terapia? Al di là di nostre opinioni, che potrebbero basarsi su ipotesi e non su elementi obiettivi (anche se non è questo il nostro "stile"), atteniamoci ai fatti, oltre che alla logica. Insomma, ad una logica suffragata da fatti.

Caro lettore, favorevole o scettico che tu sia, ti preghiamo di seguirci con attenzione, assicurandoti che non una affermazione - una sola - sarà gratuita o indimostrata. Ti ricordiamo che se rendiamo pubblico questo scritto lo facciamo sicuri di poter confutare, in qualsiasi sede, qualsivoglia argomentazione contraria.


Cominciamo col dire che due sole furono le ragioni per le quali, pur conoscendo i suoi polli, il Prof. Di Bella accettò di interloquire con l'ufficialità sanitaria: l'amore per gli ammalati ed il rispetto per l'autorità dello Stato. Il primo gli veniva dal cuore; il secondo dalla sua educazione e formazione. Per quanto riguardava gli ammalati, sperava potesse instaurarsi un clima meno ostile e fazioso nei loro confronti. Nei rapporti con le istituzioni, ritenne di non potersi esimere dal dare fiducia alla titolare del dicastero, che si era prodotta in plurime ed insistite rassicurazioni e fatta garante della serietà e correttezza dell'indagine. Questa dichiarò infatti, in una lettera del  25 febbraio '98:

"....tra noi è stato stretto un patto. Il patto, lo ricorderà, era il seguente: io mi impegnavo a vincere i pregiudizi che hanno accompagnato in questi anni il suo lavoro e a garantire che questo lavoro fosse messo a disposizione della comunità scientifica nazionale. Lei, professore, accettava di sottoporre il suo metodo alla sperimentazione scientifica, perché, in questo modo potesse diventare patrimonio per tutti i malati di tumori".


Peccato che tale missiva giungesse, ad un mese di distanza dai pretesi accordi e dalle categoriche rassicurazioni, per cercare di ammorbidire le proteste dello scienziato in occasione dell'emanazione di un decreto (Decreto Legge 17 febbraio 1998, n. 23, "Disciplina speciale della sperimentazione clinica del MDB") che tentava di imporre un assurdo giro di vite.

Lo scellerato provvedimento contemplava la schedatura di medici e farmacisti e, insieme a questi, anche dei pazienti. Infatti il prescrittore avrebbe potuto essere sottoposto a provvedimenti disciplinari dell'ordine professionale, mentre per le ricette contenenti prescrizione di somatostatina e/o octreotide sarebbe scattato l'obbligo di citazione nominativa del paziente e di trasmissione quindicinale al Ministero della Sanità. Tanto ansimare per la somatostatina, sostanza fisiologica e atossica, e ordinaria normativa per gli allucinogeni? Singolare scrupolo. In realtà si trattava di una riedizione, nello spirito e nel rabbioso autoritarismo, del bieco D.L. del '96, con il quale si era tentato di proibire prescrizione e commercializzazione della Melatonina, comminando perfino l'arresto fino a sei mesi del medico inadempiente, nonostante la sostanza fosse liberamente acquistabile senza ricetta anche nei drugstore degli States, data la sua comprovata totale innocuità. Il provvedimento - D.L. 161/96 - decadde, ma fu reiterato con il D.L. 291/96, successivamente lasciato decadere per palese incostituzionalità dopo il parere in tal senso della relativa commissione parlamentare.


Come prova di "garanzia" ed "impegno a vincere i preconcetti" diremmo che non c'è male. Lo scienziato risponde senza giri di parole:

"....Accettare il Decreto non equivale a tollerare un odioso, intollerabile bavaglio?...la Commissione Unica del Farmaco, così com'è formata, con la presenza di nemici dichiarati del sottoscritto, quale affidamento di serietà ed obiettività dà?...Questa è la smentita dei miei quarant'anni di lavoro da parte di chi non ha l'autorità, la competenza e la serenità necessarie per emanare provvedimenti della portata dei Decreti Legge....come si può accettare l'affermazione dell'art. 3, che ribadisce il divieto di utilizzare diversamente da quanto stabilito (da chi?) i farmaci, quando l'affermazione è fatta da componenti che non hanno mai tastato il polso di un malato? Lei sa perfettamente, signor Ministro, che tale comma impedisce di fatto l'applicazione del MDB a tutti i pazienti che non siano, ‘sulla base di elementi obiettivi', riconosciuti terminali. L'art. 4 ribadisce che in nessun caso il ricorso del medico costituisce il diritto del paziente; cioè il giudizio del medico non ha valore alcuno. Lo stesso articolo dichiara che la ricetta dev'esser trattenuta dal farmacista, con la schedatura del paziente, e che la violazione del farmacista e del medico è un illecito disciplinare perseguibile. On.le Ministro, malgrado il rispetto e la stima per Lei, il Decreto Legge emanato, a modesto parere del sottoscritto, impedisce l'esercizio dei principi fondamentali, elementari ed irrinunciabili della professione medica. Per tale precipuo motivo sono dolente ribadire che come medico non posso accettarli. Tanto più che tutti hanno chiaramente intravisto lo scopo ultimo dei provvedimenti, appoggiato dal clima di minacce, dalla rarefazione sul mercato dei farmaci alle intimidazioni. Tutti conoscono la competenza, la moralità, le mire degli ispiratori dei provvedimenti, per cui, accettando supinamente i decreti, vedrei decadere la intangibile nobiltà della vera missione del medico... Luigi Di Bella".


Inutile spremersi le meningi alla ricerca degli "ispiratori" del decreto: erano gli stessi di quello di due anni prima, dei quali "...tutti conoscono la competenza, la moralità, le mire...".


Anche i pazienti non prendono bene il tentativo, organizzando affollate manifestazioni di piazza con oltre cinquantamila presenze al grido di "vergogna, buffoni!", che a stento i rappresentanti delle associazioni riescono a moderare. Il decreto, rimaneggiato, viene convertito in legge il 4 aprile successivo, ma la Corte Costituzionale lo dichiarerà illegittimo il mese successivo, in quanto non prevede la corresponsione gratuita dei farmaci per malati senza le necessarie disponibilità economiche. Una bella figura, non c'è che dire: specie in tema di obiettività e carità cristiana. Di fronte a certi sedicenti "cattolici" verrebbe la voglia di abbracciare l'Islam.


L'unico parziale frutto del sacrificio del Prof. Di Bella sarà la diminuzione del prezzo della somatostatina (se si riesce a trovare, data l'improvvisa e misteriosa irreperibilità nelle farmacie), che passerà dalle 516.700 lire al giorno ad appena...338.000 (3 mg.), anche se il prezzo "politico" legiferato sarebbe di 69.000 lire. Peccato che il costo industriale finito sia di appena 3.500 lire.
Altra stranezza, oltre alla difficile reperibilità di altri farmaci, è la scomparsa delle specialità più rinomate di somatostatina (a parte il loro netto degrado qualitativo, osservato da tutti i medici prescrittori), in contrasto con la prevalente disponibilità di somatostatina di origine cinese o greca, poco più attiva dell'acqua distillata, ma in compenso specializzata nel provocare coliche addominali. Ma forse questi sono rilievi complottistici.....


§2. I protocolli abusivi.

Ma passiamo ora al vero busillis, che costituisce l'aspetto più sconvolgente della vicenda e che ha a che fare con la faccenda della garanzia di serietà promessa.

Il 28 aprile 1998, quando è già avvenuto l'arruolamento dei pazienti ed è iniziata la sperimentazione, tutti i quotidiani escono con titoli scioccanti del tipo: "Un falso per Di Bella", "Falsificate le forme sui protocolli", "Sperimentazione farsa". Cos'era successo? Lo spieghiamo subito.

Una domenica di quindici giorni prima arrivano sornioni allo studio del Prof. Luigi Di Bella, sito in Modena via Marianini civico 45, due ispettori inviati dal magistrato Raffaele Guariniello, di Torino. Cosa vengono a fare? A mostrare all'anziano professore il testo dei protocolli. Un po' sono loro a leggerglieli, un po' è lui a cercare di farlo, dato che spesso avverte un drammatico calo di vista, comparso, insieme ad un parziale deficit uditivo, dopo che esattamente due anni prima qualche buontempone....lo ha colpito con un sacco di sabbia in testa.
Quella mattina Luigi Di Bella trasale alla lettura, perché nulla di quanto i protocolli riportano corrisponde al suo pensiero o ad eventuali intese: né per le caratteristiche degli arruolati, né per i protocolli adottati, né per la durata di somministrazione della terapia, né per le cause di esclusione, né per i tempi ed i criteri di valutazione. 


Una prima cosa sorprendente è costituita dal luogo e dalla data della pretesa firma: Siena, 23 gennaio 1998. Siena? "Ma non vado a Siena da anni" osserva lo scienziato. E la firma, è la sua, chiedono gli ispettori? Sì, la firma non sembra imitata. E allora? L'unica spiegazione potrebbe essere una riproduzione, una fotocopia, suppone: ma non è così. I due funzionari notano che le firme nei diversi fogli hanno una caratteristica inconfondibile: sono apposte alla stessa distanza dal margine inferiore e con la stessa inclinazione, come succede quando occorre firmare voluminose pratiche ed i fogli vengono sfalsati uno sull'altro per rendere più agevole e rapida la cosa. Al momento non è chiaro quando tutto questo sia avvenuto. Sveleremo più avanti il mistero.


Il clima intanto diventa infuocato. Lo scienziato dichiara alla stampa: "....sono quasi sicuro che sarà un imbroglio; ma non mi interessa niente", e, a proposito degli sperimentatori "sono rigorosamente contro il sottoscritto e non hanno volutamente capito nulla del mio metodo. Io continuo per la mia strada, che vedo confermata giorno per giorno su centinaia di pazienti. Nell'attuazione della sperimentazione non è stato osservato quello che io avevo dichiarato sarebbe stato necessario". Precisa che nei protocolli mancano alcuni componenti fondamentali, quali la vit. D3 e la ciclofosfamide, che in un protocollo compare un farmaco da lui mai adottato, il Tamoxifene - "...non mi sono mai sognato di darlo, in quanto potenzialmente cancerogeno sul collo dell'utero delle donne" - ed eccepisce che gli arruolati sono stati pesantemente pretrattati con chemio e radio.


E' bene notare che la prova è iniziata da poco più di un mese e che, in un paese e in un tempo normali, una contestazione tanto decisa e circostanziata dovrebbe portare a fermare tutto. Come non bastasse, arrivano indiscrezioni su avvisi di garanzia che starebbero per essere firmati nei confronti dei responsabili della sperimentazione. Questi ultimi cercano di avviare una trattativa con lo scienziato, sempre più schifato, che trova puntuale conferma del suo scetticismo iniziale: prima il decreto, poi l'irreperibilità dei farmaci e l'inattività improvvisa delle specialità di somatostatina, ora i protocolli taroccati....è davvero troppo. Per giunta in quei giorni arriva trafelato da Bergamo il dr. Giancarlo Minuscoli, il più esperto e stimato medico (insieme a Giuseppe Di Bella) che prescrive la terapia dagli anni settanta: "professore" esplode appena messo piede nello studio "l'octreotide non mi risponde più come prima" sbotta. Ed il Prof. Di Bella: "l'ho notato anch'io. Devono avere cambiato questo legame", e spiega al medico di cosa si tratti.


Ma torniamo alla faccenda della firma. Questa è del Prof. Di Bella, non ci sono dubbi. Come non c'è dubbio che questi non si è mai sognato di approvare uno scempio simile: sarebbe autolesionismo bello e buono. Che senso avrebbe dire una cosa ed accettare l'opposto, dandosi in pasto agli avversari di sempre?

Come sono andate realmente le cose? E' capitato a chi vi scrive di scoprirlo, dopo anni, quando lo scienziato riposava da tempo nella sua tomba fra i monti di Fanano. Nessuno di coloro che, per professione, ebbero tra le mani le carte alle quali accenneremo, se ne accorse. Nonostante fosse una anomalia macroscopica, grande come una casa, come si suol dire. Ma atteniamoci ai fatti, come detto in premessa. Tutti i particolari della sconcertante vicenda sono già stati rivelati nella biografia ("Il Poeta della scienza").


§3. Cronistoria di un maldestro gioco di prestigio.


Parlando con i giornalisti, il Prof. Di Bella aveva ribadito di non avere mai approvato quanto fissato nei protocolli, ed i giornalisti gli avevano naturalmente chiesto chi era responsabile di tale inganno. Questa la risposta:
 
"Volete che lo dica io? Voi giornalisti lo sapete meglio di me". Ribadisce poi: "Io ho firmato solo due documenti: quello che ho dato al direttore generale dell'Istituto chimico militare di Firenze e quello che ho dato alla commissione per dire come avrebbero dovuto essere propinati i farmaci. Sono relativi, ripeto, uno alla preparazione dei farmaci galenici, l'altro alla somministrazione e alla successione nella sperimentazione" .


Cominciamo proprio da qui. Abbiamo riferito di quanto lo scienziato ebbe a dire il 14 gennaio a Roma. Al momento di congedarsi si conviene di trovarsi a breve per definire come procedere con la prova sperimentale. Il giorno deciso è il 22 gennaio, a Bologna, presso la sede della Regione Emilia Romagna. Così avviene. Si parla molto, di tante cose - diremmo quasi del più e del meno - ma si conclude poco. Fra l'altro uno dei due segretari incaricati di redigere i verbali dell'incontro arriva alle 13 e la riunione si conclude dopo qualche altra ora. Cosa succede in quest'occasione? Ce lo dicono inequivocabilmente alcune dichiarazioni giurate, rese in occasione di un procedimento giudiziario: a questo si riferiscono le "carte" alle quali prima si accennava e che, pur contenendo cose esplosive, pur avendole sotto al naso, nessuno degli autorevoli legali incaricati nota.

Si tratta di una querela fatta dal Prof. Conte - segretario verbalizzante insieme al Prof. Cognetti, nonché membro della commissione oncologica - nei confronti del Prof. Di Bella, reo di avere dichiarato nel corso di un'intervista relativa all'arcano delle firme, che all'incontro di Bologna era presente anche l'oncologo in qualità di segretario verbalizzante. Se idealmente ci guardate basiti cercando capire dove stesse l'offesa alla reputazione altrui, vi rispondiamo di...non basirvi, perché in questa vicenda tutto è stato a testa in giù e piedi all'aria e nulla deve stupire. Nemmeno che una magistrata fresca di nomina disponga il rinvio a giudizio e poi condanni in primo grado un uomo, quasi novantenne, che era stato cento volte insultato e mai aveva risposto offendendo qualcuno. Fu causa di grande amarezza quella condanna assurda, illegittima e immorale.
Certo, in sede di appello la sentenza di primo grado sarebbe stata sicuramente ribaltata, per palese e totale mancanza di offesa obiettiva e intenzione di offendere: ma l'invito a presentarsi alla prima udienza del giudizio di secondo grado giunse quando il Prof. Di Bella era ormai privo di coscienza, dopo essere stato tormentato fino all'ultimo dei suoi giorni dalla pena per l'ultima offesa e ingiustizia subìta. Qualcuno, ne può star sicuro, a tempo debito renderà conto e ragione della turpitudine a noi ed alla pubblica opinione.


Proseguiamo. Cosa dice la marziana sentenza (Tribunale di Pisa - sezione penale - Sent. N. 509/01 del 28 giugno 2001)? Il Prof. Conte, interrogato sullo svolgimento dell'incontro, dichiara che: "...per ragioni di tempo non si procedette alla immediata stesura ‘in bella' della minuta degli accordi raggiunti nella riunione, attività che fu invece compiuta il giorno seguente, 23 gennaio, sulla base dei ‘brogliacci', da entrambi i segretari verbalizzanti (lo stesso Prof. Conte ed il Prof. Cognetti), a Siena, ove gli stessi si trovavano per l'espletamento di un concorso pubblico ospedaliero..... La minuta..redatta e firmata dai segretari - che riporta fedelmente il contenuto dell'incontro di Bologna del 22 gennaio (come comprovano anche gli originali dei brogliacci di cui il Prof. F. Cognetti è in possesso) - fu trasmessa per fax al Prof. Veronesi".


Avete capito bene. Il 22 gennaio 1998, a Bologna, in un incontro che doveva stabilire le modalità di effettuazione della sperimentazione e decidere della vita di 386 ammalati, non "c'è tempo di stendere in bella la minuta". Non esistendo un pezzo di carta da firmare, ovviamente il Prof. Luigi Di Bella non poteva firmare l'aria. Abbiamo qualche dubbio? E allora leggiamo più avanti che il Prof. Conte precisa: "...di aver successivamente appreso che la minuta era stata sottoscritta dal  Di Bella in occasione di una riunione al Ministero della Sanità". Ecco la prova conclusiva o, meglio, l'ultima riprova: l'atto relativo alla sperimentazione NON fu firmato dal Prof. Di Bella né il 23 gennaio, né a Siena. Perché quando c'era l'atto non c'era il Prof. Di Bella, e quando c'era il Prof. Di Bella non c'era l'atto!


Vogliamo una ulteriore prova del nove? Leggiamo - strabuzzando gli occhi - quanto dichiara la magistrata...: "l'imputato (sic) tacque che la minuta era stata da lui sottoscritta a Roma, nel periodo intercorso fra il 23 gennaio (data della compilazione a Siena) e la data del 17/2/98, nella quale fu pubblicato il decreto con cui il governo dava attuazione alla sperimentazione del trattamento Di Bella".


Caspita che precisione....! Dopo il 23 gennaio e prima del 17 febbraio: una esattezza da cronometro svizzero! Bisogna pure tutelare la validità del decreto, no....? E allora un magistrato fa una dichiarazione incredibile: senza sapere né dove, né quando, né come sia avvenuta la firma di un atto così importante, dichiara, sulla base di non si sa che cosa (il verbalizzante aveva semplicemente dichiarato "di aver successivamente appreso che la minuta era stata sottoscritta dal  Di Bella in occasione di una riunione al Ministero della Sanità"....), che sì...è stato firmato dopo il 23 gennaio ma prima del 17 febbraio! Ma ci rendiamo conto? Cos'è questo, un "toto-firma"? Ognuno di voi sa che quando si fa un rogito notarile, fosse pure per un garage, una soffitta od una cantina, il Notaio pretende la presenza dei firmatari, tanto che dichiara con la formula di rito: "addì giorno x del mese di y dell'anno....., davanti a me dr.  Vattelappesca, notaio in ...., presso il mio studio sito in...via....." eccetera. L'unica eccezione alla non contestuale presenza del legittimato, è la contestuale presenza...di una delega notarile data dallo stesso ad un terzo! Qui non c'è proprio nulla del genere, e non si tratta di vendere dieci o cento metri quadrati, ma di decidere della vita di centinaia di pazienti e, in futuro, di miliardi di esseri umani!


L'unica cosa che si sa è che c'erano dei...brogliacci con appunti presi durante la riunione..! Vi raccomandiamo quindi: se volete comprare o vendere una casa, non spendete soldi inutili per il notaio: basta che scribacchiate su un...brogliaccio..le intese con l'acquirente od il venditore (senza, bisogno, che diamine, di provare che sono fedeli al concordato), la cifra che volete ricavare dalla vendita o spendere per l'acquisto. Non interessa che la controparte sia d'accordo o no, che si tratti di vendere/acquistare una baracca di legno o il grattacielo Pirelli, di incassare/spendere cinquemila euro o di cinquanta milioni di euro: tanto, c'è il brogliaccio!


E' evidente che la responsabilità maggiore è di chi, su una base simile, ha dato il via ad una prova non solo non concordata, ma palesemente all'opposto delle intenzioni della controparte. Come mai tanta "prescia"? Non bastava fare avere allo scienziato il testo compilato a Siena ed incaricare il Prefetto di Modena di raccoglierne la firma? Chi aveva il fucile puntato per concludere subito, e non il giorno dopo? Viene il sospetto che si volesse rifilare una fregatura, e che non sembrasse vero - dopo i patemi passati - di esservi riusciti.....


Già, c'erano diverse cose che non quadravano: quel verbale del 14 febbraio contrasta in modo inequivocabile con la faccenda dei pazienti responsivi solo se in stato non avanzato, solo se non pretrattati, solo se la cura durava parecchi mesi, solo se la valutazione era fatta a distanza di parecchio tempo. Se ne aggiunse un'altra, talmente pesante da evocare la spada di Brenno sulla bilancia.


E allora torniamo un poco di righe indietro:

"Io ho firmato solo due documenti: quello che ho dato direttore   generale dell'Istituto chimico militare di Firenze  e quello che ho dato alla commissione per dire come avrebbero dovuto essere propinati i farmaci". Notiamo bene: il Prof. Di Bella scrive "..ho dato...". Dove e quando professore? Questo lo sappiamo: il 31 gennaio 1998. Luigi Di Bella va, per l'ultima volta, al Ministero della Sanità, come convenuto. Occorre stabilire come vanno preparati i galenici: la Soluzione di retinoidi e la Melatonina coniugata. Avrebbe potuto brevettarseli da tempo, in quanto combinazione di sostanze, non sostanze singole. Non lo fece. Perché era un galantuomo. Perché si chiamava Luigi Di Bella. Lasciamo stare che gli "esperti" incaricati abbiano voluto produrre una Soluzione di retinoidi "corretta" all'acetone. Le norme di preparazione sono chiare e inequivoche.
Il guaio arriva quando lo scienziato consegna uno schema-guida di prescrizione minuzioso, che non si concilia in nulla con gli anoressici protocolli dei brogliacci: ecco a cosa si riferisce quando dice "ho firmato solo due documenti..ecc.". Il primo riguarda la preparazione dei galenici, il secondo il suo schema-prescrittivo-attuativo autografo: entrambi in data 31 gennaio 1998. Come si suol dire, qui non ci piove.

Figurano infatti dieci farmaci, rimedi per sovvenire ad eventuali sintomi avversi, la raccomandazione di gradualizzare i dosaggi di somatostatina od octreotide, l'indicazione della siringa temporizzata. E, quel che più conta, si tratta di due fogli totalmente autografi, firmati, ed inseriti nella documentazione ufficiale: sicuramente per distrazione, e forse per vincere una sua ultima profetica esitazione. Da un lato quattro farmaci (spesso ridotti a tre), su un atto ufficiale nullo, in quanto compilato in una città e in una data nelle quali non era presente il prof. Di Bella; dall'altra due fogli autografi, datati e provatamente compilati a Roma il 31 gennaio 1998 (per giunta data successiva alla presunta ufficiale). E c'è anche di più: stranamente, lo schema dei protocolli "ufficiali" è monca rispetto alla sua prassi prescrittiva, come risulta da prescrizioni che erano state richiamate in pronunce precedenti delle commissioni ministeriali e da migliaia di ricette in mano ai pazienti; i due fogli autografi combaciano invece perfettamente con queste. Se non si trattasse di una cosa tanto seria e drammatica, diremmo che sarebbe ridicola: due schemi prescrittivi, totalmente diversi, per la stessa sperimentazione, avviata dal governo di una nazione per verificare l'efficacia di una cura sulla malattia che uccide più di quindici milioni di uomini ogni anno. Nessuno nota l'assurdità? Nessuno solleva la questione? Nessuno chiede spiegazione della stranezza? Nossignore. Va tutto bene così.


Non occorre un giurista di fama per dichiarare che, specie in un atto amministrativo di tale rilievo che  vede lo Stato parte in causa, la forma deve essere una "forma solenne" con inderogabili e precise formalità. Qua invece abbiamo dei brogliacci e un atto autografo con data successiva, che smentisce completamente un precedente documento, il quale a sua volta è provatamente falso nella datazione e nella località della pretesa firma e nemmeno sanabile, data la forma ad substantiam. Vi risulta che, per un rogito, il notaio vi dica, in caso di vostro impedimento: "non si preoccupi, appena ha un attimo passi da me che la faccio firmare!". Un notaio simile sarebbe radiato in un fiat. Qui per giunta - ulteriore chicca - non abbiamo nemmeno la sanatoria, che comunque non avrebbe potuto sanare nulla. Sarebbe stato necessario redigere un nuovo atto, leggerlo e ottenere la firma contestuale delle parti in causa. Qui nulla di tutto questo, con, per di più, un "terzo incomodo" autografo che smentisce l'atto-copia-brogliaccio. Crediamo sia lecito parlare, nel complesso, più di imbrogliacci che di brogliacci.


All'impaziente lettore che scorrendo le righe ha finora mormorato "dai, taglia corto! Allora, dov'è che sono riusciti a farlo firmare?" risponderemo: si sa il peccato, ma non il peccatore (o la peccatrice); si sa il peccato e pure luogo e data del peccato, ma il peccatore (o la peccatrice) no. Sconfineremmo nelle ipotesi, mentre abbiamo premesso che ci saremmo attenuti ai fatti provati.
 
A questo punto, impaziente lettore, mettici del tuo e fai delle ipotesi. Però ricordati della faccenda degli ispettori di Guariniello: la firma alla stessa distanza dal margine del foglio, con la stessa inclinazione....ricordi? Ti diamo un aiuto, coraggio. Allora: dopo il 22 gennaio il prof. Di Bella non va a Roma né alcuno da Roma va da lui. L'unica eccezione è il 31 gennaio. Siccome dopo il 31 e prima del 17 febbraio - data di emanazione del decreto - non si muove da Modena, cosa arguisci? Puoi arguire una cosa sola: che "qualcuno", per giunta a conoscenza che l'anziano scienziato ha problemi di vista, mette in mezzo alle pagine relative alle norme di preparazione dei farmaci i fogli dei protocolli: sì, quelli di Siena. Azione che aggiunge all'infamia della disonestà quella della viltà.

Chi è stato? "Cu fu"? si dice in Sicilia. E allora, attenendoci ad usi e costumi di quella terra meravigliosa, che diede i natali a Cielo d'Alcamo, Antonello da Messina, Domenico Scarlatti, Vincenzo Bellini, Verga, Pirandello, Tomasi di Lampedusa, Luigi Di Bella; che originò la coraggiosa rivolta dei Vespri in un'Italia succube degli stranieri; accorse coi suoi volontari alle fucilate della battaglia di Calatafimi ed un cui figlio, con nobile gesto, la riscattò da ogni macchia dando un calcio nel sedere all'allora ministro degli Interni Oscar L. Scalfaro ai funerali di Borsellino...ebbene, attenendoci all'idioma autoctono, così concluderemo:  "nenti sacciu e nenti dicu!".


In un Paese nel quale sono sparite le borse, piene di documenti riservatissimi, del Gen. Dalla Chiesa e di Paolo Borsellino (salvo riapparire vuote dopo anni, senza che nessuno sia stato chiamato a risponderne) ci meravigliamo ancora?

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24/05/2013 23:28
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Commenti
Ho letto le notizie sulla sperimentazione nel vostro forum e non mi sorprende che le cose siano andate nel modo descritto, visto che purtroppo al mondo, vi sono molte persone disoneste, considerando anche i poteri forti, che governano il mondo in modo trasversale. Forse in qualche modo la cura DI Bella dava fastidio e itaccava i guadagni ricavati dalla chemioterapia.
Se posso permettermi vorei darvi un consiglio, per dare più enfasi al vostro blog sarebbe opportuno creare una pagina su facebook che è il modo più rapido per avere più lettori contemporaneamente.
Distinti Saluti
Loris Cuciz

*****


Il Mdb è verità e quindi l'incastellatura di mistificazioni (non solo di ordine scientifico, ma comprendenti anche tale aspetto) rischierebbe di crollare con un'affermazione di questa concezione non solo terapeutica, ma dell'intera medicina.

Circa Facebook, è stato creato un gruppo molto attivo e con oltre 11.000 iscritti (
https://www.facebook.com/groups/metododibellaitalia/).

Un cordiale saluto

STAFF D.B.I.

postato da: loris c - () in data: 24/05/2013 23:28





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